Diploma magistrale. Laurea sempre sinonimo di qualifica? Lettera

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Inviato da Manuela Fusco – È proprio vero che nella vita, mai dire mai.

Con la fantasia, faccio un salto nel passato, per immaginarmi tutti i ragazzi che, ai tempi delle Magistrali, s’impegnano nel proprio percorso di studi con la finalità di poter diventare poi degli insegnanti.

Voglio anche immaginare il giorno preciso in cui, sempre questi ragazzi dei tempi delle Magistrali, leggono il voto di Maturitá; ovvero, “viene loro consegnata in mano la chiave” per aprire “la porta” che li sta portando verso il loro futuro.

Immagino anche che poi questi ragazzi, dei tempi delle Magistrali, portano la loro felicità ai propri genitori, per renderli anche un pochino più orgogliosi di questi bravi figli.

Invece, i ragazzi dei tempi delle Magistrali, oggi sono diventati adulti dei tempi del Nulla!

Un Nulla che racchiude non solo tanta fatica, fiducia e speranza, di un passato dove “la logica delle cose”, apparteneva anche ad un suo ordine, che ora è svanito appunto nel Nulla! Continuando ad immergermi nella mia fantasia, ora immagino uno di questi ragazzi, dei tempi delle Magistrali, che con in mano il suo freschissimo diploma Magistrale, viene fermato da una zingara che fa questa infausta predizione” Questo diploma, sarà per te causa di tanta sofferenza, perché quando sarai un adulto con tanti anni di professione alle spalle, ti manderanno via e perderai tutto. Non avrai più denaro per pagare il mutuo della casa; andrá quindi in crisi anche il tuo matrimonio e i tuoi figli saranno le vittime principali di tutto ciò “.

Arriviamo ai tempi attuali.

Immagino anche che in una classe di scuola primaria, seguita in maniera molto professionale e attenta da un ex ragazzo, dei tempi delle Magistrali, diventi poi la classe di un insegnante laureato con tanto di master.

Immagino anche che un Luigi, una Alessia, un Riccardo, una Sofia, ecc… con il maestro di prima, quello “solo diplomato”, rendevano al 100×100, perché l’ex ragazzo dei tempi delle Magistrali, pur non avendo una laurea per fare l’insegnante, possiede mille altre qualità personali, come l’empatia ma non solo, per poter svolgere con successo ciò che per lui è prima una vocazione e solo dopo un mestiere.

Immagino che invece, gli stessi bambini con il nuovo insegnante con cotanto di laurea, master, ecc…comincino ad avere dei seri problemi e per i quali, vengono poi indirizzarti al servizio di neuropsichiatria infantile del territorio, per poi segnalarli come DSA!

Con questo mio “gioco di fantasia”, ho raccontato ciò che purtroppo spesso accade!

Al Ministro e a tutti coloro che hanno appoggiato questa nuova normativa, direi invece questo.

Non preoccupatevi se ci sono nella scuola primaria, insegnanti “solo” con il diploma Magistrale.

Valutate invece i rendimenti che hanno gli allievi in ogni classe.

Fate in modo di controllare i motivi per cui, in diverse classi, più della metà dei bambini vengono indirizzati dal NPI, perché con molta difficoltà imparano i fondamentali: leggere e scrivere!

Chiedetevi quindi perché oggi diventa per gli insegnanti, molti di loro anche plurilaureati, una impresa impossibile insegnare a leggere e a scrivere in corsivo e le minime basi della matematica, come le tabelline, ecc. .

Quindi, bisogna “sdoganare” le competenze che dovrebbe avere qualsiasi insegnante, in un centro riabilitativo, con figure specialistiche che dovrebbero avere solo del tempo per dedicarsi ai veri “casi clinici”.

Prima di imporre ad un allievo un BES, oppure, prima che l’ennesimo insegnanti chieda il sostegno per il ragazzino che presenta difficoltà nella lettoscrittura o nella logica matematica, fate in modo che gli specialisti, nelle sedi opportune possano liberamente mettere in discussione i problemi d’insegnamento e non solo quelli presunti di apprendimento.

Quanti casi di DSA sono invece di DSI (l sta per insegnamento!).

Quindi, guardate le vere criticità che ci sono nella Scuola italiana, imponendo anche un controllo capillare, nelle classi dove il rendimento degli allievi è scarso, perché appunto, in teoria sarebbero quasi tutti con disturbi specifici o aspecifici di apprendimento!

Questo, a prescindere se nelle classi insegnano ex studenti dei tempi delle Magistrali, oppure, docenti con tanto di laurea e successive specializzazioni.

Anzi, valutate soprattutto le criticità che possono provenire proprio dai “cotanti laureati”, per poi chiedersi:” Ma cosa mai avranno saputo insegnare cotanti professori universitari?”

Ma non viviamo “in un mondo perfetto”, soprattutto, siamo in ltalia.

Quindi, scusatemi se ho troppo scatenato la mia delirante fantasia!

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