Didattica a distanza, la valutazione e la maturità: l’esempio di una scuola. INTERVISTA

di Antonio Fundaro

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Come in un film, la didattica a distanza, fotogramma dopo fotogramma, ha portato sul grande schermo della cultura italiana il miglior lungometraggio della scuola italiana.

Una scuola che, troppo spesso, ha vissuto, impotente, il frenetico evolversi della tecnologia e del digitale, e che oggi, invece, si compiace e si inorgoglisce per questo suo sapersi ridefinire, sperimentare, ricercare la migliore metodologia e le migliori scelte strategiche da attuare nei rispettivi istituti.

È la scuola che, finalmente, si ritaglia lo spazio che si merita: quello centrale nel processo educativo e formativo. Naturalmente alcuni istituti, più di altri, si stanno contraddistinguendo per le buone pratiche e gli strumenti elaborati che diventano motivo di dibattito pedagogico, di imitazione, di confronto, di crescita dell’intera comunità scolastica. In questi mesi abbiamo conosciuto, congiuntamente alla didattica a distanza (eviscerando quello che andava enucleato per meglio supportare i vari attori della scuola), anche alcune importanti realtà scolastiche italiane.

Un viaggio dal Nord al Sud, intersecando il Centro e raggiungendo le due isole maggiori. Parlando con Dirigenti scolastici, con docenti, con organizzazioni sindacali, con genitori e con il personale ATA, senza fermarci, perché la scuola ha bisogno di modelli culturali credibili che si devono conoscere. Oggi torniamo a parlare dell’ISIS della Bassa Friulana di Cervignano del Friuli diretto dal professore Oliviero Barbieri, del quale istituto abbiamo parlato a proposito della scheda di ri-progettazione, dei ricevimenti in piattaforma dei genitori, della scheda di monitoraggio.

L’Istituto di Istruzione Superiore della Bassa Friulana

L’Istituto di Istruzione Superiore della Bassa Friulana è un’istituzione scolastica autonoma che comprende le scuole secondarie di II grado situate nel territorio della pianura sudorientale del Friuli, quella porzione della Bassa Friulana delimitata a Sud dal Mar Adriatico, ad Ovest dal Fiume Isonzo e ad Est dal fiume Stella. Gli Istituti che fan capo all’ISIS “della Bassa Friulana” sono situati nei tre centri maggiori della Bassa Orientale: San Giorgio di Nogaro, Palmanova e Cervignano. L’Istituto comprende: tre poli: il Polo Liceale (presenta tre diversi percorsi di studio: quello del Liceo Scientifico, quello del Liceo delle Scienze Applicate, quello del Liceo delle Scienze Umane); il Polo Tecnico Professionale Meccanico (presenta due diversi percorsi di studio: Meccanica e Meccatronica (ITT), Manutenzione e Assistenza Tecnica Meccanica); il Polo Tecnico Professionale Economico (rappresenta uno dei punti di riferimento della Bassa friulana per la formazione economica e socio sanitaria e storicamente è la scuola che ha formato e continua a formare buona parte dei professionisti a sud di Udine: Amministrazione, Finanza e Marketing; Relazioni internazionali per il Marketing; Servizi Commerciali; Servizi per la sanità e l’Assistenza Sociale); l’Istituto Arturo Malignani. Quest’ultimo presenta tre indirizzi: Elettronica ed Elettrotecnica; Informatica e Telecomunicazioni; Chimica, materiali e Biotecnologie.

L’intervista al dirigente scolastico professore Oliviero Barbieri

Quale migliore lettura di questo processo storico se non quella offerta dal dirigente scolastico dell’istituto, il professore Oliviero Barbieri. Un vero campione di sperimentazione. Un istituto capace di fare la differenza.

Preside, il suo Istituto, quest’anno, si è distinto per buone pratiche e per la capacità che ha avuto e ha di precorrere i tempi e di diventare modello di riferimento. La valutazione sta rappresentando, anche in questo momento particolare, l’elemento di forza della Didattica a Distanza. Cosa rappresenta effettivamente per la sua scuola e cosa sta facendo il suo corpo docente?

