Dopo il diploma la laurea e poi l’anno di prova. Cos’altro per restare in GaE? Lettera al Ministro

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inviato da Salvietti Anna – Gentile redazione, sebbene sia difficile per me trovare parole adatte per esprimere i miei pensieri in questo momento di dolore che percepisco nel cuore e nella mente, come immagino comprendano coloro che per anni hanno avuto sentenze positive dal Consiglio di Stato, un ruolo con riserva, e in pochi giorni prima del Santo Natale hanno visto azzerare ogni ogni loro conquista, però  vorrei davvero esprimere alcune miei riflessioni accanto alle esternazioni di chi non vive sulla propria pelle la vicenda.

Al mio Ministro e datore di lavoro, con il massimo rispetto che viene da chi ama la sua Costituzione e valorizza le sue Forme Istituzionali, vorrei  solo comunicare il mio assoluto disinteresse a trasformare il mio contratto da tempo indeterminato in uno a tempo tempo determinato.  Vede Ministro, amo il mio lavoro, chi mi conosce sa che l’ho sempre svolto in modo coscienzioso e professionale, ma purtroppo non sono una macchina o semplice “merce lavoro”, il mio stato mentale è legato a sentimenti e  stati d’animo, quegli stessi che mi hanno permesso di costruire relazioni educative importanti con i miei alunni, quegli stessi che ora offuscherebbero il mio cuore, la mia mente e la mia coscienza e non mi permetterebbe di continuare a lavorare fino a giugno con l’adeguato profitto (aver perso un ruolo dopo 18 anni di sacrifici, senza una famiglia, è come aver perso la parte più cara di me stessa, quella che è tutt’uno con la scuola e vive in simbiosi con lei, per cui attraverso un “lutto” che ho bisogno di elaborare in solitudine. Nello stesso tempo penso che   la mia assenza da scuola gioverà anche al mio bambino, dal momento che le colleghe di ruolo sapranno mettere in atto finalmente attività inclusive per non fargli sentire la mia mancanza.  Lavoro da 18 anni per la scuola italiana e per mantenermi ho sempre ricoperto ogni ruolo: personale ATA, docente di scuola primaria, docente della scuola secondaria di primo grado, docente di scuola secondaria di secondo grado, (ho anche una laurea in filosofia con 110 e lode oltre al diploma); certo se avessi privilegiato solo incarichi di docenza, nel 2005, avrei potuto partecipare al corso abilitante, ma ho scelto sempre la supplenza più lunga, indipendentemente dalla mansione che andavo a ricoprire, per desiderio di indipendenza economica e risparmiando nello stesso tempo le risorse dell’Inps.

Per lavorare nella scuola, relegata in terza fascia,  mi sono trasferita al Nord, chi è stato precario sa che nelle domande di supplenza una laurea seppur presa con la lode  vale  tre punti per il punteggio nella scuola primaria,  quanto un mese e mezzo di supplenza (che strano quando si deve valutare la laurea è considerata un’inezia, mentre nel caso dei diplomati che non la possiedono diventa tragedia), per cui si può solo lontanamente immaginare le mie difficoltà. Però non mollavo perché speravo che le Istituzioni non si dimenticasse di me o delle altre colleghe “sfigate”, quelle che dal 2000 si sono messe in testa di voler insegnare e non demordevo nonostante i sacrifici.  Mia madre nei suoi momenti di lucidità mi ripeteva: aiutati che Dio ti aiuta,  quella frase nella mia vita non mi ha mai abbandonato, e continuava a rimbalzarmi nella testa, così nel 2010, di fronte ad un vuoto legislativo, mi sono iscritta a Scienze della Formazione Primaria, naturalmente lavorando e cercando sempre di non far pesare il mio impegno alla scuola o meglio ai miei bambini (nel mio servizio ci sono le assenze da poter visualizzare, assicuro che sono state pochissime) . In quegli anni di sacrifici posso solo rimproverarmi di non aver partecipato al concorso del 2013, ma ho anche una madre invalida da custodire e mentalmente non sarei riuscita a reggere tutto lo stress; devo anche ammettere che speravo in un cambiamento di rotta legislativo, così ci avete abituato per anni,ormai ero pronta a discutere la tesi e ad avere la mia abilitazione e ogni carta in regola per insegnare, ma la mia era solo mera illusione.

