Diecimila studenti di Roma chiamati a dire la loro su sette tematiche scolastiche

di Giulia Boffa
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Red – Tre organizzazioni studentesche (Uds, Link e Rete della Conoscenza) negli istituti superiori della Capitale hanno promosso un referendum a 10.000 studenti delle superiori di Roma.

La consultazione è partita il 15 aprile ed è terminata la settimana scorsa e si basava su 7 quesiti: ingresso dei privati negli istituti, sicurezza delle scuole, reddito di formazione, borse di studio, qualità dei tirocini, università a numero chiuso e sistemi di valutazione come i test Invalsi.

Red – Tre organizzazioni studentesche (Uds, Link e Rete della Conoscenza) negli istituti superiori della Capitale hanno promosso un referendum a 10.000 studenti delle superiori di Roma.

La consultazione è partita il 15 aprile ed è terminata la settimana scorsa e si basava su 7 quesiti: ingresso dei privati negli istituti, sicurezza delle scuole, reddito di formazione, borse di studio, qualità dei tirocini, università a numero chiuso e sistemi di valutazione come i test Invalsi.

I voti sono stati raccolti in nove seggi dislocati in altrettanti istituti superiori (Tasso, Keplero, Carducci, Giordano Bruno, Colombo, Peano, Primo Levi, Marcantonio Colonna e Avogadro) ai quali vanno aggiunti quelli arrivati sul sito internet dell’iniziativa, referendumstudentesco.it.

Il primo quesito interrogava gli studenti sulle priorità che dovrebbero orientare il lavoro delle istituzioni locali e nazionali che si occupano di Istruzione. Tra le opzioni più votate quella sulla sicurezza degli edifici scolastici.

Sul diritto allo studio dal referendum forti perplessità sono state espresse sulla formula del “prestito d’onore”, un modello che in altri paesi, come negli Usa, si è imposto da anni con successo, ma che in Italia secondo gli studenti non potrà mai decollare, considerato l’alto tasso di disoccupazione. Si tratta di un prestito per portare avanti gli studi, per essere rimborsato poi quando si lavora.

Anche i test Invalsi sono stati criticati dagli studenti: “Questo modello di valutazione si è andato ad affermare senza coinvolgere veramente gli organi decisionali delle scuole, che non hanno potuto decidere né a livello locale né a livello nazionale”, spiegano dall’Uds.

Giudizio negativo anche sul numero chiuso nelle università che “ha causato la carenza di tante figure professionali», sul sistema dei tirocini per cui “manca una legge unica nazionale e oggi il rischio è che si trasformino in una specie di sfruttamento”, e sull’ingresso di enti privati negli organi di indirizzo delle scuole: “Sì all’autonomia, ma senza degenerazioni”.

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