Didattica a distanza, Turi (Uil Scuola): “Così non va, non servono le linee guida. Occorre normarla con contrattazione” [INTERVISTA]

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Le linee guida sulla didattica a distanza non piacciono ai sindacati. Anzi, le organizzazioni sindacali hanno chiesto un rinvio per ulteriori approfondimenti. 

A Orizzonte Scuola interviene il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi: “Parlare di didattica a distanza, oggi, è fuorviante, un messaggio sbagliato. Come si mette in condizione, invece, la scuola di ripartire? Regna la confusione, piuttosto. La didattica a distanza è materia di contratto che riguarda i diritti e doveri dei docenti, va visto in un quadro negoziale, all’interno della normale contrattazione non per via autoritativa, tramite decreto. La didattica a distanza è uno strumento complementare e non può sostituire la didattica in presenza. Stiamo parlando di una scuola che non c’è”.

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Qual è l’obiettivo dei sindacati per settembre?

“Il nostro obiettivo, è chiaro, è quello di riaprire in presenza e in piena sicurezza”.

Non accettate, dunque, le linee guida sulla Didattica a distanza?

“No, così non va, non si possono realizzare linee guida autoritative, si tratta chiaramente di un argomento che va inserito all’interno del contratto e siccome si tratta di un aspetto innovativo non si può fare così, improvvisamente, per linee guida. Oggi concentriamoci sull’apertura della scuola in presenza, poi avremo tutto il tempo per farlo”.

Un’altra situazione importante riguarda anche quella degli organici…

“Sì, per questo abbiamo chiesto un rinvio, per fare ulteriori approfondimenti. Se tu non mi dici cosa fai con gli organici, cosa bisogna fare per la costruzione delle classi noi cosa dovremmo firmare? Su questo noi siamo stati chiari, ma allo stato attuale è difficile firmare un accordo”.

C’è il rischio, dunque, che non lo firmiate il protocollo?

“Beh, io non ho un pregiudizio, ma il protocollo non può essere un atto di adesione, ma negoziale. Ci si mette attorno ad un tavolo e si negozia, anche la notte. Un atto negoziale presuppone che ci sia posizioni che si mettono insieme”.

E su questo la ministra cosa vi ha detto?

“La ministra è impegnata a raccontare che tutto va bene, che i sindacati collaborano, che abbiamo firmato il protocollo. Invece noi siamo per raccontare il reale, nelle scuole la situazione è molto diversa da quella raccontata, tra i dirigenti c’è molta preoccupazione”.

Ad oggi la scuola è pronta per il 14 settembre?

“L’abbiamo detto e ridetto, hanno detto che siamo delle ‘Cassandre’, degli uccelli del malaugurio, in realtà stiamo solo dicendo le cose come stanno. Non vorrei che ci fosse un retro pensiero su queste linee guida, ‘apriamo le scuole e poi c’è la ciambella di salvataggio della didattica a distanza’ che, lo sottolineo, non l’ha rifiutato il sindacato, ma l’intero Paese. La DaD ha aumentato le diseguaglianze, non le ha accorciate. Non si può risolvere il problema dell’educazione scaricando tutto su docenti e famiglie. Noi chiediamo semplicemente che la scuola sia un luogo sicuro in cui si garantisca il diritto allo studio”.

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