Diplomata magistrale: assunta con riserva e depennata da GaE a pieno titolo. Ora perderò ruolo. Lettera

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Inviato da Rosaria Maria Cangemi – Sono Rosaria, docente siciliana di 36 anni inseritasi nel mondo del lavoro dal 2006 in Lombardia.

Scrivo per raccontare la mia storia, quella di diplomata magistrale ante 2001/2002.

Nel 2000 ho conseguito il diploma di Liceo socio psico pedagogico. Iscrittami alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo nel settembre del 2000, ho continuato a studiare parallelamente al percorso universitario, superando il concorso di Personale Educativo PPPP bandito nel 2001 conseguendone l’idoneità.

Nel 2004 ho conseguito un successivo titolo, quello di diploma di scienze sociali. Nel 2006 ho iniziato a lavorare come supplente presso una delle tante scuole primarie di Milano.Nel 2010, dopo aver partecipato al concorso per docente della scuola dell’infanzia comunale di Milano, ho acquisito un’altra abilitazione che mi ha permesso di fare quest’altra esperienza presso la scuola dell’infanzia comunale. Nel 2010 sono stata convocata per scegliere la mia prima supplenza come personale educativo direttamente dalle GAE di Milano.

Dopo aver conseguito la Laurea in Filosofia (vecchio ordinamento) e dopo aver conseguito quattro master, ho deciso nel settembre del 2014 di iscrivermi a Scienze della Formazione Primaria presso l’Università Bicocca di Milano, il tutto con lo scopo di essere inserita in prima fascia della Gae infanzia/primaria.

Nel 2015 sono venuta a conoscenza del ricorso per il riconoscimento del diploma magistrale come abilitante e di conseguenza aderisco per far valere un mio diritto negato.

Per tale ragione decido di rinunciare al corso di laurea frequentato in Scienze della Formazione Primaria.

Nel 2015 viene bandito il II ciclo di TFA per cui, dopo aver studiato e superato le tre prove concorsuali (test, scritto e orale), rientro tra i candidati per la specializzazione di sostegno infanzia presso l’Università di Bergamo, il tutto senza abbandonare mai il lavoro.

In seguito al provvedimento cautelare sono stata inserita nelle GAE di infanzia e primaria e grazie al possesso della specializzazione sul sostegno, vista l’urgenza e la necessità di queste figure, ho firmato il contratto a tempo indeterminato.

In questa situazione descritta, mi sono ritrovata a veder pendere sulla mia testa la famigerata “spada Di Damocle”: infatti, mi trovavo già inserita a pieno titolo nelle GAE di personale educativo (classe di concorso PPPP), ma non ancora in posizione utile per firmare il ruolo, nello stesso tempo mi sono ritrovata nella GAE di sostegno infanzia in posizione utile per firmare il contratto a tempo indeterminato, ma con la clausola rescissoria.

Come cita il comma 4-quinquies dell’articolo 1 della legge 167/2009 “A decorrere dall’anno scolastico 2010 – 2011, non è consentita la permanenza nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti che hanno già stipulato contratto a tempo indeterminato per qualsiasi tipologia di posti di insegnamento o di classi di concorso”.

Alla luce di quanto sopracitato, è evidente che io non avrei potuto rifiutare il ruolo con riserva, altrimenti sarei stata depennata sia dalle GAE di sostegno infanzia, sia dalle GAE di personale educativo, ma al tempo stesso, dopo aver firmato il “mio ruolo”, sono stata cancellata dalle GAE di personale educativo oltre che da tutte le altre graduatorie di istituto, comprese quelle di filosofia e storia ex A037 e di filosofia, psicologia e scienze dell’educazione ex A036.

Ironia della sorte, il giorno 18/12/2017, circa un anno dopo la stipula del mio contratto a tempo indeterminato con riserva su sostegno infanzia, l’USP di Milano convoca un’altra docente per la nomina a tempo indeterminato per la classe di concorso PPPP, posto che sarebbe toccato a me, se non fossi stata cancellata dalle GAE PPPP.

