Didattica digitale integrata: i docenti devono lavorare da scuola o possono collegarsi anche da casa?

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insegnanti didattica a distanza

Con la seconda ondata epidemiologica del Covid-19, l’Italia si è ritrovata nel tunnel che solo in parte e apparentemente credeva di aver attraversato, infatti l’attuale immagine che percepiamo e avvertiamo è quella di un’Italia colpita violentemente e che stenta a riprendersi. La scuola, aperta o chiusa, è ancora una volta è al centro del dibattito nazionale. 

Secondo la ministra Azzolina in questa aggressione repentina del virus, “le scuole devono essere le ultime a chiudere “ e ciò ha trovato conferma nell’ ultimo Dpcm del governo Conte, del 24 ottobre, nel quale appunto si ribadisce che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia, continui a svolgersi in presenza.

Diversamente è la condizione della scuola secondaria di secondo grado che potrà far ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00. Tutte le ordinanze regionali

Le scuole da Nord a Sud

In quasi tutte le istituzioni scolastiche si sono effettuate delle restrizioni nei confronti della didattica in presenza , infatti le scuole del territorio nel rispetto di quanto espresso dal dpcm hanno fatto ricorso alla DID nella misura del 50/70 per cento delle attività coinvolgendo gli studenti della scuola secondaria di secondo grado e dell’Università, fatta eccezione per la Campania dove è stata predisposta la DAD anche per gli alunni della primaria e della secondaria di primo grado.

Intanto si accende il dibattito sulla Dad

L’ipotesi di contratto integrativo nazionale  sulla didattica a distanza è stato firmato al momento dai sindacati Cisl e Anief. Nel frattempo però il testo è stato trasmesso ai Dirigenti Scolastici insieme alla circolare 1934 del MI, del 26 ottobre, a firma del dott. Bruschi avente come oggetto: “Indicazioni operative per lo svolgimento delle attività didattiche nelle scuole del territorio nazionale in materia di Didattica digitale integrata e di attuazione del decreto del Ministro della pubblica amministrazione 19 ottobre 2020”

La nota su citata fa riferimento all’attivazione della didattica digitale integrativa come previsto dalle Linee Guida di cui al Decreto del Ministro dell’istruzione 7 agosto 2020, n. 89, per come declinate dalle istituzioni scolastiche nell’apposito Piano scolastico, che rappresenta lo strumento organizzativo che le scuole si sono date per garantire il diritto all’istruzione, anche attraverso le possibilità date dal decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.

Il personale dovrà rispettare il proprio orario di servizio e le sue prestazioni inerenti alla funzione docente, allo stesso modo avrà diritto a partecipare alle assemblee sindacali durante l’orario di lavoro, che si potranno tenere con le stessa procedure con cui si svolgono le attività didattiche a distanza.

Ciò che però ha creato un certo malessere tra i docenti, è stato leggere la parte in cui si dice che il personale docente assicura la presenza a scuola senza la classe, perché la scuola rimane aperta.

I docenti devono lavorare in DAD da scuola o da casa?

La circolare 1934 del Ministero afferma

“Le istituzioni scolastiche continuano ad essere aperte, e in presenza, nell’istituzione scolastica, opera il personale docente e ATA, salvo i casi previsti al paragrafo 2, (personale docente e ATA in quarantena con sorveglianza attiva o in isolamento domiciliare fiduciario).

La dirigenza scolastica comunque, in caso di necessità, può adottare particolari e differenti disposizioni organizzative”.

Sono tanti i docenti a chiedersi se il riferimento sia alla Didattica Digitale integrata utilizzata come complementare a quella in presenza nella scuola secondaria di II grado, o anche ai periodi di completa sospensione delle lezioni in presenza, come già deliberato da alcune ordinanze per un determinato periodo di tempo.

Le risposte al quesito sono varie, e in diverso modo si sta agendo nelle scuole. Potete inviare le vostre esperienze e le decisioni assunte a [email protected]

Perché infatti ci si dovrebbe recare a scuola e tenere la propria lezione in DAD in una classe vuota, in un momento in cui il Covid-19 è diventato più incisivo e per evitare contagi è stato chiesto di lavorare in smart working a molti settori lavorativi, si moltiplicano gli appelli da parte di medici e virologi ad abbassare al minimo gli spostamenti, ad evitare qualsiasi assembramento nei trasporti pubblici. Oltre al necessario lavoro aggiuntivo di sanificazione ordinaria che qualsiasi presenza in più nei locali scolastici comporta.

Appare evidente che il paragone con lo smart working possa sembrare inefficace e poco indicativo nei confronti dell’impegno profuso dai docenti nella didattica a distanza e nella responsabilità del dirigente scolastico a far sì che venga tutelato il diritto allo studio dei suoi studenti.

Sta di fatto però che molte scuole non siano dotate degli strumenti adatti per poter supportare tutto il personale docente nella DAD, a partire da computer o device mal funzionanti o con banda di connessione claudicante e non adeguata a supportare i collegamenti sincroni contemporanei.

Resta invece inteso il contrario, il docente che non può assicurare la propria prestazione da casa deve poter operare in presenza da scuola, dato che la scuola rimane aperta.

Dunque la realtà è molto più sfaccettata rispetto all’indicazione contenuta nella circolare che, comunque, lascia aperta la possibilità di “particolari e differenti disposizioni organizzative”, quindi anche quelle ritenute più opportune per ridurre al minimo i contagi da Covid 19.

Scarica la nota con tutte le informazioni complete

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