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Didattica, restare a lungo sullo stesso argomento non aiuta i meno bravi e danneggia i migliori

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La novità, che sovverta un punto fermo dei docenti italiani, arriva Bankitalia in un working paper pubblicato nei giorni scorsi e basato sull’analisi di risultati delle prove Invalsi.

Il lavoro parte dal presupposto che la metodologia adoperata dai docenti ha una forte incidenza sull’apprendimento, imputabile alla diversa qualità dell’insegnamento.

Nello specifico, il lavoro di analisi parte da recenti studi che hanno cercato di confrontare pratiche di insegnamento tradizionali, come le lezioni frontali, con gli approcci che sottolineano soprattutto il problem solving e la partecipazione attiva degli studenti.

Così, sono stati analizzati, in particolare: i) il rallentamento didattico in attesa che tutti gli studenti abbiano compreso un dato argomento; ii) il mantenimento di una cadenza definita, indipendentemente dalla piena comprensione degli argomenti precedenti; iii) il consolidare concetti anche se relativi agli anni passati.

I risultati indicano che rimanere a lungo su uno stesso argomento non produce benefici significativi per gli studenti appartenenti al segmento più basso della distribuzione delle abilità, mentre riduce significativamente la performance scolastica degli studenti più bravi. La strategia del procedere senza verificare l’avvenuta metabolizzazione da parte degli studenti d’un argomento ha effetti negativi per tutti i livelli di abilità. Al contrario, ritornare e rafforzare concetti già affrontati negli anni precedenti innalza i risultati scolastici degli studenti meno abili, senza penalizzare quelli dei compagni più preparati.

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