“Didattica a distanza” non significa Scuola. Lettera di un insegnante al collegio docenti

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inviata da Matteo De Angelis –  Gentile Dirigente, cari colleghi, mi permetto di osservare che la “didattica a distanza” – forse l’unica possibile in questo momento di inattesa emergenza – non potrà mai sostituirsi al “luogo fisico” della scuola, fatto di persone e di relazioni umane.

Non vorrei essere frainteso: ritengo utilissimi tutti gli strumenti tecnologici che già utilizziamo ampiamente e dei quali la nostra comunità scolastica può usufruire da tempo, ma tali strumenti a mio parere possono essere solo di “appoggio” alla didattica, soprattutto in questo momento di emergenza.

Forse sono più sensibile al tema, perché uno strumento musicale non si può insegnare online e perché mio figlio – che non vede più le sue maestre della primaria – pur avendo ricevuto indicazioni finalizzate a impedire che le sue giornate a casa “siano vissute come un tempo vuoto dalla didattica”, giorno dopo giorno sta ugualmente perdendo il “contatto umano” con le sue insegnanti e con la sua “comunità scolastica”.
E non penso che i bambini della primaria siano molto diversi dai nostri studenti.
Vi ringrazio di cuore, perché insieme a voi sto trovando anch’io le modalità più consone per affrontare al meglio questa forzata sospensione, e vorrei ringraziare anche la nostra Dirigente, che ci sprona a mantenere viva la nostra comunità scolastica, scusandomi per la mia scarsa positività in questo momento difficile per il nostro amato paese.
Ma mi permetto di dissentire con l’U.S.R. Emilia-Romagna quando scrive (in La questione della formazione del personale scolastico) che “Questo tempo! E questo spazio! Sono opportunità ragionevoli, per il personale scolastico, di ri-pensamento della propria competenza professionale”, perché ritengo che il personale scolastico, già in continua auto-formazione, non debba essere necessariamente chiamato a “ri-pensare” le proprie competenze nella direzione di una scuola sempre più “digitale”.
Penso invece che la tecnologia nella scuola dovrebbe rimanere il più possibile “in disparte” e “al servizio” dell’insegnamento, mentre ritengo che lo Stato dovrebbe investire maggiori risorse economiche per rendere le scuole luoghi “fisici” più accoglienti e più funzionali.
Vi saluto con la speranza di rivedervi tutti il più presto possibile (a scuola)

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