Diplomati magistrale, Bussetti: fuori dalle GaE, non ci sarà terza graduatoria ma maestre indispensabili per avvio anno scolastico

di redazione
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Ancora un altro tassello a quella che è una soluzione centellinata giorno dopo giorno per le maestre coinvolte dalla sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017 che le estromette dalle Graduatorie ad esaurimento e le rispedisce nella II fascia delle graduatorie di istituto.

Bussetti, al lavoro per soluzione che garantisce qualità didattica

Il Ministro Bussetti in questi ultimi non ha mancato di rassicurare le maestre, affermando di essere al lavoro per una soluzione che oltre a garantire la qualità della didattica contempererà le aspettative delle parti in campo. Finora il riferimento è sempre stato alla contrapposizione tra maestre diplomate e laureate in Scienze della formazione primaria, nessun accenno ai precari storici delle Graduatorie ad esaurimento o ai vincitori/idonei del concorso a cattedra 2016, che pure fanno parte del grande quadro e che vanno sicuramente tenuti in considerazione per una soluzione che possa dirsi veramente equa.

La sentenza del Consiglio di Stato sarà rispettata

Questo è uno dei punti fermi sul quale il Ministro insiste: l’estromissione dalle Graduatorie ad esaurimento, che a breve (le prime sentenze saranno a luglio) sarà decretata dai Tribunali non può essere fermata, ma può essere ridimensionata attraverso un decreto ad hoc.

No a terza graduatoria

Il tassello che il Ministro aggiunge oggi è quello di smentire la creazione di una terza graduatoria, in cui includere maestre e laureate.

Probabilmente può essere data per acclarata l’ipotesi di mantenimento degli insegnanti interessati dalle sentenze sugli stessi posti (sia per il ruolo che per le supplenze, questo è da vedere), altrimenti non si spiega cosa vuol dire il Ministro quando rassicura le maestre dicendo che loro fanno parte del corretto avvio dell’anno scolastico.

Il concorso? questo è il tassello ancora mancante. Come organizzarlo, fare o no una selezione, è una decisione che deve passare dal Parlamento attraverso un dibattito, stabilire tempi certi (settembre 2019) per le assunzioni, sono ancora domande senza risposta.

L’ipotesi di mantenere i diplomati nei posti già occupati quest’anno non trova però il riscontro favorevole da parte dei laureati.

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