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Didattica inclusiva ed integrazione scolastica: compiti docente, convenzione ONU, costituzione

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La scuola, da sempre, si sforza di acquistare quel ruolo di comunità educante che forma la persona in tutti gli aspetti che la riguardano. L’uomo è, infatti, in continua formazione e la costruzione della sua identità è un processo in evoluzione che non ha uno sviluppo lineare. Ecco perché nasce l’esigenza di una scuola, e in essa di una didattica, che sappia adattarsi al progresso culturale così da far fruire il sapere in modo interdisciplinare, consentendo non solo l’accrescimento delle conoscenze dell’alunno ma anche delle sue competenze.

Ogni disciplina, secondo le sue caratteristiche, contribuisce in modo unico e prezioso a formare quel grande puzzle della formazione delle persone. Ecco per quale motivo è innegabile la necessità che, in ogni traiettoria educativa e formativa che si possa definire inclusiva, vi sia anche un insegnamento delle singole discipline cheva collocato all’interno di una proposta culturale di cui siano parte integrante. Tutti gli educatori nella scuola italiana devono costruire il loro profilo professionale con l’acquisizione di competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate e interagenti, che si sviluppano col maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica.

Colui che può garantire la crescita armoniosa della persona secondo una metodologia adeguata ad ogni singolo individuo è infatti l’insegnante, che è chiamato a mettere il “segno” nella vita dell’alunno. Egli deve essere anche un “educatore” in grado di condurlo nel cammino della conoscenza attraverso l’istruzione, nonché “formatore”, capace cioè di dare una forma armonica alla stessa personalità dell’allievo che, nella scuola e attraverso il sistema formativo offerto, si va via via delineando per la formazione dell’uomo e del cittadino del domani.

Il momento formativo in atto nella scuola italiana chiama da sempre in causa il binomio: istruire o educare. Quale azione risulta essere canale privilegiato prioritario al fine della formazione della persona?

La scuola italiana, da sempre è stata chiamata a dare una risposta alla domanda che ogni momento storico le pone. In particolare, affinché l’agire didattico diventi efficace e necessario, è opportuno che il docente esca dalla standardizzazione e da ogni genericità.

Educare istruendo,significa far nascere il tarlo della curiosità, dello stupore, della conoscenza, della creatività. L’efficacia dell’azione didattica e formativa è strettamente legata alla possibilità di destare l’attenzione degli studenti durante l’azione didattica a scuola.

Ciò è possibile se si percorrono strade ad essi familiari e vicine all’esperienza di vita quotidiana. Compito del docente che vuole opererare affinchè la didattica risulti sempre più inclusiva e in grado di accogliere le diversità sociali, culturali, linguistiche, sociali e religiose, è quello di trasformare il sapere scientificamente rilevante ed elevato in sapere insegnabile e apprendibile da parte di altri e professionalizzare l’insegnamento rielaborandolo in termini diversi, pertinenti alla loro destinazione. Un percorso, dunque, che potrebbe essere articolato in 4 tappe essenziali da applicare sempre durante l’azione didattica:

1. conoscere, osservare e valutare;

2. progettare e agire;

3. riflettere e comprendere;

4. allearsi e condividere.

Ognuno di noi, nella scuola, ha ben presenti alcune storie di allievi con disagi vari, con bisogni diversi e con difficoltà diverse proprio perché l’essere umano, nel suo genere, è uguale nella dignità ma diverso nella sostanza. Bisogna mettersi sempre nei panni degli allievi per cercare di capire i loro bisogni, le loro attese e le loro aspettative per condurli, con l’azione didattica, al vero successo formativo in una scuola che è per tutti, senza distinzione alcuna. Immaginiamo di trovarci in un posto con una lingua totalmente diversa o che non riusciamo a ben comprendere, religione diversa, cultura diversa, abilità diverse, col rischio di rimanere stranieri! Il “diverso” va accolto e inserito nel contesto scolastico in quanto “persona”.

La Convenzione ONU, per questo motivo, include la diversabilità tra le forme della diversità umana, parla del rispetto per la differenza e accoglienza delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa. Altri principi generali dichiarati dalla Convenzione ONU sono la dignità intrinseca di ogni persona, la non discriminazione, la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella vita sociale, la parità di opportunità, l’accessibilità a tutte le forme di partecipazione civile, il rispetto dello sviluppo delle capacità e il diritto a preservare la propria identità.

Anche la Costituzione Italiana parla di pari dignità della persona, lo Stato, infatti, ha l’obbligo di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono l’inserimento del soggetto nella comunità, promuovere il pieno sviluppo della persona, la partecipazione alla vita del Paese e il riconoscimento dei diritti umani e universali, così come sancito dai padri costituenti all’articolo 3.

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