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Didattica. “Scuola senza zaino”: un progetto didattico innovativo, anche negli spazi

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La “Scuola senza zaino” è un metodo didattico all’avanguardia che sta conquistando l’Italia, niente libri e quadernoni da trascinare sulle spalle avanti e indietro da casa, ogni cosa resta in classe.

Sono quindici anni che in una primaria di Fauglia, a pochi chilometri da Pisa, l’esperimento è cominciato.

Il progetto propone un modo di apprendere collettivo, dove si studia in tavoli comuni, i bambini si aiutano, gli insegnanti non hanno la cattedra, spesso non ci sono i libri, perché tutto il materiale viene auto-prodotto.

Tra gli accorgimenti ci sono i quaderni, ad esempio, con righe e quadretti particolari, per aiutare la scrittura e l’ordine; i contatori della matematica, inventati dai maestri stessi e poi codificati; c’è attenzione al corsivo, perché aiuta lo sviluppo del pensiero.

Si applica la tecnica del “problem solving”: i bambini imparano risolvendo ogni volta dei quesiti, come assemblare una parola , o come contare mille cannucce, scoprendo così le decine, i bambini si autocorreggono, con i materiali appositi.

Il metodo “Senza Zaino”, le cui parole d’ordine sono responsabilità, comunità e ospitalità, è oggi diffuso in più di cento istituti e seguito da quasi ventimila bambini e ragazzi.

Gli spazi delle scuole “Senza Zaino” sono disegnati da architetti specializzati nel metodo: nell’aula non esistono banchi singoli ma “isole” che possono scomporsi, ogni classe ha la sua “agorà”, un angolo dove si sta seduti su cuscini e divanetti e si legge e si discute, e poi schedari, raccoglitori, ogni tipo di materiale, anche tablet e computer. Ci sono aule dedicate alle materie linguistiche, quella della matematica, e poi quella dell’inglese e dell’informatica, con pareti mobili, per diventare ancora altri spazi.

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