Didattica digitale, impatti sull’apprendimento. Alfieri: “Dobbiamo avere il coraggio di essere innovatori”

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Intervento di Suor Anna Monia, de Il Diritto di Apprendere, in audizione in Commissione 7a (Istruzione pubblica e beni culturali) e Commissione 12a (Igiene e Sanità) in Senato in merito alla didattica a distanza e l’impatto che ha avuto sull’apprendimento degli studenti.

In uno studio pubblicato dall’Istat, relativamente all’Anno Scolastico 2018-2019, viene fotografato il fenomeno del “digital divide” dove moltissime famiglie ed i loro ragazzi, soprattutto nel Mezzogiorno, sono state le vere vittime di tale problematica.

I dati sono chiari: il 12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni non ha un computer o un tablet a casa (850 mila in termini assoluti), la quota raggiunge quasi il 20% nel Mezzogiorno (470 mila ragazzi). Il 57% lo deve condividere con la famiglia e solo il 6,1% vive in famiglie dove è disponibile almeno un computer per ogni componente. Tra le famiglie con minori (0-17 anni), circa 1 su 7, non ha un computer o un tablet a casa (il 14,3%), con differenze geografiche nette: al Sud sono il 21,4%, mentre sono l’8,1% nel Nord-Ovest.

Quindi, anche se quasi tutte le famiglie con figli hanno accesso ad internet, magari attraverso il cellulare di un genitore, risulta molto difficile seguire le lezioni online e svolgere compiti a distanza (stampare e inviare schede, elaborati, esercizi e scansionare gli elaborati), incrementando l’impatto negativo della didattica a distanza sui segmenti più esposti a fenomeni di povertà educativa.

Non va trascurato un altro punto debole, emerso con l’improvviso ricorso delle attività erogate mediante piattaforma informatica, rappresentato dalla necessità di competenze digitali volte all’accesso ed all’utilizzo delle stesse. Anche in questo caso le difficoltà riscontrate dai discenti sono state amplificate dalla penuria di competenza da parte dei genitori per gestire inizialmente l’avvio della didattica a distanza.

Istat stima inoltre che tra gli adolescenti 14-17enni, impegnati in questa fase con la didattica a distanza in varie forme e livelli di complessità, solo il 30,2% presenta alte competenze digitali (pari a circa 700 mila ragazzi), il 3% non ha alcuna competenza digitale, mentre circa i due terzi presentano competenze digitali basse o, addirittura, di base.

Interessante notare anche come le ragazze, mediamente con rendimenti scolastici più elevati e minor rischio di fallimento formativo rispetto ai ragazzi, presentano complessivamente livelli leggermente più elevati di competenze digitali, con un 32% di alte competenze digitali contro il 28,7% dei coetanei maschi.

Il nostro sistema scolastico nasconde ancora molte sacche di esclusione, oltre che di vera e propria resistenza delle scuole “di frontiera”. Ma l’emergenza sanitaria e la prolungata chiusura delle scuole hanno fatto sparire dal radar molti studenti a rischio, nonostante l’impegno di insegnanti e dirigenti per contattarli uno ad uno e l’intervento di molte associazioni che affiancano le scuole e i loro alunni garantendo il sostegno della comunità educante.

La dispersione scolastica, implicita ed esplicita, sembra essere destinata ad aumentare, in quanto la didattica a distanza non può certo sopperire alla quotidiana azione educativa e formativa della scuola, che si fonda sulla relazione, sull’accoglienza e l’organizzazione della vita dei suoi alunni giorno dopo giorno.

Criticità: Il mancato adeguamento tecnologico e la risposta delle Istituzioni

– le difficoltà strutturali: nelle aree interne del Meridione d’Italia la qualità della rete internet a volte diventa più un ostacolo da superare che un alleato sul quale poter contare

– la dotazione informatica delle famiglie, soprattutto dei segmenti sociali meno abbienti, non è di qualità, in quanto si tende a risparmiare sull’acquisto dei vari Device senza considerare la ricaduta pratica in termini di efficienza che dovrà esserci, proprio nella fase emergenziale quando non ci si può permettere di utilizzare un Computer o un Tablet con processori poco potenti. In tal caso, il continuo blocco del pc va ad aggiungersi alla scadente qualità della rete internet, creando interruzioni e distrazioni destinate a far perdere la fruibilità della lezione

Abbiamo assistito ad un intervento straordinario del Ministero dell’Istruzione teso ad aprire le porte ad una Scuola Smart, posta in linea con il sistema industria 4.0, mediante l’erogazione di appositi fondi erogati per superare le difficoltà. Nello specifico, 85 milioni di euro stanziati per tutte le regioni italiane, così suddivisi:

a) 10 milioni potranno essere utilizzati dalle istituzioni scolastiche per favorire l’utilizzo di piattaforme e-learning, per dotarsi di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza o per potenziare quelli già in loro possesso

b) 70 milioni saranno utilizzabili per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso gratuito, dispositivi digitali per la fruizione della didattica a distanza

c) I restanti 5 milioni serviranno a formare il personale scolastico

Per fare un esempio, il mondo scolastico Calabrese, afferente ad una delle aree maggiormente esposte ai fenomeni di deprivazione culturale, ha ricevuto 3,6 milioni di euro. Questo fondo potrà sicuramente essere un valido supporto teso a superare le difficoltà vissute dalle numerose famiglie e, soprattutto, un punto di forza per gli studenti più esposti alle difficoltà; sicuramente esso non potrà generare gli stessi effetti di fruibilità vissuti dai coetanei degli studenti calabresi residenti nelle regioni del Nord Italia dove le connessioni internet e la propensione all’uso di sistemi informatici è più avanzato anche per le dotazioni informatiche presso i laboratori delle Scuole.