«Sin dai primi giorni di marzo, quando ancora si nutriva qualche speranza di rientrare a scuola, agli studenti e ai docenti sono state indirizzate delle circolari per fornite delle indicazioni operative al fine di mantenere il contatto con gli allievi e proseguire le lezioni online. Abbiamo precisato che la didattica a distanza non può riprodurre le dinamiche e la relazione educativa che avviene in presenza, ma deve essere adattata alla nuova situazione; così pure la valutazione non può essere effettuata con i “compiti in classe” e le “interrogazioni”, ma necessita di nuove interpretazioni e nuovi criteri. Non c’è più il “ricatto” del voto, pratica purtroppo troppo comune nella didattica, ora è importante far leva sulla autovalutazione, è necessario far comprendere che ogni progresso negli apprendimenti rappresenta un passo verso l’agire responsabile, verso la consapevolezza che si acquisiscono nuovi strumenti per affrontare la complessità del nostro mondo. Bisogna tener presente che la lezione trasmissiva fatta a distanza diventa ancora più noiosa e gli studenti trovano più facilmente la possibilità di sottrarsi, quando i docenti propongono verifiche sommative la fantasia per ideare “trucchi” allo scopo di ottenere voti più alti non ha limiti.

Nella didattica a distanza, infatti, la valutazione non può più essere misurata in rapporto alla prestazione “ideale”, prefissata autonomamente da ciascun docente, ma deve attestare il progresso compiuto dagli alunni, anche avvalendosi dei continui feedback resi possibili dall’interattività delle piattaforme telematiche, in termini di relazione a distanza con il docente, di riscontri positivi nel dialogo, di spirito di iniziativa.

Abbiamo proposto agli insegnanti una griglia di valutazione che tenesse conto dell’impegno, della motivazione dimostrata, dei progressi compiuti, degli atteggiamenti messi in campo per approfondire, fare ricerche, utilizzare gli strumenti a disposizione. Ovviamente tutto questo è possibile se il docente si pone in modo propositivo con gli studenti creando interazioni di qualità utilizzando relazioni empatiche».

La scuola sta per terminare. È tempo di bilanci: dove pende la bilancia della DaD?

«Da subito i docenti si sono mobilitati ed hanno cercato gli strumenti più adatti per tenersi in contatto con gli studenti, per instaurare quelle relazioni che permettessero di continuare ad interagire con loro. Anche i docenti più restii ad utilizzare i dispositivi informatici hanno saputo vincere la loro diffidenza, si sono auto-formati o si sono fatti aiutare, hanno raggiunto competenze informatiche che nessun corso di formazione intensivo avrebbe potuto far meglio.

Gradualmente siamo però passati dall’improvvisazione, anche con ammirevoli soluzioni personali, a proposte sistematiche sia relative alle modalità didattiche che agli strumenti utilizzati.

Dal semplice invio di materiali o dalla assegnazione di compiti si è passati all’interazione con collegamenti sincroni, ad attività asincrone, ma con continui feedback dell’insegnate. Soluzioni personalizzate sono state adottate per gli studenti disabili con il continuo monitoraggio dei docenti di sostegno. Anche la programmazione personalizzata per gli allievi DSA o con altri bisogni educativi speciali è stata adattata alle esigenze della didattica a distanza.

Il continuo contatto con i docenti, con i consigli di classi, con le famiglie degli allievi ha permesso di metter in luce alcune criticità. In alcune situazioni il carico di lavoro per gli studenti era eccessivo, in altre mal distribuito nella settimana, pertanto abbiamo regolamentato i tempi, le tipologie di interventi, dando al coordinatore della classe il compito di monitorare settimanalmente l’andamento dell’attività. Dopo le esperienze delle prime tre settimane abbiamo introdotto due elementi uno di carattere tecnico e uno di carattere didattico che hanno dato qualità alla DaD.

Dal punto di vista tecnico è stata messa in atto una piattaforma comune per tutti, che dà garanza di rispetto della privacy e che mette a disposizione diversi strumenti per migliorare l’interazione fra docenti e studenti. Infatti, il team per l’innovazione, investito di un compito oneroso e importantissimo, ha saputo in poche settimane testare e mettere a punto un sistema di strumenti digitali efficacissimo dando supporto e formazione a docenti e studenti. Il team in pochi giorni è cresciuto grazie alla disponibilità dei docenti più appassionati all’informatica ed oggi conta ben 13 docenti e 7 assistenti tecnici capitanati dall’animatore digitale.

Dal punto di vista didattico è stato chiesto di passare dall’improvvisazione o dal tentare di replicare a distanza quello che si faceva in classe, ad una programmazione dedicata alla didattica a distanza che tenesse conto degli strumenti a disposizione, che inducesse ad una riflessione su cosa proporre e come condurre un’azione didattica che permetta, in situazioni completamente diverse, di cogliere gli aspetti essenziali del percorso specifico di ciascuna disciplina. Un passo successivo è rappresentato dal mettere in campo anche una programmazione trasversale per cogliere gli aspetti legati alle competenze che si possono sviluppare solo mettendo assieme più discipline, sia di carattere tecnico, che di cittadinanza attiva e consapevole ed anche sviluppare percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento pur dovendo rinunziare a frequentare fisicamente un ambiente di lavoro.

