Didattica in presenza al 50%: rischio di azzeramento dei sacrifici natalizi. Lettera

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Inviata da Carlo Callea DSGA –

Le stanze degli ospedali non ospitano ciascuna più di 4-6 pazienti, nei negozi gli ingressi sono contingentati, le distanze devono essere rispettate, le mascherine rigorosamente indossate, ma tutto questo non vale per la scuola, perché “la scuola è un posto sicuro”: con la curva dei contagi costantemente in aumento, il DPCM del 3 dicembre prevedeva al 7 Gennaio il rientro in presenza per il 75% degli alunni; il recente decreto Min. Salute dispone, più prudenzialmente, un rientro in presenza al 50% sino al 15 Gennaio, ma nessuno dei due provvedimenti disciplina in maniera chiara le modalità del dimezzamento dell’utenza scolastica, né risolve le oggettive situazioni architettoniche degli istituti, dove gli spazi delle aule e dei laboratori sono ancora troppo esigui rispetto alle esigenze di distanziamento dettate dall’emergenza in atto.

Richiamano, ai sensi del DPR 275/’99, solo la flessibilità in capo alle scuole che, coordinandosi con i trasporti, dovrebbero prevedere entrate ed uscite con orari scaglionati, ma non tengono in considerazione la vita al di fuori dall’aula e da
scuola, come se studenti di classi diverse, di scuole diverse, di famiglie diverse responsabilmente non si incontrassero mai, non sostassero mai davanti ai cancelli, non incrociassero case, abitazioni, spazi all’aperto al di là degli incontri previsti e regolamentati all’interno del proprio Istituto.

Si potrebbe verificare che in un’aula di 20 mq, nella migliore delle ipotesi, insistano contemporaneamente docente di materia e di sostegno, operatore socio-sanitario, 22/26 alunni tra cui qualcuno con disabilità, con banchi che, per quanto distanti, non evitano necessari assembramenti, e se si è così bravi da arieggiare, ci si lamenta del freddo.

La circostanza porterà a sentirsi obbligati ad andare a scuola con la costante paura del contagio, perché finché si era a casa si sapeva di essere responsabili delle proprie azioni, si poteva decidere di limitare i contatti, di preservare la salute propria e dei propri cari, la DAD rappresentava un compromesso tra il diritto alla salute e quello all’istruzione, per quanto sacrificasse il naturale desiderio di socialità che tutti abbiamo e che è condizione essenziale della propria crescita personale. Oppure potrebbe accadere che non ci si preoccupi affatto, che ci si senta invincibili, perché in fin dei conti “questo virus non esiste”, e “allora
appena posso mi abbasso la mascherina e incontro chi voglio, sono giovane e nulla può intimorirmi”.

I docenti, pur amando profondamente il proprio lavoro e pur desiderando al più presto la fine dell’epidemia, non si vedranno riconosciuto il diritto alla salute, per sé e per le famiglie, alla mercé di un rischio – divenuto ormai pericolo – che diventa crescente giorno dopo giorno.

Ci hanno costretto a rispettare gli obblighi e i divieti di zone rosse ed arancioni durante il periodo natalizio, come se in famiglia vivessimo solo a Natale, come se potessimo rischiare per i nostri cari solo a giorni alterni, fino a una data precisa.

Temiamo che il 7 Gennaio il rinnovato assetto scolastico porterà ad azzerare i sacrifici di tutti gli italiani.

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