Dignità ai docenti precari, stabilizziamoli. Lettera

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Inviato da Dario Accardi – Sono un laureato in Scienze Motorie che da oltre vent’anni presta servizio nella scuola.

Per oltre 15 anni ho insegnato Educazione Motoria nella scuola per l’infanzia e primaria del mio comune con contratti di diversa natura (senza tutela alcuna) i cui committenti erano Comune, Istituti scolastici, MIUR.

In Italia purtroppo non è prevista la figura dell’insegnante di Educazione Motoria nella scuola primaria; nella migliore delle ipotesi la lezione viene condotta da maestre inesperte e poco inclini ad attività ludico/sportive adatte a bambini che hanno bisogno di attività ben calibrate alle loro reali esigenze e abilità.
Ogni anno però sembrava che la nostra figura professionale dovesse essere regolarizzata… ma si sono sempre rivelati solo buoni propositi. Infatti con un progetto cofinanziato col Coni, il Miur ha delegato al comitato olimpico(con i suoi istruttori sottopagati ed i suoi interessi) la gestione dell’educazione motoria a scuola.

Viste sfumate le speranze di essere regolarizzato nella scuola primaria, demoralizzato e stanco di tanti anni di gavetta senza sbocchi, ho cominciato con supplenze in scuole statali nelle cui graduatorie sto acquisendo punteggio da ormai 6 anni.
Nel frattempo la nascita della mia meravigliosa bimba ha dato nuovo slancio e motivazione ma anche maggiori responsabilità. Lavoro, programmazione, mutuo, spese, madre invalida, impegni familiari, quotidianità incidono pesantemente sulla possibilità di rimettersi sui libri e studiare per un concorso che ha la presunzione di valutare qualità di una professione che si impara sul campo con l’esperienza.

Non degnerò quindi di risposta il commento del signor Massimo Rosselli la cui presunzione risulta essere un insulto a tutti quei docenti precari che da molti anni si sforzano di dare dignità ad un lavoro che più che professione è diventata una missione. Spiace però constatare che anziché far fronte comune per migliorare una situazione delicata che coinvolge tutti ci sia ancora qualcuno che preferisce la guerra tra poveri.
Ogni anno migliaia di docenti laureati con anni di servizio non possono essere assunti con contratto a tempo indeterminato in quanto senza abilitazione (nonostante a suo tempo abbiano frequentato l’università proprio per insegnare)… Ciononostante vengono reclutati annualmente per insegnare ai nostri figli. Mi pare un controsenso più che evidente! Un paradosso enorme. La contraddizione insita in questo sistema di reclutamento infinito che mette tutti contro è paragonabile ad una persona che, avendo frequentato la scuola guida con successo, si sente dire: “ci spiace ma non possiamo darti la patente nonostante tu sappia guidare, dovrai effettuare altri esami a pagamento e non potrai circolare. PERÒ, dato che abbiamo necessità di autisti, ti affidiamo la guida di un autobus pieno di ragazzi!”

Come se la situazione non fosse già abbastanza surreale, per rispondere all’enorme e delicato bisogno di supplenti durante questa emergenza sanitaria e garantire la continuità didattica ai nostri ragazzi, siamo costretti a rischiare la nostra salute e quella dei nostri cari (oltre quella dei nostri studenti e colleghi ) per non perdere l’occasione di una vita col concorso. Intanto le classi vengono messe in quarantena, aumentano i colleghi positivi al tampone… E noi continuiamo a prendere servizio ogni giorno.

Veniamo riconosciuti un’enorme risorsa; valorizzati da colleghi, dirigenti e soprattutto alunni … Ma sappiamo che purtroppo i sacrifici e fatiche affrontati saranno fini a se stessi in quanto non ci è garantita la continuità didattica nello stesso istituto per a.s. successivo.
Siamo quindi meteore di entusiasmo e freschezza professionale che rimarranno nei cuori degli studenti che giustamente non riescono a comprendere il complesso e impersonale meccanismo che si cela dietro questo continuo susseguirsi di insegnanti.
Il ruolo dell’insegnante non può essere paragonato ad altre professioni. La trasmissione del “sapere” implica passione, disponibilità, curiosità, motivazione, capacità di osservazione ed adattamento ai continui mutamenti generazionali. Ogni anno è diverso, ogni scuola è diversa, ogni alunno è diverso. Per poter affrontare efficacemente tutte queste variabili non basta studiare sui libri ma ci vuole esperienza. La professionalità è stata ampiamente dimostrata dai precari storici in tutti questi anni di servizio con dedizione e spirito di sacrificio.

Spesso però ci si riempie la bocca di banalità per facili consensi senza analizzare l’articolata realtà che si nasconde dietro la prima apparenza. Basterebbe usare un po’ di buon senso per risolvere annose problematiche e migliorare un settore, quello educativo, fondamentale per la crescita dei “cittadini del futuro”. Invece a parole si riconosce la sua importanza ma nei fatti si continua a tenere soggiogati alle rigide leggi burocratiche una popolazione di insegnanti senza i quali la Scuola crollerebbe miseramente… Soprattutto in questo periodo storico!
Insegnante e ancor di più educatori si nasce ma con l’esperienza si consolidano tutte le strategie per far fronte ad una società in continuo divenire. Valutare la competenza di un insegnante solo dal punto di vista nozionistico è denigrante!

Oltretutto le nozioni richieste dal concorso sono state ampiamente valutate nel curricolo accademico e messe in pratica proprio in anni di servizio. Costringerci all’ennesima guerra tra “poveri” non è dignitoso!
Per una professionalità in un settore delicato come l’istruzione la normativa italiana impone titoli di studio. Il buon senso impone titoli di servizio. Secondo l’esimio “collega” i “precari storici” non hanno usufruito dei mezzi per accedere al ruolo (senza chiedersi i motivi)… A questo punto mi viene da rispondergli educatamente: ammesso che abbia maturato tali requisiti anche lui, si metta in coda e aspetti il suo turno… Prima si regolarizzino (e valorizzino!) i vecchi precari, che con gli anni dovrebbero aver acquisito anche qualche diritto in più!

Concludendo: i requisiti necessari ad un buon insegnante dovrebbero essere…
1) titolo di studio, quindi preparazione universitaria;
2) esperienza sul campo;
3) passione ed entusiasmo per il proprio lavoro.
4) pazienza.
I precari storici dimostrano ogni anno di possederli tutti.
Diamo dignità ai professionisti che da anni credono nella Scuola… Stabilizziamoli.

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