A questo punto mi rivolgo con la stessa deferenza ai Rispettabili Giudici del Consiglio di Stato, di cui accetto la sentenza come cittadina modello e pubblico ufficiale impegnata a insegnare il rispetto per le legge e le regole anche ai miei alunni, ma permettetemi di chiedere  di riflettere su un dato: la mia iscrizione a Scienze della Formazione Primaria è avvenuta principalmente perché pensavo che il mio diploma magistrale non fosse abilitante, per cui nel 2007 non avrei potuto far valere alcun diritto, non sapendo neppure di possederlo. Convengo che la Vostra risposta potrebbe  sicuramente essere Ignorantia legis non excusat, ma a questo punto sottopongo alla Vostra Attenzione un’altra questione: avendo arricchito il mio diploma abilitante nel 2013 con un altro titolo abilitante ,ovvero laurea in SFP, non avrei forse il diritto a stare in Gae…?  da quanto letto nelle Vostre conclusioni sembrerebbe di sì, dal momento che il mio diploma abilitante non è più il solo titolo, se poi ci aggiungiamo anche l’anno di prova superato, di titoli ce ne sono ben tre per le GAE.  Chiedo ancora… dal momento che non mi è stato permesso di partecipare ai concorsi in quanto di ruolo (potevo farne due, sono anche specializzata nel sostegno), avrei diritto a farlo nell’immediato o avrei dovuto rivendicare la richiesta al momento nell’impedimento, quando non sapevo se il mio ruolo sarebbe stato confermato o meno?

Per finire mi rivolgo al dottore Max Bruschi, che in tanti anni non ho mai avuto il piacere di incontrare nelle scuole, diversamente dagli Ispettori che quando ero alle elementari venivano ad osservare la mia maestra, se vuole avere un’idea del lavoro ben fatto di una insegnante diplomata faccia un salto all’Istituto Comprensivo di Castiglione di Garfagnana, troverà un sacco di materiale didattico personalizzato, costruito a spese esclusive della scrivente, oppure può recarsi a Barga dove, dopo due anni ho lasciato moltissimi sussidi costruiti per la mia bimba non vedente, naturalmente pagando i materiali di tasca mia. Mi creda avrebbero molto da imparare le insegnanti di sostegno senza titolo che però potranno essere garantite tre anni sulle famiglie se godono la loro approvazione, per cui sarebbe un ottimo servizio per la scuola. Tali competenze però non vengono dall’Università, ma da corsi di formazione fatti a mie spese,  perché da precaria non avrei avuto diritto neppure alle 500 euro del caro nostro ex Premier.

Ora concludo, è stato davvero difficile scrivere con una mente non lucida, trattenendo lacrime e rabbia, ma ho cercato di mettere in pratica tutti gli insegnamenti dati ai miei alunni sulla produzione del testo argomentativo: recupero di idee, esplicitazione delle stesse, pianificazione, ma purtroppo è diventata difficile la revisione, che non è un fatto estetico ma costruttivo, però la mente mi si offusca e fatico a rileggere. Neppure ho il tempo per meditare meglio quanto scritto ed eventualmente modificarlo domani, per cui perdonate le imprecisioni e se in alcuni casi sono sembrata irriverente. Sicuramente la motivazione è stata forte, è nata per dare una risposta a questo scempio di vite umane che si sta consumando nel silenzio dei giornali, ma temo che questo mio sforzo sarà del tutto inutile.

Distinti Saluti

Salvietti Anna

P. S. Buon Anno a tutti,  soprattutto alle mie colleghe di sventura, che sicuramente penseranno che non lo sarà affatto, ma credetemi , l’unione è la nostra forza, la storia lo insegna, ricordiamoci sempre che le lotte operaie hanno prodotto nuovi sistemi di Governo per cui non arrendiamoci e non svendiamo la nostra professionalità.

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