Didattica digitale, Stem e nuovi ambienti di apprendimento: ecco come cambia la scuola con il Recovery plan BOZZA

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Il Recovery Plan dovrà essere inviato all’UE entro il 30 aprile ma prima dovrà passare dalle Camere: per la scuola la missione Istruzione e ricerca assorbirà 31,9 miliardi (il 17% delle risorse totali), mentre all’inclusione e alla coesione andranno 19,1 miliardi.

Didattica digitale integrata

Fra i punti salienti da evidenziare c’è senza dubbio la virata verso la didattica digitale integrata: finalità principale è la creazione di un ecosistema delle competenze digitali, in grado di accelerare la trasformazione digitale dell’organizzazione scolastica e dei processi di apprendimento e insegnamento, in coerenza con il quadro di riferimento europeo delle competenze digitali DigComp 2.1 (per studenti) e DigCompEdu (per docenti), si legge sulla bozza.

La misura prevede infatti la creazione di un sistema multidimensionale per la formazione continua dei docenti e del personale scolastico per la transizione digitale, articolato in un polo di coordinamento sull’educazione digitale promosso dal Ministero dell’istruzione. 

L’attuazione di questa linea di intervento sarà assicurata dal Ministero dell’Istruzione e coinvolgerà circa 650.000 persone tra docenti e personale scolastico e oltre 8.000 istituzioni educative. 

Nuovi ambienti di apprendimento e discipline Stem

Con il Pnrr si vorrà puntare sulla riqualificazione e sull’innovazione degli ambienti di apprendimento. L’obiettivo sarà quello di potenziare la didattica digitale e diffondere l’insegnamento delle discipline STEM e del multilinguismo, sia nei percorsi scolastici che all’università. In tal senso, lo scopo sarà quello di creare nella scuola la “cultura” scientifica e la forma mentis necessaria ad un diverso approccio al pensiero scientifico, appositamente incentrata sull’insegnamento STEM (es.: IBL Inquiry Based Learning, Problem Solving, ecc.), con ricorso ad azioni didattiche non basate solo sulla lezione frontale. La particolare attenzione posta nel realizzare l’azione descritta è dedicata anche a raggiungere il pieno superamento degli stereotipi di genere. Per questo motivo, sarà attivato un un corso obbligatorio di coding per tutti gli studenti nell’arco del loro ciclo scolastico. 

Allo stesso tempo, si prevedono importanti investimenti di carattere infrastrutturale, sia per digitalizzare gli ambienti di apprendimento, sia per colmare le carenze degli edifici scolastici in termini di sicurezza ed efficienza energetica. 

In quest’ottica si punta alla trasformazione degli spazi scolastici affinché diventino “connected learning environments”, cioè adattabili, flessibili e digitali, con laboratori tecnologicamente avanzati e un processo di apprendimento orientato al lavoro. Con questo progetto si persegue l’accelerazione della transizione digitale del sistema scolastico italiano con quattro iniziative: 

trasformazione di circa 100.000 classi tradizionali in connected learning environments, con l’introduzione di dispositivi didattici connessi; 

  • creazione di laboratori per le professioni digitali nel II ciclo;
  • digitalizzazione delle amministrazioni scolastiche;
  • cablaggio interno di circa 40.000 edifici scolastici e relativi dispositivi. 

L’attuazione di questo investimento sarà a carico del Ministero dell’Istruzione. 

L’altro obiettivo principale è quello di consentire la messa in sicurezza di una parte degli edifici scolastici, favorendo anche una progressiva riduzione dei consumi energetici e quindi anche contribuire al processo di recupero climatico. Gli obiettivi principali in dettaglio sono: 

  • miglioramento delle classi energetiche con conseguente riduzione dei consumi e di emissione di CO2
  • aumento della sicurezza strutturale degli edifici.

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