Didattica a distanza: siamo sicuri di non creare disparità tra studenti? Lettera

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Inviata da Anna Badolato – Sono un’insegnante nella secondaria di secondo grado e mamma di due bimbi che frequentano la scuola primaria.

In questi giorni sto sperimentando la didattica a distanza su doppio canale quindi: da emittente e da ricevente.

Noi insegnanti ce la stiamo mettendo tutta, alcuni organizzati seguendo le indicazioni della scuola, altri con iniziative personali, stravolgendo completamente la routine giornaliera per realizzare un qualcosa di
importante, ma di difficile fruizione.

Se da insegnante sono portata a vedere l’efficacia di tale lavoro, da genitore ne ho invece osservato le criticità: confusione nell’assegnazione dei compiti, piattaforme che non funzionano come dovrebbero o non
funzionano affatto, il tutto monitorato da gruppi whatsapp, dove alle istruzioni spesso si frappongono notizie di altro genere. La giornata passa quindi tra stampa di schede da telefono a pc, da pc di nuovo a
telefono, da chiarimenti sulle consegne.

La cosa che mi preoccupa di più è un’altra: siamo sicuri che non stiamo creando una disparità fra studenti: fra quelli che hanno a casa computer, stampante, scanner, genitori pronti a supportarli ed alunni per cui la
didattica a distanza li porrà in una condizione di svantaggio? Mi riferisco agli alunni stranieri, agli alunni con BES, a quelli in condizioni di svantaggio economico.

Mentre mi interrogo su ciò e su come si potrebbe fare per mettere tutti nella stessa condizione di fruizione mi convinco sempre più che la scuola è un’istituzione fondamentale non solo perché dona a tutti la possibilità di apprendere, ma anche perché accoglie, forma, educa, è democratica, mette tutti sullo stesso piano.

Ricordiamocene quando finalmente potremo tornare alle nostre lezioni frontali, ad occuparci dei nostri studenti.

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