Didattica a distanza: stato di emergenza da cancellare. Riflessioni

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A cura di Paolo Greco DS in quiescenza e Mario Rubino Segretario UIL Scuola – Nell’era dell’intelligenza artificiale nessuno può meravigliarsi dell’uso sempre più sofisticato dei mezzi di trasmissione del sapere. Sempre di più, infatti, le distanze si annulleranno e si velocizzeranno tutti i dati a disposizione del sapere umano.

L’evolversi di questi processi è condizionato da innovazioni sempre più accentuate e da un percorso prevedibile e, addirittura, auspicabile. In questo quadro va inserito anche lo sviluppo della robotizzazione di tutti gli impianti comunicativi. C’è, dunque, una via usuale e prevedibile dello sviluppo della trasmissione a distanza del sapere umano. Prevedibile significa controllato e determinato dalle opportunità a disposizione dell’uomo, come sempre, nel suo acquisire il futuro. C’è però, una via non prevedibile in ogni momento evolutivo. È la via della eccezionalità di situazioni nuove che fanno agire in stato di emergenza.

Questo stato è la causa dell’inquinamento di ogni processo: introduce cioè delle variabili impreviste nei processi normali. Riferendo queste considerazioni non soltanto a un quadro generale degli avanzamenti dei linguaggi e delle forme di comunicazione dei saperi ma, specificatamente, al quadro dell’insegnamento-apprendimento, le variabili si allargano all’Infinito. La prima è quella del capovolgimento del rapporto maestro-alunno, nei secoli segnato da diverse esperienze, ora preziose, ora negative, che hanno lasciato impronte reali nella formazione di ogni nuova generazione.

È questo il significato della affermazione di G. B. Vico: “i popoli sono tali quali l’educazione li fa”. Gli allievi di ogni epoca in tutto il mondo, infatti, hanno bisogno dei Maestri, dei tanti cari Maestri famosi in tutta la letteratura mondiale, celebrati in memorie cristallizzate nella dolcezza dei ricordi infantili. Sotto questa luce ci sarebbe un lunghissimo elenco di nomi ad ognuno dei quali apporre per antonomasia l’appellativo Maestro. Si cadrebbe nel retorico se si riportasse un elenco di quei maestri per i quali il titolo rappresenta ancora oggi l’essenza della cultura umana. Due nomi, però, vanno in ogni caso fatti per le fedi e il pensiero occidentali: Socrate e Cristo.

Soltanto limitandoci a questa osservazione, dobbiamo definire improponibile il concetto di maestro a distanza. Ciò è la causa di fondo per cui non bisogna concedere nulla al rovesciamento del rapporto educativo vitale e fondamentale per ogni essere umano: uno insegna, l’altro apprende. Una seconda variabile della didattica a distanza è un’altra assenza, pericolosa meno della prima ma anch’essa da non sottovalutare: l’assenza dell’amico migliore che ti assiste nelle difficoltà scolastiche perché più bravo di te; e dell’amico inferiore nel rendimento scolastico, perché ti da’ modo di relazionarti diversamente con un membro del tuo stesso gruppo.

Questo è il vero processo di socializzazione a cui va strettamente collegato l’insieme di tutte le tradizionali piccole strategie dell’andare a scuola o del non andarci, qualche volta, con molto scrupolo ma con la grande gioia di celebrare la propria libertà infantile. Questa stessa considerazione va fatta per le prime esperienze di sfide intellettuali fra pari, mettendo in atto i primi tentativi di ascensione sociale per meriti scolastici, al di la’ di ogni considerazione di differenziazioni economico sociali.

Se a questo mondo delle primavere infantili ed adolescenziali, delle innocenti competizioni, dei primi stati d’animo sognanti, si tolgono anche i riti tradizionali delle interrogazioni e delle fughe da esse, si capisce come la didattica a distanza non può che ritenersi stato eccezionale da superare al più presto, con prudenza ma senza alcuna concessione a una pretesa efficacia educativa dei linguaggi informatici, di per se’ caratterizzati da superficialità e da approssimazione linguistica e concettuale.

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