Dimensionamento, più lavoro per vicepresidi e collaboratori DS: “Scuole a partire da 900 alunni, più plessi da gestire e relazioni interne ed esterne più complicate”. INTERVISTA a Rosolino Cicero

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Nella legge di bilancio 2023, ovvero la legge n. 197 del 29 dicembre 2022, è stata inserita una norma attuativa del PNRR di dimensionamento delle istituzioni scolastiche che implica una successiva revisione dei criteri per l’attribuzione delle autonomie scolastiche su base regionale.

Il meccanismo individuato dalla legge di bilancio 2023, art. 1, co. 557, individua i seguenti passaggi:

  • con decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito, congiuntamente al Ministro dell’Economia e delle Finanze, con l’accordo della Conferenza unificata, vengono definiti sulla base triennale i criteri per la definizione del contingente organico dei DS e dei DSGA. e la sua distribuzione tra le Regioni, “tenendo conto del parametro della popolazione scolastica regionale”;
  • il coefficiente di calcolo applicato dal Ministero per il computo delle autonomie scolastiche è “non inferiore a 900 e non superiore a 1000”;
  • le Regioni si impegnano in maniera autonoma al dimensionamento della rete scolastica entro il 30 novembre di ciascuno degli anni, tenendo conto dei limiti del contingente annuale determinato dallo stesso decreto.

Il riequilibrio regionale

Nel primo settennio, con decorrenza dal prossimo anno scolastico 2024/2025, vengono previsti rettifiche non superiori al 2% per anno, rivolti a difendere le specificità di alcune particolari istituzioni scolastiche, ad esempio, quelle situate nei comuni di montagna, o quelle nelle piccole isole o, ancora, nelle aree geografiche contraddistinte da peculiarità linguistiche, anche con forme di riequilibrio interregionale. I risparmi che vengono così determinati sono indirizzati a incrementare il Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche e eventuali altri finanziamenti a favore del personale direttivo e di quello docente. Alla fine del settennio (a.s. 2031/32), il numero delle istituzioni scolastiche autonome dovrebbe risultare ridotto a 6.885. è evidente, inutile nasconderlo, che detto accorpamento delle istituzioni scolastiche non potrà non avere una ricaduta sul numero dei DS, dei DSGA. E, chiaramente, dei collaboratori scolastici.

L’intervista a Rosolino Cicero

Abbiamo voluto ascoltare, in merito, il presidente nazionale Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici prof. Rosolino Cicero, lui che vive la scuola dal di dentro e in una realtà, quella siciliana, nella quale è tornato attuale il tema del rischio scuole. Scuole a rischio”, dunque? È evidente la criticità della scuola italiana a seguito di questa scelta. Dicevamo, sopra, che secondo la legge di bilancio approvata lo scorso mese di dicembre in coerenza con le previsioni del PNRR, la scuola italiana sarà interessata da un nuovo dimensionamento: nel PNRR è stabilito, infatti, che il riconoscimento dell’autonomia scolastica deve fondarsi su un parametro omogeneo nazionale fondato sull’andamento demografico.

La riforma non dovrebbe comportare la chiusura di plessi scolastici ma certamente registreremo l’aumento del numero di plessi per diverse (tante?) istituzioni scolastiche con la riduzione – secondo la proiezione del MIM – di 583 autonomie scolastiche. Succederà questo?

«Si tratta – per lo Stato e sotto la responsabilità delle Regioni – di raggiungere il triplice obiettivo di ridimensionare il problema certamente oggi insostenibile delle reggenze, di ridurre le scuole autonome sulla base della decrescita demografica e di risparmiare conseguentemente risorse relative alla dirigenza e al personale amministrativo in genere».

Il Sud è vero che sarà più penalizzato?

«A subire un significativo effetto del dimensionamento – seppur graduale a partire dall’AS 2024-2025 – saranno le Regioni del Sud e nella definizione del dimensionamento (per alcuni sono solo tagli, per altri scelte di programmazione con conseguente razionalizzazione della rete scolastica) il ruolo fondamentale è assegnato alla Conferenza delle Regioni che è tenuta a trovare un accordo con il Ministero sui numeri delle autonomie scolastiche “da lasciate in vita” in ciascuna regione. Ma da evidenziare – come la spada di Damocle – in caso di mancato accordo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito di intesa con il MEF procedono al dimensionamento».

Cosa succederà dal prossimo anno scolastico?

«A partire dall’AS 2024-2025 avremo meno scuole autonome ma sempre più complesse con almeno 900 alunni, con molti plessi e più personale da gestire, relazioni interne ed esterne certamente più complicate (si pensi ai tanti enti locali, alle tante associazioni no profit che collaborano, ai partner nelle diverse azioni progettuali), la necessità di procedere a fusioni di realtà scolastiche probabilmente oggi molto diverse tra loro per utenza e territorialità, la conseguente sintesi con un nuovo PTOF tra le diverse identità scolastiche, la gestione della sicurezza e delle emergenze, oggi gravi criticità nella scuola italiana».

Che strada far percorrere al middle management scolastico?

«Per questa ragione, il tema del middle management scolastico va posto OGGI contestualmente a quella del nuovo dimensionamento poiché mentre per la scuola autonoma si continua ad accrescere la sua complessità non può permanere lo stato di precarizzazione della sua governance con il solo dirigente scolastico formalmente riconosciuto alla guida di una scuola».

La nuova struttura organizzativa come dovrebbe essere caratterizzata?

«Un nuovo modello più efficiente di scuola autonoma deve fondarsi su una nuova struttura organizzativa nella quale occorre dare “visibilità giuridica e contrattuale” alla componente intermedia attraverso la riconosciuta distribuzione del lavoro e la condivisione delle responsabilità».

Presidente Rosolino Cicero, quale tema al centro del dibattito?

«In questa prospettiva, non si può eludere il tema dell’innovazione della governance scolastica e, a fronte di una sempre maggiore complessità, occorre riconoscere formalmente la componente intermedia che collabora con il dirigente scolastico nel funzionamento organizzativo e didattico. Non possiamo più avere una scuola identificata nella solitudine di un numero primo. Nell’auspicio che il programmato dimensionamento della rete scolastica non arrechi danni alle comunità scolastiche e ai territori interessati e sia davvero limitato negli effetti, contestualmente occorre prevedere l’area del Middle management scolastico e utilizzare le risorse provenienti dal risparmio del dimensionamento – che nota certamente positiva resteranno nella disponibilità del Ministero – per riconoscere anche il lavoro di queste figure professionali senza le quali la scuola autonoma non potrebbe assolvere in modo efficiente e con efficacia al suo ruolo istituzionale. In questo confidiamo nella sensibilità del Ministro, nella lungimiranza delle forze politiche e nella responsabilità delle organizzazioni sindacali. Ancodis da parte sua è pronta al confronto»

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