Didattica a distanza tra criticità e punti di forza. All’orizzonte il nuovo anno scolastico

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Quando iniziammo a parlare di didattica a distanza, pensammo che sarebbero bastati pochi articoli per chiarire e definire quello che possiamo, senza dubbio, definire il cambio epocale della didattica nella scuola italiana. Cambio di passo che nessuno si attendeva fosse talmente rapido e indolore come effettivamente è stato. La capacità di adattamento di alunni, genitori e insegnanti e, congiuntamente, la duttilità del personale docente hanno rappresentato l’assoluta novità per una scuola che, per decenni, era sembrata, almeno all’apparenza, immobile e refrattaria ad ogni cambiamento.

Sono cambiati i tempi ma anche le modalità, le ritualità, tutto ciò a cui la scuola era abituata ormai da decenni, per non dire, dalla legge Casati in avanti. La vera scommessa, ma non solo per la scuola, stava nell’utilizzare ciò che è diventato di uso quotidiano, Pc, tablet, IPad, per la didattica. Giuseppe Rossi, docente universitario di didattica generale e presidente di Sirem, Società italiana di Ricerca sull’educazione mediale afferma che "non è, semplicemente, trasportare le stesse cose che faccio in presenza su altri mezzi ma è ripensare alle stesse finalità con modelli didattici e tecnologie differenti".

Una scommessa che, come abbiamo visto, ha coinvolto i dirigenti scolastici, il personale ATA, i docenti e gli studenti, naturalmente, ma anche le figure di sistema della scuola italiana. Per individuare i punti di forza e di debolezza, e congiuntamente per comprendere cosa cambierà nella scuola nel prossimo anno scolastico, abbiamo incontrato, telematicamente, il prof. Rosolino Cicero, docente di matematica e scienze da 26 anni, in servizio da undici anni presso l’Istituto Comprensivo “Giuliana Saladino” di Palermo, da nove anni Primo Collaboratore del DS. Ma la cosa più interessante è la scelta di avere fondato, con alcuni docenti Collaboratori del DS di Palermo, l’ANCODIS, l’Associazione Nazionale dei Collaboratori dei DS. Rosolino Cicero, presidente Ancodis di Palermo, rappresenta l’Associazione a livello nazionale.

La DaD ha messo a dura prova l’Italia e la scuola italiana. Al contempo, però, ha fatto riscoprire una classe docente capace e pronta, senza indugio, a

“Da alcune settimane stiamo affrontando l’emergenza del coronavirus COVID 19 che sta mettendo a dura prova il sistema Italia.

Tre pilastri della nostra Italia – il sistema sanitario, della sicurezza e quello scolastico – sono stati messi a dura prova e, seppur all’inizio sembrassero entrare in crisi, hanno saputo positivamente reagire creando quella unità di sistema che ha dato il necessario orgoglio ad un paese piegato dalla emergenza sanitaria.

Per quanto riguarda il sistema scolastico italiano, personale, alunni e famiglie sono stati “catapultati” in una nuova realtà caratterizzata dalla improvvisa interruzione delle relazioni fisiche e riadattata a modalità possiamo dire “e-relations” con tutta la fatica organizzativa, di coordinamento ed esecutiva che essa ha comportato.

Possiamo dire che è venuto fuori prepotentemente quello spirito di servizio e di affezione al lavoro al quale ciascuno di noi è stato chiamato: una comunità di uomini e donne che non hanno indugiato a trasferirsi dal campo reale a quello digitale – secondo le specifiche competenze e responsabilità – cercando di onorare per quanto possibile un diritto costituzionalmente garantito”.

Quali sono state le criticità emerse e realisticamente valutabili durante questa emergenza COVID-19? Cosa sarebbe stato possibile fare per garantire a tutti la connettività?

“Abbiamo subito dovuto rimettere in discussione regole, modelli, programmazioni, relazioni ponendoci la domanda di come continuare a “sostenere” i nostri alunni e provando a costruire un’altra forma di relazione pedagogica.

In molte aree del Paese sono emerse antichi ritardi, inadeguatezza infrastrutturale, limiti diffusi nelle competenze digitali che ci hanno posto innanzi ad una ovvia presa d’atto e cioè se la didattica a distanza fosse per tutti oppure – come si è poi rivelata nelle successive settimane da nord a sud e dai centri urbani alle periferie delle grandi città – per molti!

