Differenza tra Stress Lavoro Correlato e causa di servizio

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Proviamo a riflettere sulla definizione di “Stress Lavoro Correlato” (SLC) ricorrendo a un caso importante. Di fronte a un lutto familiare di un lavoratore o a una separazione coniugale, chiunque affermerebbe che ambedue gli eventi, fortemente destabilizzanti per una persona, sono fonte di stress di natura familiare (cioè extra-professionale) che nulla ha a che vedere con l’attività lavorativa.

Proviamo a riflettere sulla definizione di “Stress Lavoro Correlato” (SLC) ricorrendo a un caso importante. Di fronte a un lutto familiare di un lavoratore o a una separazione coniugale, chiunque affermerebbe che ambedue gli eventi, fortemente destabilizzanti per una persona, sono fonte di stress di natura familiare (cioè extra-professionale) che nulla ha a che vedere con l’attività lavorativa.

Capita peraltro di trovare contestazioni di addebito, redatte da dirigenti scolastici nei confronti di alcuni docenti, nelle quali si ingiunge al docente di “non portare sul lavoro le preoccupazioni e le ansie della propria vita privata”. A prima vista il ragionamento non fa una piega ma, nella storia di Diana, i fatti non sembrano dare ragione alle idee: vediamo perché.

La storia

Diana è un’insegnante di sostegno di 57 anni, coniugatasi all’età di 31 anni. Ha avuto un unico figlio, affetto da una patologia genetica con grave ritardo mentale. L’elaborazione del lutto è travagliata e nel giro di pochi anni, a complicare le cose, interviene il divorzio dal coniuge. Al marito viene affidato il figlio disabile, mentre Diana entra in depressione reattiva e viene trattata con numerosi ricoveri ospedalieri, senza però ottenere risultati. Assistita amorevolmente dal fratello e dalla di lui moglie, l’insegnante alterna comportamenti di anoressia e bulimia con escursioni di peso dai 45 ai 100 kg. Nonostante gli importanti problemi, Diana riesce faticosamente a raggiungere i 25 anni di anzianità di servizio per poi cadere in malattia fino ad esaurire tutto il periodo di comporto. Alla prima richiesta di accertamento medico, la Commissione Medica di Verifica (CMV) opta per una inidoneità permanente all’insegnamento con idoneità a mansioni alternative. Tuttavia il dirigente scolastico si rende conto che Diana non è in grado di svolgere nemmeno il lavoro amministrativo o di bibliotecaria e, in considerazione della gravità del caso, interpella il sottoscritto prima di richiedere un nuovo accertamento medico d’ufficio per ottenere la dispensa dal servizio. Raccolgo l’appello del preside e gli suggerisco di mettermi in contatto con Diana e i familiari che l’assistono. Dopo il primo incontro, il fratello mi chiede di seguire Diana come medico di parte nella visita in Collegio Medico. L’insegnante, dopo essere passata anche attraverso una fase di alcooldipendenza, è ora sotto terapia con psicofarmaci ad alto dosaggio che, come evidente effetto collaterale, procurano tremori diffusi in tutto il corpo. La paziente è inoltre molto rallentata, seppure lucida e collaborante. Questa volta, in sede di accertamento medico, la CMV realizza compiutamente che la prognosi della donna è sfavorevole e immodificabile: si ottiene così l’agognata dispensa dal servizio per l’insegnante di sostegno. Il Collegio Medico, considerata la gravità del quadro clinico, si sbilancia inoltre a consigliare i familiari a presentare la richiesta per la pensione di privilegio (L. 335/95).

Riflessione

Proviamo ora a chiederci se il caso di Diana si configura, o meno, come SLC. Di primo acchito verrebbe da rispondere negativamente, poiché la causa di tutti i mali dell’insegnante sembra essere stata la nascita del figlio disabile. Se però proviamo a girare la domanda, le nostre certezze vacillano: “Lo stress, il disagio, il malessere di Diana hanno influito sul suo lavoro fino a impedirne lo svolgimento?”. Anche stavolta la risposta non può che essere affermativa, confermando l’esistenza di una serrata correlazione tra il lavoro e lo stress. Come dunque conciliare le due verità apparentemente in contrasto tra loro? La risposta risiede nella natura “binomiale” dello stress che è formato da “cause ed effetti” tra loro inscindibili. Nel caso di Diana il legame dello stress col lavoro è inequivocabilmente operato dagli effetti, mentre le cause sono da ricercarsi nella vita di relazione all’interno della famiglia. Dal punto di vista giuridico notiamo inoltre il fatto che il legislatore non ha volutamente specificato per quale delle sue due componenti lo stress debba correlarsi al lavoro: le cause o gli effetti. E’ infine risibile – soprattutto in casi gravi come quello considerato – che un qualsivoglia dirigente scolastico inviti i propri docenti a “lasciare gli affanni personali fuori dalla scuola”, promuovendo un’improbabile scissione della personalità.

Ritengo pertanto che la più corretta definizione di SLC da proporre sia la seguente: “Dicesi SLC lo stress i cui effetti il lavoratore manifesta sul lavoro, a prescindere dall’ambiente (lavorativo o meno) in cui lo stress medesimo è originato”. In parole ancora più semplici dobbiamo evitare di confondere le due fattispecie, tra loro affatto diverse, quali lo SLC e la “causa di servizio”.

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