A mio parere, sono stata vittima e rappresento un caso raro, ma tale da rivelare il difetto della legge stessa e che in un’Italia fondata sul lavoro, dove tutti abbiamo pari diritti e opportunità,non può e non deve passare in sordina.  (Mi chiedo come si sia potuto pensare di far promulgare una legge che decidesse di cancellare un candidato da tutte le GAE, dal momento in cui abbia stipulato un contratto a tempo indeterminato, ledendo un diritto, quello della libertà di scelta e negando la possibilità di poter cambiare classe di concorso dopo tanto studio. Inserirsi in GAE è frutto di studio e più si studia, più si può, anzi si poteva, acquisire la possibilità di scegliere e di cambiare ruolo).

Altra beffa regalata ai docenti appartenenti a qualsiasi ordine e grado della scuola statale è stata la negazione di poter partecipare a un concorso dopo la stipula di un contratto a tempo indeterminato, chance che invece non coinvolge i docenti che abbiano firmato un contratto a tempo indeterminato nella scuola paritaria. Ancora un altro diritto di libertà negato a chi ha voglia di “crescere nella scuola”.  A chi, a differenza di gente che siede in poltrona, ha la forza e il coraggio di scalare una montagna.

Il governo attuale con la famosa legge 107 ha continuato a violare le varie libertà con il desiderio di creare riforme disomogenee e non puntuali a differenza di quello che sostiene la Costituzione Italiana, operando evidenti forzature che alla fine si sono rivelate dei fallimenti.

Ancora una volta sottolineo la grande BEFFA di cui sono stata ulteriormente vittima e di questo devo ringraziare lo Stato Italiano: infatti, stando all’esito NEGATIVO della sentenza plenaria del 15/11/2017, reso noto soltanto il 21/12/2017, il giudizio di merito che io aspetto per sciogliere la riserva del mio contratto a t.i. si uniformerà a tale sentenza per cui, assieme ad altri sventurati, perderò il ruolo come docente di sostegno infanzia. Il tutto dopo aver affrontato, sostenuto e superato il famoso anno di prova, che è stato impegnativo.

Poiché ho sempre sostenuto che “esser pagati” per un lavoro che piace, come scriveva Rousseau, è il massimo auspicio di ogni essere umano, ho continuato a studiare e dopo aver partecipato a un’altra triade di prove concorsuali per partecipare al III ciclo di TFA, sono rientrata a far parte dei candidati che debbono entro l’anno 2018 conseguire la specializzazione su sostegno primaria.

Tirando le somme, occorre evidenziare che dopo 36 mesi di esperienza nella scuola, tutti noi docenti precari verremmo spazzati via, a differenza di quanto avviene per qualunque altro lavoro, in cui quello che conta prioritariamente è l’esperienza.

Ringrazio il “Governo” perché con politiche non del tutto chiare, con l’insediamento di un Parlamento delegittimato e non rappresentativo, dimostra in maniera palese la propria noncuranza del popolo italiano a maggior ragione se questo popolo è formato da individui che hanno ancora il desiderio di essere cittadini preparati, professionisti e funzionali all’interno del ministero per cui prestano servizio.

Da docente e cittadina italiana mi chiedo se la mia situazione sia degna di essere presa in considerazione.

Da “essere umano”mi pongo una domanda che non riesce a trovare una risposta che non vada in conflitto con la morale etica e la politica su cui tanto scrisse Aristotele. La situazione di cui sono protagonista mi vede COLPEVOLE di un eccessivo AMORE per lo studio e per il lavoro, di un eccesso di zelo che mi ha permesso l’inserimento in più classi di concorso solo per aver la possibilità di poter conoscere, scegliere, ma soprattutto diventare una vera professionista nella scuola, nel campo dell’educazione/istruzione che sta alle fondamenta di una buona e giusta società che deve preparare i propri figli ad essere cittadini del mondo, piuttosto che schiavi di un’élite di potere che spesso come ci insegna la storia, non è il risultato di virtù morali ma di successi raggiunti senza effettive capacità meritorie.

Da donna, visto che oggi non si fa altro che decantarne la dignità e professarne la tutela, Vi faccio presente che con un lavoro che viene e che va, in una città del Nord come Milano, con uno stipendio di circa 1200 euro (con affitto e spese varie da sostenere) – oltretutto adesso non più sicuro -mi avete pressoché obbligato a firmare la rinuncia a diventare madre. A malapena si riesce a sopravvivere: quai impossibile costruire una famiglia e mantenere un figlio in modo DIGNITOSO.

Cordiali saluti.

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