Dalla relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione 2020 della Commissione europea si evince che la % di giovani nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente l’istruzione e la formazione è stata del 13,5 % nel 2019, il tasso di abbandono scolastico resta ben al di sopra della media UE del 10,2 % e si situa a notevole distanza dal parametro di riferimento UE 2020 del 10 %.

La dispersione scolastica è più consistente nel Mezzogiorno. Tra le regioni i tassi variano in modo considerevole, dal 9,6 % nel nord-est al 16,7 % nel sud. I ragazzi hanno più probabilità delle ragazze di abbandonare la scuola prima del tempo (il 15,4 % contro l’11,3 %). Una particolare attenzione va dedicata a quei territori che sono “rossi” anche sul piano dell’emergenza educativa, dove si rilevano i picchi più alti di dispersione scolastica, come ad esempio la Calabria, dove la percentuale dei dispersi è del 21,5% e dove le diseguaglianze digitali sono molto accentuate.

Già prima della pandemia, nel nostro Paese, 1 milione 137 mila minori (l’11,4% del totale) si trovavano in condizioni di povertà assoluta, senza avere cioè lo stretto necessario per condurre una vita dignitosa. Un dato in calo rispetto al 12,6% del 2018, ma che tuttavia rischia di subire una nuova impennata proprio per gli effetti del Covid-19, se non saranno messi subito in campo interventi organici per prevenire una crescita esponenziale come quella avvenuta a seguito della crisi economica del 2008, quando la percentuale di povertà assoluta minorile è quadruplicata in un decennio (era il 3,1% nel 2007).

Già prima dell’emergenza Covid, l’ascensore sociale del Paese era fermo: in Italia si è rotto il meccanismo che permetteva di migliorare la propria condizione, di costruirsi un futuro migliore. Secondo un’indagine condotta da Ipsos tra gli studenti della secondaria di secondo grado, nel 28% delle classi si sarebbe verificato almeno un abbandono di un loro compagno, da quando la pandemia ha compromesso le attività didattiche in presenza. Poiché nel 2019-20 le classi funzionanti erano 121,5mila, si può ritenere che, se fondata la stima del 28%, non meno di 34mila ragazzi hanno abbandonato o siano propensi a non ritornare a scuola.

Gli studenti del quinto anno degli istituti secondari statali iscritti (non si sa se attivamente frequentati) nel 2020-21 sono in tutto 470mila. Cinque anni fa, nel 2016-17, gli iscritti al primo anno erano 597mila.

Lungo il percorso hanno pertanto abbandonato la scuola statale in 127 mila, il 21,3%. Se quei 34 mila, se pur ufficiosi, fossero nei fatti nuovi abbandoni che si vanno ad aggiungere, il totale degli abbandoni andrebbe oltre le 160mila unità con un tasso di circa il 27%, il livello negativo di sei-sette anni fa: un pericoloso ritorno al passato che riaprirebbe ulteriormente, con il coltello del Covid, una ferita sociale che fatica a rimarginarsi.

 

Per mettere al sicuro il sistema scolastico e formativo, tra le priorità dell’agenda politica del futuro governo sarà necessario inserire un piano ben preciso per considerare i rischi, mitigarli ed avere strategie ben codificate.

A ciò si aggiunga la necessità di dover realizzare una piattaforma unica per tutti i cicli scolastici obbligatori presenti in Italia.

La situazione della didattica durante il lockdown, secondo una diffusa corrente di pensiero che, ripeto, va verificata con apposite ricerche, non appare priva di problemi, soprattutto per le primarie.

Si stima che quasi un bambino tra gli 8 e gli 11 anni su dieci, non ha mai sperimentato le lezioni on-line o lo ha fatto meno di una volta a settimana, mentre la percentuale cala drasticamente per le scuole secondarie di primo e secondo grado.

La prospettiva si inverte, se parliamo di attività extracurricolari, che non fanno mai 1 su 4 dei bambini tra gli 8 e gli 11 anni, mentre viene praticata da 1 su 3 dei ragazzi tra i 12 e 14 anni. Per la fascia degli adolescenti, e cioè tra i 15 e i 17 anni, non si ha ben chiara una ipotesi di stima.

Da una ricerca condotta da Save The Children – Aprile 2020-, quasi la metà dei bambini e dei ragazzi coinvolti pensa che anche dopo, quando riapriranno le scuole, le lezioni e i compiti non saranno più come prima, ma solo per un periodo. Più di un bambino o ragazzo su 5, tra quelli che vivono in famiglie più fragili dal punto di vista socio-economico, pensando a quando tornerà a scuola, non si sente adeguatamente preparato e vorrebbe più aiuto o supporto.

La povertà improvvisa, la paura per il futuro, la demotivazione: una miscela di fattori che rischia di gravare come una pesante eredità sulle spalle degli studenti, aumentando i già importanti divari di apprendimento che caratterizzano il nostro Paese.

Certo il Covid è stato un cigno nero imprevisto e la dad è stata un ripiego legato all’emergenza. Superata l’emergenza, come già detto, bisogna immediatamente predisporre azioni ed interventi di ben altro respiro in quanto, al disastro registrato, con 1.600 mila allievi non raggiunti dalla dad, per lo più riconducibili ai cittadini meno abbienti, senza dimenticare i 300 mila allievi disabili, anch’essi in una situazione di totale isolamento, potremmo affermare che da questa pandemia, oltre alle migliaia di persone che hanno perso la vita, ci saranno tutti i ragazzi delle periferie delle città e della Nazione ad essere stati irreparabilmente danneggiati.

L’INTERVENTO COMPLETO

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