Didattica a Distanza obbligatoria. Ma la valutazione si fa o non si fa?

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prof. Carmine Fusco (Insegnante di Economia aziendale dell’Istituto Russell Newton di Scandicci) –  Il decreto-legge dell’8 aprile 2020 obbliga il personale docente ad assicurare ai propri studenti la didattica a distanza, utilizzando gli strumenti informatici a disposizione (DAD a tutti i costi!).

Nelle ultime 8 settimane la scuola italiana ha dato prova di una poderosa capacità di adattamento ad ogni avversità, compreso la scuola senza scuola e la classe senza classe.

In tempi minimi, con strumentazioni informatiche private, spesso inadeguate, riesumando tablet sepolti nella polvere del dimenticatoio di acquisti compulsivi fatti con il bonus docenti, la scuola italiana è riuscita nel miracolo della celebrazione delle famose “nozze con i fichi secchi”.

Prima ancora di capire la portata devastate degli effetti economici e sociali dell’emergenza COVID, i docenti si sono cimentati nell’esercizio dell’auto-tecnologizzazione, e francamente, consentitemelo, ottenendo un risultato inatteso, insperato anche per loro stessi.

Abbiamo cominciato a realizzare le potenzialità di anni di stimolazioni informatiche, rielaborate tutte le nozioni elementari subite e dato la prova a noi stessi che LE FORZE RACCOLTE VERAMENTE DURANO.

Ad ogni evento creato su calendar la nostra autostima ha avuto un sussulto!
A mano a mano che si concludeva un’altra lezione in videostream abbiamo auto-elogiato la nostra capacità di sopravvivenza professionale.

Siamo insegnanti, per Diana!

Sappiamo insegnare in condizione estreme!

Poi, addirittura abbiamo realizzato (qualcuno ce lo ha fatto notare, in realtà) che stavamo lavorando mettendo in atto la celeberrima didattica per competenze…

Ve li immaginate i dirigenti del Ministero? Anni e anni di formazione e milioni di euro investiti (malgrado gli scellerati tagli lineari) per addestrarci alla didattica per competenze e, invece, bastava solo tenerci a casa in paio di mesi… davanti a un pc.

“Che spreco!” avranno pensato.

Anche la battuta del nostro collega Stefano Floris, Insegnante Tecnico Pratico e Animatore digitale dell’Istituto Russell Newton di Scandicci, ci ha fatto molto sorridere: “Sta digitalizzando docenti/famiglie e studenti più il COVID19 che tutti i milioni spesi in PON dall’Unione Europea negli ultimi tre anni!!!”

A guardare i risultati, questa sembra davvero la conclusione più lampante, ma probabilmente questi due traguardi dipendono proprio dai milioni di euro investiti in digitalizzazione e corsi sulla didattica per competenza… Chi può saperlo?

Qualunque sia la risposta, indubbiamente ci siamo sentiti bravi, pronti e capaci di grandi lezioni on line (e lo siamo veramente!). Poi qualcuno al Governo deve aver pensato: “Che diamine! Siamo in Italia, bisogna rendere le cose obbligatorie!” e quindi… il panico!
Già, il panico, perché ognuno di noi, in cuor suo, sa che se si rende obbligatoria la DAD (la Didattica a Distanza), sarà di conseguenza necessaria anche la VAD (la Valutazione a Distanza)!

La Ministra Azzolina è stata molto chiara al riguardo: “Ci sarà una valutazione seria e coerente con quanto svolto durante tutto l’anno”.
Perfetto! Si è dunque giunti a considerare, minuziosamente, ad una ad una, consistenti quantità di problematiche, tutte in attesa di adeguata risoluzione.

Le prime obiezioni sono state:
– “Chi può darmi la certezza che lo studente non copi?”
(questa dovete immaginarla detta da un docente che sul curriculum ha scritto “con me non copia nessuno!” ancor prima dei titoli accademici);
– “Gli studenti potrebbero consultare Wikipedia mentre li sto interrogando!”;
– “Ma siamo sicuri che gli studenti non si mandino le risposte su WhatsApp?”.
– “C’è la madre dietro lo schermo! L’ho sentita che suggeriva sottovoce!”.

In realtà questo trend lo abbiamo seguito fino alle vacanze di Pasqua… Sì, devono essere state proprio quelle lo spartiacque: le vacanze di Pasqua!
Immaginatevi una ressa di docenti aggrappati ai loro monitor, senza alcuna possibilità di correggere i compiti, quelli veri però, quelli di carta, quelli con errori così offensivi che avrebbero potuto rovinare la Pasqua anche ad Anna e Caifa.

