Diplomata magistrale, prima nelle GaE. Con il concorso straordinario mai in ruolo

di Elisabetta Tonni
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Ha provato una pugnalata alla schiena nel leggere l’emendamento al Decreto Dignità con cui si vorrebbe risolvere la questione dei diplomati magistrali interessati dalla sentenza del Consiglio di Stato.

Imma Scigliano, 42 anni, è una di queste maestre. A lei poco importa che il concorso sia selettivo o meno. Era in testa alle GaE e ora vede nero il suo futuro. E’ nata a Messina dove ha vissuto fino a quando, per poter insegnare ai bambini delle elementari, si è trasferita a Lecco. A Messina si è anche laureata in Filosofia con 108. Dopo il diploma magistrale conseguito nel ’94 e l’anno integrativo per potersi iscriversi all’Università, regolarmente terminata, decide che il mestiere della sua vita è quello della docente nelle scuole elementari

Imma, perché una pugnalata alla spalle? Quell’emendamento serve a risolvere la situazione

Ma non risolve proprio niente. Io ho ottenuto il ruolo dopo quindici anni di precariato, di cui 13 a Lecco. Poi quando ho fatto ricorso per entrare in Gae, rivendicando un diritto riconosciuto dalla Corte di Giustizia europea, mi sono trasferita a Grosseto dove vivono alcuni miei fratelli. E’ stato l’unico modo per avvicinarmi a una parte della mia famiglia di origine.

E insegna lì?

Macché. Sto in provincia di Grosseto, a Massa Marittima, e la scuola si trova a Boccheggiano, una frazione di Montieri, paesino di montagna di 311 abitanti a diciotto chilometri dalla casa in cui vivo in affitto. Ho dovuto comperarmi un’automobile per raggiungere la scuola e la sto pagando a rate. Ora che perderò il posto di lavoro a tempo indeterminato, come farò a sostenere tutte queste spese? Senza considerare che ho dovuto rinunciare ormai all’idea di mettere su famiglia.

Quindi lei fa parte delle maestre che vedranno sciogliere negativamente la riserva dell’anno di prova, poi al 30 giugno 2019 si vedrà?

Qui da vedere c’è solo il precariato a vita. Io non diventerò mai di ruolo. La stessa situazioni riguarda altri colleghi, molti dei quali con un mutuo da pagare.

Perché è così pessimista sul suo ruolo?

Perché? Ma si rende conto che le graduatorie sono strapiene?

Al Nord ci sono i posti. La Toscana non è proprio Nord… A proposito come è messo il centro Italia?

A Grosseto non si registra la stessa abbondanza di cattedre della Lombardia o nelle regioni vicine. Nell’istituto comprensivo dove ho lavorato quest’anno ci sono per la primaria 6 pensionamenti e tre mobilità. Quindi in un colpo solo si liberano 9 cattedre.

E a chi andranno? 

Brava. E’ questo il punto: non si sa se verranno assegnate con le immissioni in ruolo. I dati dell’ufficio provinciale di Grosseto prevedono 25 immissioni in ruolo. Certo, parliamo di tutta la provincia e i dati saranno aggiornati a breve.

E il concorso annunciato non serve a nulla?

No! Non serve a nulla.

Ma perché?

Nonostante mi senta offesa nella dignità per il licenziamento, non è la condizione transitoria che mi ferisce o mi blocca. Però essere messa in coda a una graduatoria di merito regionale, per noi della scuola primaria, significa non vedere mai la luce. Sono graduatorie che non verranno mai smaltite. L’idea del transitorio, mi va pure bene, ma se si considera il numero infinito di docenti in questa graduatoria, io il ruolo non lo otterrò mai! In Gae sono la prima, ma se finisco nelle graduatorie di merito che posto andrò a occupare? In Toscana nelle graduatorie di merito ci sono più di 600 persone e noi diplomati magistrali finiremo in coda.

E il fatto che il concorso non sia selettivo non cambia molto?

No che non cambia. Nelle graduatorie di merito per la mia classe di concorso ci sono moltissimi docenti. Se poi danno la possibilità di scegliere la regione, chissà quanti docenti dal Sud arriveranno!

Ma allora quale dovrebbe essere la soluzione?

Molte persone sono entrate perché avevano preso il diploma, lo avevano messo nel cassetto per anni, poi con il ricorso lo hanno rispolverato e magari si sono ritrovati in cattedra senza aver mai insegnato. Abbiamo protestato a gran voce: chi vive la scuola ogni giorno si ribella a veder entrare in aula un docente per la prima volta direttamente da titolare. Andava messo un paletto: magari andavano considerati, tre, cinque anni di precariato. C’è gente che ne conta addirittura venti o quindici come nel mio caso. Non si può generalizzare in questo modo. Tanti dei 7 mila docenti licenziati erano stati assunti perché avevano un servizio lungo alle spalle. Non possono essere eliminati così.

Ovviamente l’idea di rientrare a Messina è del tutto peregrina…

A maggio avevo tentato, ma lo Stretto di mare non si passa! Forse, solo a nuoto.

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