Didattica digitale, i sindacati in coro: “Non può sostituire la lezione in presenza. Serve solo per l’emergenza che stiamo vivendo”

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La didattica digitale è solo la didattica per l’emergenza che non può sostituire la lezione in presenza. E non può essere utilizzata in altri contesti diversi dall’emergenza. Il contratto integrativo dedicato serve a dare regole al personale che specie nella prima fase si è auto formato in un campo poco battuto, quello digitale appunto.

E’ la sintesi del pensiero espresso dai sindacati della scuola intervenuti nel corso del dibattito di Orizzonte Scuola Tv dello scorso 4 gennaio sul bilancio del 2020 e le nuove prospettive per il 2021.

Secondo la segretaria nazionale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, “la didattica digitale integrata, nella modalità a distanza, non va intesa come modello alternativo alla didattica in presenza, è e rimane una soluzione di emergenza con la quale impedire che il lock-down si trasformi in totale black out della didattica. Crediamo davvero superfluo spiegare le ragioni per cui la scuola ha bisogno vitale della relazione diretta che solo l’attività in presenza consente”. 

Oggi sicuramente ci sono più devices, c’è una maggiore organizzazione degli orari scolastici e della presenza o assenza degli studenti alle attività. La DDI è stata inoltre normata, come strumento d’emergenza, attraverso un apposito CCNI”, dice Francesca Ruocco, segretaria nazionale Flc Cgil. “Ma resta sempre e solo uno strumento di emergenza”, aggiunge la sindacalista

Per l’introduzione della DID servirebbe una legge che la istituisca, che analizzi pro e contro anche alla luce delle considerazioni che la scienza e i ricercatori stanno mettendo in evidenza in termini di apprendimento, di disuguaglianze e di problemi psicologici seri, senza considerare i problemi di privacy, di proprietà intellettuale, di responsabilità che hanno ricadute inedite sul rapporto di lavoro dei docenti in  particolare e di tutto il personale in generale”, spiega invece Pino Turi, segretario della Uil Scuola, a proposito di eventuali migliorie del contratto sulla didattica digitale integrata.  Ogni tentativo di regolamentazione fatto sulla base dell’emotività e della contingenza è di per sé sbagliato. Serve un dibattito nella società e nel Parlamento”, aggiunge Turi.

Il segretario dell’Anief, Marcello Pacifico, si concentra invece sull’aspetto che riguarda gli “usi impropri” della DiD: “la legge è chiara, garantisce la validità dell’anno scolastico in caso di alcune emergenze. La didattica a distanza è uno strumento eccezionale, un rimedio e non la cura”.

Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda degli insegnanti, spiega invece, a proposito della DiD: “Nella prima fase dell’emergenza tutti gli insegnanti si sono auto formati, compiendo un grande balzo avanti nelle competenze digitali. Inutile parlare a posteriori di piani di formazione. La didattica digitale integrata è soltanto uno strumento di emergenza che non può sostituire in alcun modo il rapporto diretto con gli alunni. In futuro potrà essere un’integrazione della didattica ordinaria, per esempio prevedendo interventi di esperti che potrebbero interagire a distanza con le classi su specifici argomenti”.

Per quanto riguarda invece la realizzazione di una piattaforma unica di didattica digitale integrata, la segretaria nazionale dello Snals, Elvira Serafini, dice: “sarebbe auspicabile un intervento del ministero per uniformare gli aspetti tecnici garantendo omogeneità, sicurezza e finanziamenti”. 

E si ricollega anche alla formazione del personale docente: “Siamo ancora all’inizio di un processo lungo e laborioso e finora le scuole hanno agito da sole senza indicazioni operative chiare ed omogenee”, ha aggiunto Elvira Serafini.

 

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