In dieci anni dimezzati i posti per dottorato di ricerca, la metà dei bandi è al Nord

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I posti di dottorato banditi sono in aumento, secondo un’indagine ADI. Ne parla il Sole24Ore.

Nel 2017 sono stati banditi 9250 post, +5.5% rispetto al 2016.
In dieci anni si è registrato un drastico calo pari a 6483 posti (-41.2%).
Solo 10 atenei,di cui 8 del Nord, garantiscono il 42% dei posti a bando: il 49% dei posti è bandito dagli atenei del Nord, il 29% del Centro, il 21% del Sud.

Diminuiscono i posti di dottorato senza borsa, che passano dal 23.8% del 2016 al 17.7%, aumentano i posti con borsa: nel 2017 sono 82.3% i posti di dottorato con borsa, il livello più alto dal 2010 (quando i posti con borsa erano il 61%).

Aumenta il numero degli atenei statali che prevedono la tassazione per i dottorandi con borsa, dai 19 del 2016 a 21; solo 12 non prevedono alcuna fasciazione delle tasse.

L’importo medio della tassazione è di circa 600 euro, andando da un minimo di 100 euro all’università di Udine ai 2.230,58 euro per l’università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria. Gli assegnisti di ricerca nell’università sono poco più di 13.000: il 58% degli assegnisti è al Nord , il 26% al centro, e il 20% al sud. Le prime 10 università, nessuna al Sud, per numero di assegnisti rappresentano il 48% del totale.

I dottorandi non sono rappresentanti nei consigli di corso di dottorato del 52% degli atenei italiani.
Solo l’8% degli assegnisti di ricerca godono di una rappresentanza nei senati accademici.Il 70% dei ricercatori a tempo determinato non hanno rappresentanti nei CdA e il 53% non ne hanno nei senati accademici.

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