Chi difende gli insegnanti maltrattati? Parla la docente aggredita da una mamma perché ha rimproverato la figlia

di Vittorio Lodolo D'Oria
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Non capita tutti i giorni di leggere un fatto di cronaca nera avvenuto a scuola il giorno prima e di essere contattato dalla vittima di tale episodio poche ore dopo l’accaduto. Questo l’articolo in oggetto comparso sulla cronaca locale di Bari su Repubblica il 18.10.17.

Bari, mamma va a scuola e prende a schiaffi la prof della figlia: “L’aveva rimproverata”.

Per placare la furia della mamma c’è voluto l’intervento dei carabinieri e del 118. “Non la passerai liscia, ti faccio fuori”, sarebbe stata la minaccia rivolta dalla donna all’insegnante della figlia, colpevole di avere rimproverato la ragazzina per il comportamento inopportuno tenuto in classe. “Le ha tirato uno schiaffo e fatto volare gli occhiali – raccontano i colleghi della docente – Com’è possibile che un genitore riesca ad arrivare al secondo piano della scuola senza essere fermato?”.

Nella triste cronaca di aggressioni ai danni degli insegnanti, l’ultimo episodio è quello registrato a Bari nell’istituto San Giovanni Bosco del quartiere Libertà, a pochi passi dal Redentore. Prima l’aggressione verbale, poi quella fisica, che ha mandato al pronto soccorso una giovane insegnante della scuola media…
L’insegnante di scuola media era intenta a spiegare in inglese alcuni passaggi della lezione agli alunni stranieri – questa la versione riferita dai colleghi – quando una ragazzina non avrebbe gradito il rimprovero della docente, desiderosa di ottenere maggiore tranquillità in aula. Colta di sorpresa dalla reazione dell’alunna, la professoressa avrebbe chiamato il 118, in preda a un malore. Immediata la reazione della studentessa, che avrebbe accusato a sua volta sintomi da stato di ansia e allertato subito la mamma. “La signora è salita al secondo piano e ha urlato contro la collega, facendole volare gli occhiali con uno schiaffo – è la testimonianza degli altri docenti – Questo episodio non fa che confermare che ormai a scuola non si lavora più in maniera sicura”
Nonostante l’intervento dell’ambulanza, la professoressa ha raggiunto il pronto soccorso perché ancora in stato di agitazione. “Abbiamo risolto tutto, alla presenza dei carabinieri – cerca di riportare serenità, il preside – e nel mio ufficio le due donne si sono parlate e hanno deciso di comune accordo di risolvere le future controversie cercando il dialogo ed evitando lo scontro”. L’insegnante ha preferito evitare di sporgere denuncia, ma i carabinieri vogliono vederci chiaro e ricostruire la dinamica, visto che non si tratta del primo caso in cui i familiari riescono a fare irruzione a scuola e aggredire docenti e dirigenti, in servizio come pubblici ufficiali.
Una settimana prima era stato il preside della scuola media Parini di Putignano, a finire al pronto soccorso con una prognosi di quattro giorni. L’incursione violenta era scaturita da un litigio tra ragazzini che … ora rischiano l’arresto per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Riflessioni

La docente mi parla al telefono in modo agitato, quasi stesse rivivendo i fatti, e aggiunge una serie di particolari che nulla tolgono o aggiungono all’episodio narrato nell’articolo. E’ fortemente scossa dall’accaduto e non potrebbe essere altrimenti. Allo shock del momento si aggiunge anche la paura di ritorsioni nei suoi confronti da parte di un’utenza non proprio ordinaria, come dimostrato dai fatti. Episodi come questo sono capaci di segnare un’esistenza, dando origine alla più classica delle sindromi post traumatiche da stress assai dure da metabolizzare prima e superare poi con l’ausilio di specialisti validi.

Vale però adesso la pena farsi alcune legittime domande, in ordine sparso, sull’accaduto.

  1. L’escalation di violenza contro gli insegnanti può essere contrastata con atteggiamenti tolleranti di fronte a episodi di questo tipo anche se in zone a rischio?
  2. Se anche la denuncia non dovesse procedere d’ufficio (siamo infatti di fronte a un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni), non sarebbe il caso che la docente sporgesse denuncia di parte?
  3. Ha senso il tentativo di mediazione operato dal dirigente scolastico che vorrebbe archiviare l’episodio come se non fosse successo nulla di grave?
  4. Non dovrebbe il preside rivedere completamente il servizio di vigilanza dell’istituto cui tutti hanno libero accesso nelle ore di lezione senza alcun controllo?
  5. Perché il dirigente scolastico non ha attuato tutte le necessarie misure di prevenzione e di monitoraggio dello Stress Lavoro Correlato (SLC) come previsto dall’art. 28 del DL 81/08, posto che ci si trova inoltre in zona degradata?
  6. Comporterà delle conseguenze psichiche, ben più pesanti di quelle fisiche, l’aggressione subita dall’insegnante?
  7. Sarà materialmente possibile che insegnante e alunna tornino a occupare la stessa cattedra e lo stesso banco come se nulla fosse?
  8. Non si dovrà piuttosto provvedere a trovare una collocazione meno esposta per la docente, mentre si procederà a cambiare sezione, se non istituto all’allieva?

Risoluzione

La tutela della salute psicofisica del docente è a carico del datore di lavoro che altri non è se non il dirigente. Questi è incappato almeno in quattro ordini di errore:

a) non aver disposto un efficace sistema di portineria che impedisse l’accesso a estranei durante lo svolgimento delle lezioni;

b) non aver attuato la prevenzione di legge dello SLC tra i docenti;

c) non aver denunciato ai carabinieri la violazione di accesso all’istituto e l’aggressione fisica all’insegnante;

d) pensare di poter mettere tutto a tacere fungendo da pacificatore tra le parti e preannunciando l’emanazione di un codice di comportamento per i genitori (proposta riportata su un successivo articolo).

Sarebbe dunque un danno se non venisse sporta una denuncia sull’accaduto, poiché passerebbe il messaggio che picchiare i docenti è un atto che resta impunito. Lo stesso MIUR, il cui silenzio preoccupa, dovrebbe agire almeno in cinque modi:

a) avviare un’indagine sull’operato del dirigente;

b) sanzionare alunna e famiglia con un trasferimento d’ufficio della studentessa;

c) favorire il reinserimento della docente in altra realtà scolastica se da lei richiesto;

d) finanziare finalmente la prevenzione dello SLC nelle scuole;

e) avviare i controlli nelle scuole per vedere chi, e come, attua la suddetta prevenzione (circolano infatti questionari insulsi per la misurazione di SLC con l’unico scopo di voler dimostrare il falso: che in un determinato istituto lo SLC è sotto il livello di allarme).

L’alternativa a tutto ciò è la trasformazione degli insegnanti italiani da missionari in martiri.

www.facebook.com/vittoriolodolo

 

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