Una parte non trascurabile di alunni è stata messa in standby o perché privi di adeguate piattaforme digitali introdotte dalle scuole o per assenza di adeguati dispositivi o per insufficiente connessione che non ha consentito loro di continuare a sentirsi a pieno titolo parte della comunità scolastica.

Già il 19 marzo, parlai di rischio di incremento di una nuova forma di dispersione: quella digitale.

Con tutte le limitazioni relative al contrasto alla diffusione del Covid 19 e con gli strumenti messi a disposizione alle scuole, la dispersione digitale si è rivelata complicata da gestire ed ancora più difficile da contrastare.

È da riconoscere che il Ministero è sceso subito in campo adottando misure urgenti in tal senso ma, sulla base della mia esperienza, ritengo che potessero adottarsi procedure più dirette, per esempio utilizzando l’anagrafe scolastica ed offrendo connessione gratuita a tutti, lasciando alle scuole la responsabilità di monitorare gli alunni dispersi o irregolari nella partecipazione”.

La scuola della Didattica a Distanza non si è dimenticata degli alunni con disabilità. Cosa servirebbe per una maggiore garanzia dei diritti

Tra le questioni certamente non secondarie emerse in questo periodo di Didattica a distanza vi è stata la difficoltà di mettere a punto un sistema capace di dare la necessaria attenzione agli alunni ed alle alunne diversamente abili che hanno subìto loro malgrado tutti i limiti della DaD nonostante l’encomiabile lavoro svolto dai docenti di sostegno e dagli assistenti specializzati che seppur a distanza hanno fatto sentire la loro presenza ed ammirevole vicinanza.

A questi alunni bisogna dare la massima attenzione trovando forme di vera inclusione per esempio dotandoli di dispositivi adeguatamente configurati, con utilizzo di piattaforme – sulla base della forma di disabilità – capaci di favorire il dialogo tra docenti ed alunno, di accompagnare l’azione didattica con assistenti tecnici specializzati in tecnologie assistive e tiflotecniche in possesso di conoscenze specifiche nelle diverse unità periferiche per disabili”.

Con quale governance è possibile gestire la “Didattica a Distanza”?

“Un ruolo centrale è stato assunto dal DS e dai suoi Collaboratori, dall’animatore digitale, dalle FF.SS., dai Coordinatori di classe e dalle Insegnanti prevalenti della scuola primaria e dell’infanzia che tempestivamente – ciascuno per le proprie competenze e coadiuvati dalla professionalità del DSGA e degli ATA – si sono adoperati a dare linee guida secondo le emergenze rilevate, la conoscenza delle criticità digitali degli alunni, mettendo a sistema i punti di forza e provando a trovare le soluzioni alle note o improvvise difficoltà.

La prima fase è stata davvero un periodo intenso di confronto, di ricerca di soluzioni, di ipotesi da sperimentare, di sofferenze anche psicologiche da superare. Grazie allo spirito di collaborazione di tutta la comunità scolastica comunque la prima fase ha lasciato il posto alla seconda che ci appare più serena, fluida e sicuramente post emergenziale.

Ovviamente nell’unica consapevolezza che quanto prima occorre ritornare alla Didattica nella relazione e nell’interazione fisica che non potrà mai essere sostituita da altre forme più o meno digitalmente avanzate di scuola”.

Ma non ci sono state solo criticità. Alcuni punti di forza fanno ben sperare?

“L’emergenza sanitaria dovuta al Covid 19 lascerà un segno indelebile nella storia del sistema scolastico del nostro paese. Ma c’è un elemento positivo che non va sottovalutato: la sorprendente coesione della comunità scolastica a tutti i livelli, che al netto di tutti i suoi limiti strutturali e contingenti, ha trovato nuove forme e nuovi mezzi per cercare garantire il “diritto all’istruzione seppur a distanza” degli alunni e delle alunne.

Grazie ad un’azione sinergica all’interno di ogni comunità scolastica e tra essa e la comunità sociale e territoriale – penso ai tanti piccoli e medi comuni – sono state adottate scelte condivise con iniziative solidali che hanno fatto emergere la vera autonomia gestionale, organizzativa e didattica di ciascuna Istituzione scolastica, inventando modi e forme originali di vivere il tempo della – mi si consenta – istruzione in famiglia.

