Didattica a distanza: per 9 su 10 la scuola si fa online, 7 genitori su 10 aiutano i prof. Resta gap fra Nord e Sud

Comunicato Skuola.net – La maggioranza degli studenti è al lavoro con le lezioni online. Non dappertutto però gli strumenti utilizzati sono innovativi.

Se al Nord si sono affermate piattaforme evolute, al Sud e
nelle regioni del Centro si ricorre più volentieri a registro elettronico e chat. Anche il tipo di attività varia notevolmente. Mentre al Nord 1 su 2 riesce a fare video-lezioni, la formula più usata nel Mezzogiorno è l’assegnazione di compiti con correzione a distanza (54%)

Da strategia d’emergenza a consuetudine. La didattica a distanza, spinta dall’effetto coronavirus, è ormai entrata nella quotidianità di studenti e docenti. Questo è quanto ha rilevato l’Osservatorio Scuola a Distanza che il portale specializzato Skuola.net realizza ogni settimana a partire dall’inizio dell’emergenza Covid-19. E se per quest’ultimo ci siamo abituati a sentire parlare della “curva dei contagiati”, un simile ragionamento si potrebbe
fare per la didattica a distanza: è contagiosa e, dopo un inizio in sordina – all’inizio della crisi nelle zone rosse solo 1 studente su 5 veniva coinvolto – si è passati alla quasi totalità dei ragazzi. L’ultima rilevazione, infatti, attesta che poco meno di 9 studenti su 10 sono “rimasti” a scuola grazie allo smart learning. E i genitori, loro malgrado, si sono dovuti reinventare nel ruolo di prof: ben 7 su 10 dichiarano di assistere i propri figli.

Il campione stesso, oltre 30mila studenti di scuole secondarie e oltre 2mila genitori partecipanti all’indagine sul sito Skuola.net, è la testimonianza ulteriore della maggior frequentazione delle piattaforme online per l’apprendimento. Al Nord come al Sud, fugando i dubbi sulla preparazione digitale di base delle regioni meridionali. Solo alle scuole medie si fa più fatica: qui è il 77% degli studenti che dice di essere partito, contro
un 90% registrato nell’ultimo triennio delle superiori. Stentano a decollare, invece, le verifiche online: solamente 1 su 4 ha già sperimentato interrogazioni o compiti in classe da remoto. Ma anche qui probabilmente è solo questione di tempo, perché in una sola settimana la percentuale è quasi raddoppiata.

Il gap tra Mezzogiorno e regioni settentrionali, tuttavia, rimane e si riscontra nel tipo di strumenti utilizzati. Nelle classi del Nord, abituate a infrastrutture più stabili ma anche da più giorni alle prese con le chiusure, si sono definitivamente affermate le piattaforme maggiormente evolute per effettuare lezioni interattive in video conferenza (come G Suite,
Microsoft Teams, ecc.): le sfrutta più della metà degli studenti (58%). Così, dopo l’urgenza iniziale, che aveva fatto optare soprattutto per le funzionalità avanzate del registro elettronico – classi virtuali, chat, invio di documenti – ora i rimedi più elementari vengono usati solo in 1 caso su 4. Mentre il 15%, anche al Nord, continua a restare escluso dal cambiamento interagendo con i docenti tramite semplici e-mail, gruppi WhatsApp e social network.

Discorso opposto per il resto del Paese: al Centro come al Sud, partiti da meno tempo, molto spesso si va sul sicuro. Nelle regioni del Mezzogiorno è ancora il registro elettronico, certamente più conosciuto dai professori, il cardine su cui quasi sempre poggia la didattica a distanza: è il 47% degli studenti a usarlo per svolgere lezione da casa (con picchi ulteriori alle medie), mentre solo il 30% si affida alle piattaforme di ultima generazione.
Nelle regioni centrali, invece, la situazione è migliore: è vero che 1 su 3 continua ad appoggiarsi al registro elettronico, ma il 43% è già passato ai software collaborativi. Il vero problema è che, in entrambi i contesti, più di 1 studente su 5 riceve indicazioni sulle cose da fare in modo basico e poco coinvolgente (soprattutto con messaggi di posta elettronica e chat online).

Dinamiche simili si osservano se si entra nel vivo della giornata scolastica. Oltre la metà (51%) degli alunni del Nord (qualcosa meno alle medie) assiste a video-lezioni svolte in diretta dagli insegnanti, come se fosse in classe; al 35% vengono semplicemente assegnati compiti da fare subito e da correggere online; poco più di 1 su 10 si deve accontentare di materiali di approfondimento suggeriti dai prof o di lezioni registrate e caricate sul web. Al Sud, al contrario, sono gli esercizi a distanza quelli più presenti nelle
mattine dei ragazzi: è così per il 54%; onestamente pochi (23%) quelli che possono confrontarsi col docente in diretta streaming; lezioni registrate o fredda assegnazione di compiti per quasi 1 su 4. Stessa cosa, ma con proporzioni diverse, al Centro: il 34% riesce a fare lezioni interattive ma la modalità più gettonata rimane quella della correzione a distanza degli esercizi (46%); mentre il 20% si ferma un gradino prima, al passaggio di
materiali.

Resta comunque il fatto che agli studenti non piace proprio questo modo di fare scuola. Solo per il 48% può tranquillamente sostituire la didattica frontale. Il nemico principale dello “smart learning” è la distrazione: il 35% degli studenti che lo bocciano dicono che a casa non riescono a mantenere la concentrazione. Il 24%, invece, non riesce a capire fino in fondo le spiegazioni. Il 19% si lamenta che potrebbe risultare falsata la valutazione da parte degli insegnanti; docenti che per il 15% sono poco abituati a svolgere lezione così.
Ma c’è chi sta messo sicuramente peggio. È quel 13% (il 23% alle medie) che non è ancora partito con la didattica a distanza. Tante le ragioni: dal digital divide delle famiglie, che a casa non hanno linee Internet in grado di supportare le lezioni online, alla scarsa formazione sulle piattaforme in dotazione. Un esempio recente avvalora questa tesi:
secondo l’ultimo “Osservatorio sulla Scuola Digitale” di Skuola.net (ottobre 2019), al Sud nella metà delle classi il registro elettronico non ha sostituito del tutto quello cartaceo e in 3 casi su 10 la sua compilazione non è effettuata con un computer di classe. Per fortuna, in assenza di disposizioni da parte dell’istituto, molto spesso i docenti si organizzano da soli: succede in 8 casi su 10. Quasi sempre, però, con un dialogo affidato alle mail e ai
messaggi a cui vengono allegati compiti o spunti di approfondimento; pochissimi (10%) azzardano video-lezioni.

Ma un ruolo importante, in questa fase di profondo cambiamento delle abitudini quotidiane degli studenti, lo hanno anche i genitori, spesso costretti a stare a casa con i figli. Il loro
supporto potrebbe essere fondamentale per agevolare la didattica a distanza. Così l’indagine ha voluto coinvolgere 2.500 di loro, inclusi quelli con bambini che frequentano le scuole elementari. Riscontrando che, effettivamente, pure loro sono parte attiva: il 73% (quota che per le mamme e i papà dei più piccoli sale all’88%) stanno assistendo i ragazzi.

Il 36% li sta aiutando proprio con le tecnologie adottate dalla scuola, il 33% con compiti e lezioni, il 24% si impegna affinché la concentrazione resti sempre alta. E quelli che non lo fanno? Sono in buona fede: i figli sanno usare la tecnologia meglio di loro.

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