Didattica a distanza, non è mera trasmissione di compiti. Ecco cosa dice il Ministero

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Didattica a distanza, abbandonare la mera trasmissione di materiali e mera assegnazione di compiti.

Didattica a distanza

Abbiamo descritto nell’articolo “Coronavirus, cosa si intende per didattica a distanza. No solo invio materiali, ma relazione. Nota Ministero” cosa debba intendersi per didattica a distanza.

Abbiamo inoltre affrontato l’argomento nella sue varie sfaccettature sulla base delle indicazioni fornite dal ministero nelle varie note, ultima in ordine di tempo la nota del 17 marzo:

Torniamo adesso a ribadire che la didattica a distanza non può essere intesa come una didattica tradizionale svolta tramite PC e soprattutto evidenziamo cosa non è il nuovo modo di fare scuola, in seguito all’emergenza del coronavirus, secondo quanto indicato dallo stesso Ministero.

Cosa non è la didattica a distanza

Il Ministero ha indicato cosa non debba intendersi per didattica a distanza già nella nota dell’8 marzo 2020:

Le istituzioni scolastiche e i loro docenti stanno intraprendendo una varietà di iniziative, che vanno dalla mera trasmissione di materiali (da abbandonarsi progressivamente, in quanto non assimilabile alla didattica a distanza), alla registrazione delle lezioni, all’utilizzo di piattaforme per la didattica a distanza, presso l’istituzione scolastica, presso il domicilio o altre strutture. Ogni iniziativa che favorisca il più possibile la continuità nell’azione didattica è, di per sé, utile. Si consiglia comunque di evitare, soprattutto nella scuola primaria, la mera trasmissione di compiti ed esercitazioni, quando non accompagnata da una qualche forma di azione didattica o anche semplicemente di contatto a distanza. Va, peraltro, esercitata una necessaria attività di  programmazione, al fine di evitare sovrapposizioni tra l’erogazione a distanza, nella forma delle “classi virtuali”, tra le diverse discipline e d evitare sovrapposizioni.

Dunque nella prima nota dedicata all’argomento, il Ministero, consapevole delle difficoltà dei docenti, catapultatati nella nuova situazione, prevedeva la mera trasmissione di compiti che doveva essere progressivamente abbandonata.

Allo stesso tempo, consigliava, soprattutto nella scuola primaria, di evitare la suddetta trasmissione, a meno che la stessa non venisse accompagnata da qualche azione didattica o qualche forma di contatto a distanza, volto a guidare l’alunno nello svolgimento delle attività assegnate.

Nella nota del 17 marzo, poi, il concetto è stato ribadito, illustrando cosa debba intendersi per didattica a distanza (al riguardo vedi l’articolo sopra riportato):

Il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti, che non siano preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento o che non prevedano un intervento successivo di chiarimento o restituzione da parte del docente, dovranno essere abbandonati, perché privi di elementi che possano sollecitare l’apprendimento.

Anche in questa nota si evidenzia che il semplice invio di compiti e materiali va abbandonato, in quanto le attività da svolgere e gli argomenti da apprendere vanno sempre illustrati dai docenti.

In definitiva, la didattica a distanza non può esaurirsi né definirsi tale, ricorrendo soltanto alla trasmissione di materiali e all’assegnazione di compiti. Deve esserci sempre la guida del docente e, aggiungiamo, la restituzione del compito assegnato.

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