A quel punto le obiezioni si sono raffinate:
– “Ho il sospetto che gli studenti facciano le foto al libro e le mettano sullo schermo mentre IO li interrogo!”;
– “Siamo sicuri che in quelle cuffiette non ci sia qualcuno che suggerisce al telefono?”;
– “Ho visto un tutorial che spiega come cercare le risposte corrette nei test on line”.
Quest’ultima ha destabilizzato anche me… Mi ha consumato dall’interno… Devo ammetterlo!

Eppure, così come esiste l’eterna lotta tra il bene ed il male, esiste anche quella tra docente e studente: lo studente cerca di copiare e l’insegnante cerca di impedirglielo. Lo sappiamo, fa parte del nostro lavoro… dovrebbero scriverlo nel CCNL!

Non ho potuto non chiedermi, dunque, quale possa essere l’origine di tutte queste obiezioni così ricche e così ben articolate (e comunque tutte parimenti condivisibili).

A quale docente piace la sensazione di essere valutato?
Diciamocelo francamente!
Noi docenti, esperti di valutazione, non amiamo essere valutati. Neanche da noi stessi!

Valutare un nostro studente in questa situazione in cui abbiamo rivoluzionato gli strumenti della nostra didattica equivarrebbe a stabilire quanto, questa metodologia, sia fallibile nel raggiungere gli obiettivi didattici sperati.

Valutando i miei studenti, valuto prima di tutto me stesso e la mia capacità di adattamento a questa realtà artefatta dai programmi di video conferenza! Ecco perché!
Perché non rinunciare alla valutazione, allora?

Per far comprendere quanto sia irrinunciabile la valutazione per un insegnante potrei dire che, più volentieri, preferirei rinunciare alle 18 ore!
Più volentieri preferirei fare sorveglianza in tutte le ricreazioni!
Preferirei insegnare d’estate!
Preferirei diminuirmi lo stipendio.
Chiaro no? Proprio non si può!

La sfida, cari colleghi è tutta qui. Adesso dobbiamo comprendere e dominare anche la VAD, la Valutazione a Distanza, perché un docente che non può valutare quanta parte di conoscenze ed abilità è riuscito a “seminare” nei suoi cerebrorticelli umani, è condannato all’oblio, a non lasciare alcun segno.

Uno spiraglio di soluzione a questo incaglio l’ho intravisto solo riflettendo sulle tre strade che si possono percorrere (da sempre, da prima dell’emergenza COVID):

1. La somministrazione di prove sommative.
Quelle tradizionali, quelle che conosciamo meglio e che però in questo momento, con questi mezzi, ci offrono orrendi dubbi e terrificanti scenari di insicurezza professionale.

2. Un più consapevole ricorso alle prove formative. 
La creatività degli strumenti disponibili su piazza oggi, è in grado di anestetizzare le più scoraggianti sensazioni derivanti dalle prove sommative:
– realizzazione di video o audio in aggiunta al colloquio orale;
– redazione di blog,
– costruzione di siti internet, di e-book,
– di giornali o riviste a tema,
– produzione di video-animazioni, fumetti, manifesti, infografiche (le infografiche!). Ci siamo intesi, nevvero?
La prospettiva della pubblicazione del proprio lavoro innesca nei nostri discenti meccanismi arcani e misteriosi…

3. Tenere stabilmente conto, nella formulazione del proprio giudizio, della valutazione che gli studenti fanno di se stessi (autovalutazione). 
Perché non proviamo a fidarci un po’ di più dei nostri studenti? Proviamo a chiedergli come credono di aver acquisito concetti e abilità. Su cosa si sono sentiti incerti e per cui hanno bisogno di una diversa spiegazione (siamo esperti di didattica, no? possiamo spiegare la stessa cosa in molti modi diversi, siamo pagati per spiegare!).
Ho potuto verificare come, quasi sempre, le loro autovalutazioni sottostimino le loro reali potenzialità e i risultati effettivamente misurati.

Come difendersi? Facendo di necessità virtù!

Cari studenti, volete copiare?
Bene! Fatelo, ma citate le fonti (da internet, dai giornali, dai libri e da ovunque abbiate copiato)!

Cari studenti, volete sbirciare sul libro, sugli appunti?
Bene, ma fatelo mentre registrate un audio o un video in cui ripetete il capitolo di storia, di geografia!

Come dici, preferisci fare un video piuttosto che sostenere l’interrogazione?
Bene ma la durata del video non può superare i 3 minuti!
“Ma prof! Il capitolo è di 20 pagine! Come faccio?”

Benvenuto, caro studente, nel meraviglioso mondo della capacità di sintesi, quella che da adulto ti farà essere tanto, tanto apprezzato dai tuoi simili, in qualunque ambito e contesto!

E adesso venite pure a dirmi che è ancora sostenibile che non siamo in grado di valutare anche noi stessi!

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