La solidarietà ed il senso di comunità si sono manifestati in tanti modi a partire dal sostegno economico alle famiglie cadute in gravi difficoltà. C’è stata anche una solidarietà immateriale parimenti preziosa: quella di tanti giovani studenti, per esempio quelli di molte Scuole superiori della mia città coordinati dalla Consulta giovanile degli studenti, che hanno preso in affidamento alunni in condizione di difficoltà e li hanno sostenuti nel tempo dedicato allo studio, li hanno accompagnati nel tempo libero, qualcuno ha anche condiviso private sofferenze”.

Valutare un percorso o misurare le conoscenze? Anche se la valutazione è ormai oggetto di attenzione di numerosi collegi di docenti.

Oggi un tema che sta al centro del confronto è: come valuto Giuseppe, piuttosto che Francesca o Gabriele? Si partecipa ad interessanti webinar, si leggono interventi di eminenti pedagoghi, si formulano schede e prototipi di misuratori di performance, si aprono dibattiti del tipo voto sommativo o giudizio formativo.

Ma ci rendiamo conto quale è oggi la preoccupazione! Se abbandonare la valutazione della scuola in presenza alias misurare e passare alla valutazione della didattica a distanza alias giudicare.

Credo che oggi più che mai il tema debba essere non cosa valuto ma chi valuto sapendo che dietro quel nome c’è una storia, una condizione, una sofferenza, un disagio…

Purtroppo, il vincolo normativo dell’art. 2 del D. Lgs 62/2017 permane e, dunque, le scuole – anche in questa esperienza – sono tenute ad attenersi a norme giuridiche dove si legge “la valutazione periodica e finale degli apprendimenti… è espressa con votazione in decimi che indicano differenti livelli di apprendimento” certamente inadeguate e superate dall’emergenza di oggi.

È il caso, ancora, di ricordare che nella recente Nota 388 del 17/3/2020 si legge “Le forme, le metodologie e gli strumenti per procedere alla valutazione in itinere degli apprendimenti, propedeutica alla valutazione finale… hanno a riferimento i criteri approvati dal Collegio dei Docenti” che ovviamente non possono andare contra legem.

Poiché il tema della valutazione nella Didattica a distanza è dirimente per la conclusione dell’anno scolastico, ritengo a questo punto urgente un intervento normativo che autorizzi i Collegi docenti a rivedere ed innovare i criteri di valutazione fin qui adottati”.

Per il prossimo anno scolastico? Alla ricerca del diritto allo studio per tutti?

“È arrivato il momento – dopo 20 anni dal DPR 275 sull’autonomia scolastica – di volgere lo sguardo al nuovo orizzonte che ci troveremo di fronte nei prossimi anni scolastici.

Il diritto allo studio per tutti gli alunni e le alunne dai 3 ai 18 anni deve e dovrà essere garantito nelle condizioni future che oggi sono ancora limitate a discutibili ipotesi.

C’è stato un tempo purtroppo lungo per le polemiche e per le divergenze anche aspre ma oggi è il momento della consapevolezza che si deve convivere con Covid 19 e che è necessario ricercare un confronto costruttivo lontano da inutili polemiche ed obiezioni ideologiche su quale “modello strutturale” deve fondarsi il sistema scolastico italiano dei prossimi anni.

A tal proposito individuiamo tre grandi aree di intervento:

a) un nuovo modello organizzativo e gestionale delle autonome Istituzioni scolastiche nel quale ad un conferimento di incarichi in ambito organizzativo, gestionale e didattico corrisponda una condivisione di responsabilità riconosciuta giuridicamente e contrattualmente;

b) una didattica fondata sulla scuola degli ambienti di apprendimento sapientemente integrata nelle emergenze a forme di e-learning;

c) una nuova definizione dei servizi generali in capo alle autonome istituzioni scolastiche.

La scuola del futuro non sarà affatto come prima. Sotto l’aspetto organizzativo, didattico, della sicurezza e sanitaria, la scuola è già mutata. Quindi, il modello scolastico necessiterà di un conseguente rinnovamento nell’unica direzione possibile che non potrà essere che diritto allo studio per tutti, pari opportunità a tutti, valorizzazione della professionalità di tutti”.

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