Didattica a distanza, Pacifico (Anief): stavolta studenti e docenti saranno tutelati, c’è il diritto alla disconnessione

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Comunicato Anief – “Di fronte alla necessità di chiudere le scuole perché non si è stati in grado di garantire la sicurezza sui mezzi pubblici per raggiungere le scuole, il nostro obiettivo al momento della firma del contratto è stato tutelare gli insegnanti e tutelare il diritto degli studenti a fruire della didattica a distanza”, introducendo una disciplina al sistema con lezioni orarie anche ridotte, pause tra una e l’altra e orari non superabili

Lo ha ribadito Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, all’indomani della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo Dpcm anti-Covid approvato dal Governo per porre freno all’epidemia di contagi da Covid19 e a pochi giorni dalla sottoscrizione del Ccni che disciplina la didattica a distanza, proprio ora che la dad torna al 100% nelle scuole superiori e anche dalla seconda medie nei territori considerati “rossi” per via dell’alto numero di contagi. A colloquio con Orizzonte Scuola, il sindacalista autonomo ha detto che il sindacato si è ritrovato “a firmare in un momento in cui il Paese andava per il 75%, ora la situazione è cambiata ancora. Certamente la didattica a distanza non è sostituibile alla didattica in presenza perché non ha con sé quell’aspetto pedagogico ed educativo che da remoto non si può dare”.

Anief non ha firmato il contratto sulla didattica digitale integrata al buio. Anzi. Oltre a regolarizzare un ambito innovativo, non considerato sinora contrattualmente, che rischiava altrimenti di andare a comprometterne la funzionalità e a negare alcuni diritti dei lavoratori, il giovane sindacato è riuscito a stralciare dal testo definitivo delle parti a dir poco discutibili. “Siamo riusciti a eliminare – spiega Pacifico – la proposta del ministero di recuperare nelle banche ore eventuali ore non svolte nella dad. Siamo anche riusciti a inserire la parte relativa alle pause dopo tot ore di lavoro e dopo tot lezioni fatte da remoto. Abbiamo infatti visto in passato che molti lavoravano molte ore al giorno ed era quindi giusto firmare un contratto che chiarisce come bisogna rispettare un orario di lavoro e ribadisce che c’è il diritto alla disconnessione. Contemporaneamente anche gli alunni hanno degli orari da seguire e una didattica a distanza disciplinata”.

Il contratto sottoscritto, che integra quello Collettivo nazionale di lavoro, vuole essere però solo un inizio. Certamente, va completato attraverso delle norme da approvare in Parlamento. Ci sono sicuramente delle parti che mancano, ammette il leader dell’Anief, “ma questo – specifica – non nel contratto bensì nella legislazione ed è quello che noi chiediamo con un emendamento al decreto Ristori, 200 milioni di euro per estendere la card di 500 euro ai 250mila precari, compresi quelli dell’organico Covid, e agli oltre 50mila amministrativi che lavorano da casa con la modalità agile”.

Non è un caso che il ministero dell’Istruzione nelle more in una nota ha invitato i dirigenti scolastici ad attribuire il comodato d’uso dei pc agli insegnanti. “Il finanziamento non può essere sostenuto dal contratto ovviamente. Ci vuole un intervento legislativo che modifichi la legge 107”, sottolinea Pacifico. Poi c’è il problema della formazione per fare didattica a distanza: “questo – ammette il sindacalista – è un altro elemento che abbiamo messo nel contratto. Oggi è necessario verificare questa competenza, ma ci devono essere gli strumenti e appunto serve l’estensione della card. Quando l’Anief chiedeva la carta” docente per l’aggiornamento professionale da “500 euro per i precari e gli Ata, non lo faceva perché voleva regalare dei soldi a qualcuno, ma per permettere a tutti di svolgere bene il proprio lavoro”.

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