Didattica a distanza, sono diventata una docente h24. Lettera

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Inviata da Prof.ssa Maria Spagnulo – Sono una docente di matematica e scienze e in queste due settimane, per noi, di didattica a distanza ho letto e ascoltato tante lamentele e difficoltà da parte di diversi genitori:

troppi compiti assegnati, troppi file da scaricare, la connessione che non va, l’incapacità di restituire i compiti, i giga che finiscono, le password dimenticate, le password che non hanno mai funzionato, i pc rotti, i tablet che non si accendono e chi più ne ha più ne metta! È stato un susseguirsi di queste lamentele, ogni giorno, compresi il sabato e la domenica, e ad ogni ora, attraverso i canali più disparati: WhatsApp, Facebook, Instagram, Messenger! Tra tutte queste richieste solo una mamma, seppur contattandomi su Messenger, mi ha scritto: professoressa,
mia figlia non ha capito questi due problemi, mi può aiutare? Il resto è stato spesso un susseguirsi di richieste che in alcuni casi hanno sfiorato l’assurdo!

Da parte mia, finora ho cercato di andare incontro ai genitori, di rispondere alle loro domande, di dare loro un supporto col risultato di essere diventata una docente h24.

Tuttavia oggi mi chiedo se qualcuno ha provato un attimo solo a mettersi nei panni di noi docenti. Mi ritengo una docente abbastanza tecnologica, da anni ormai ho attivato le classi virtuali ma se mi si chiede se ero pronta a fare mesi di didattica a distanza io rispondo di NO! Non ero pronta io e credo come me la maggior parte dei miei colleghi. Tutti noi però stiamo cercando di fare il possibile per portare avanti, anche se in maniera diversa, più blanda e lenta, un minimo di didattica, per dare agli alunni la possibilità di non restare indietro e per permettere alle classi terminali di poter affrontare in maniera più serena il corso di studi che hanno scelto. Per fare ciò stiamo facendo autoformazione, ci stiamo documentando, seguiamo webinar che ci permettano di fare una videolezione, ci sentiamo tra di noi per aiutarci e supportarci a vicenda, cerchiamo app che possano venirci in aiuto, registriamo anche 10 volte una video lezione finché non ci soddisfa, cerchiamo di simulare al massimo ciò che avremmo fatto in classe.

E in tutto ciò rispondiamo alle domande dei genitori.

Vogliamo un applauso? No! Non chiediamo nulla!

L’unica cosa che vorremmo è un po’ più di rispetto per noi, le nostre famiglie e la nostra professione perché questa situazione la stiamo vivendo tutti, noi docenti non siamo immuni da coronavirus e le nostre paure e
le nostre limitazioni sono quelle di tutti!

 

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