Differenza calcolo compensi tra DSGA e facente funzione, non è incostituzionale. Una importante sentenza

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Il Tribunale ordinario di Torino, sezione lavoro, ha sollevato, con ordinanza questioni di legittimità costituzionale del combinato disposto dei commi 44 e 45 dell’art. 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)», in riferimento agli artt. 3 e 36 (recte: 36, primo comma) della Costituzione. Questione che riguarda sostanzialmente la determinazione del compenso del facente funzione DSGA. Si pronuncia con la sentenza 71 /21 la Corte Costituzionale.

La ricostruzione del fatto

Alla stregua della normativa censurata, a decorrere dall’anno scolastico 2012-2013, agli assistenti amministrativi incaricati di svolgere le mansioni di direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA) viene riconosciuto un trattamento economico pari alla differenza tra quello previsto per quest’ultimo al livello iniziale della progressione economica e quello complessivamente goduto dall’assistente amministrativo incaricato. Secondo il rimettente, tale criterio di determinazione del compenso per lo svolgimento delle mansioni superiori di DSGA, comportandone una progressiva riduzione equivalente all’aumento del trattamento economico correlato all’anzianità maturata dall’incaricato, fino all’azzeramento nel momento in cui raggiunge o supera lo stipendio tabellare iniziale previsto per la qualifica superiore, contrasterebbe anzitutto con il principio di ragionevolezza, di uguaglianza, in quanto, da un lato, determinerebbe un’ingiustificata discriminazione, a parità di mansioni, all’interno della medesima categoria, beneficiando coloro che hanno una minore anzianità rispetto ai colleghi, e, dall’altro, pregiudicherebbe gli assistenti amministrativi rispetto ai docenti incaricati di svolgere le mansioni superiori di dirigente scolastico, che non patirebbero analoga riduzione del compenso. Risulterebbe così violato l’art. 3 Cost. Le norme censurate confliggerebbero altresì con l’art. 36, primo comma, Cost., in quanto il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato imporrebbe l’integrale e aggiuntiva corresponsione del trattamento economico previsto per le mansioni superiori e non, invece, in misura decrescente, fino al potenziale azzeramento.

Il legislatore gode di discrezionalità nella definizione delle carriere nella P.A

“Occorre anzitutto rammentare come il legislatore goda di ampia discrezionalità, sia nell’articolazione delle carriere e dei passaggi di qualifica dei dipendenti pubblici (ex plurimis, sentenza n. 224 del 2020), che nella differenziazione del trattamento economico (ex plurimis, sentenza n. 330 del 1999), salvo il limite della palese arbitrarietà e della manifesta irragionevolezza della disciplina. Tanto premesso, secondo la giurisprudenza di questa Corte, il lavoratore preposto a mansioni superiori ha diritto alla differenza di trattamento con la qualifica più elevata in virtù del principio della retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato, di cui all’art. 36, primo comma, Cost., applicabile anche al pubblico impiego (sentenze n. 17 del 2014, n. 101 del 1995, n. 488 e n. 236 del 1992). La normativa censurata rispetta tale principio, dal momento che l’art. 1, comma 45, della legge n. 228 del 2012 assicura all’assistente amministrativo di conseguire il trattamento economico previsto per il DSGA al livello iniziale della progressione economica”.

Facente funzione DSGA, non è incostituzionale la modalità di determinazione del compenso

“Come già rilevato da questa Corte (sentenza n. 108 del 2016), l’attuale meccanismo, in quanto ancorato al differenziale tra il trattamento complessivo percepito dall’assistente amministrativo che ha ricevuto l’incarico e quello tabellarmente previsto come iniziale per il DSGA, comporta, dopo i 21 anni di anzianità, l’azzeramento del compenso per le mansioni superiori. Ciò, tuttavia, non contrasta con gli artt. 3 e 36, primo comma, Cost. Non è quindi manifestamente irragionevole che, nel caso di conferimento dell’incarico di DSGA, l’ordinamento preveda una retribuzione aggiuntiva via via decrescente, fino all’azzeramento, per il dipendente più anziano, dotato, sì, di maggiori esperienze, ma per esse già remunerato. A diversamente opinare, peraltro, si giungerebbe ad affermare che, a parità di mansioni svolte, sia costituzionalmente necessario riconoscere all’assistente amministrativo con un’anzianità maggiore ai 21 anni un compenso più elevato di quello previsto per il DSGA a livello iniziale, sebbene quest’ultimo «sia titolare di quelle funzioni appartenendo ad un ruolo diverso ed essendo stata oggettivamente accertata con apposita selezione concorsuale la maggiore qualificazione professionale, significativa di una più elevata qualità del lavoro prestato» (sentenze n. 115 del 2003 e n. 273 del 1997). Le considerazioni svolte, oltre a escludere la manifesta irragionevolezza del meccanismo previsto dalla normativa censurata, giustificano la diversità di trattamento da essa riservata all’assistente amministrativo dotato di minor anzianità – e quindi destinato a beneficiare concretamente di un incremento retributivo in correlazione all’adibizione alle mansioni superiori di DSGA (come tutti i ricorrenti nel giudizio a quo) – rispetto a quello che ne ha maturata una superiore a 21 anni, proprio perché diversamente si atteggia la valutazione complessiva della retribuzione da essi altrimenti goduta”.

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