Anche da parte degli studenti si è visto un progressivo adattarsi alle novità, alunni che all’inizio hanno partecipato con difficoltà o con poca attenzione hanno piano piano trovato una modalità più consona al loro modo di concepire lo studio. In alcuni casi sembra che le attività di didattica a distanza hanno addirittura avvicinato alcuni studenti a materie che prima trovavano faticose. Ovviamente, gli studenti più giovani all’inizio hanno avuto bisogno di un supporto, ma poi hanno trovato le modalità adeguate alla situazione.

La didattica a distanza è un’esperienza faticosa: l’impegno del docente che lavora alla preparazione delle lezioni e all’incontro con lo studente online richiede ore, ci vuole molta creatività. Spero che tutto questo diventi un momento di creazione di un patrimonio che utilizzeremo anche in futuro. È fuor di dubbio, comunque, che la classe manca a tutti, sia ai docenti che ai ragazzi.

Ritengo che il nostro Istituto abbia dimostrato capacità di reagire con creatività, organizzandosi nel modo più utile per coinvolgere i propri studenti, cercando metodi diversi per adattare alla situazione di emergenza quello che ieri era considerato di routine, adottando comportamenti che tentano di conciliare prassi consolidate con nuovi bisogni.

La DaD è un’eccezionale e stimolante occasione di scambio, condivisione e cooperazione tra i docenti e i discenti; i suoi strumenti sono, almeno a livello di prima conoscenza, noti alla nuova generazione e, proprio perché facilmente accessibili, possono diventare veicolo di un apprendimento significativo, utilizzabile anche in tempi normali. Essa, inoltre, consente di privilegiare la dimensione formativa della valutazione, di ricostruire una narrazione complessiva del prima e del dopo e amplificare gli aspetti positivi.

Ritiene che, col passare delle settimane, sia stata azzerata, se mai ci fosse stata, la dispersione digitale? Avete proposto, in questi due mesi, dei monitoraggi per verificare se è stata vinta la paventata disuguaglianza tecnologica tra i docenti della vostra scuola?

«Una delle prime preoccupazioni per l’attivazione della didattica a distanza è stata quella di poter garantire a tutti gli studenti il diritto allo studio e quindi si è proceduto a verificare quanti studenti fossero sprovvisti di un PC o di una connessione per poter seguire le attività. Per coloro che non avevano a disposizione personal computer o altri devices, l’istituto ha avviato un servizio di comodato d’uso gratuito mettendo a disposizione tutti i computer portatili cha aveva in dotazione e non utilizzati per la sospensione della didattica in presenza. Successivamente sono stati utilizzati anche i fondi del Ministero arrivando a fornire oltre 80 computer e 20 router con sim.

Abbiamo predisposto diversi monitoraggi sull’attività dei docenti anche per capire le eventuali criticità, le difficoltà incontrate e poterli quindi sostenere nel migliore dei modi. In occasione dei consigli di classe abbiamo verificato che quasi la totalità dei docenti utilizza molto bene la piattaforma messa a disposizione dall’istituto accanto anche ad altri strumenti che ciascun docente aveva utilizzato sin dall’inizio. Il progresso fatto dai docenti che nutrivano diffidenza verso il computer e le sue applicazioni è stata sorprendente pertanto si può affermare che la disuguaglianza tecnologia è stata fortemente appianata».

A breve gli esami di maturità. Le preoccupazioni, siamo certi, che comunque non siano scomparse nei nostri studenti impegnati nella prova più complessa dell’esperienza scolastica. Come vi state attrezzando?

«L’incertezza è il sentimento prevalente che pervade gli studenti del quinto anno che a giugno dovranno affrontare un esame di Stato scardinato dai canoni tradizionali.

Non dobbiamo, infatti, dimenticare che questi studenti sono disorientati dallo sconvolgimento epocale che la scuola sta affrontando e dunque stanno vivendo la preoccupazione dell’esame di Stato in maniera completamente inedita.

I professori stanno rassicurando i loro studenti e li esortano a continuare il percorso con fiducia e calma. I docenti, con un colloquio costante e continuo, offrono ai propri allievi momenti di riflessione e confronto sugli argomenti disciplinari e attendono di conoscere il contenuto dell’ordinanza per capire meglio come aiutarli. Appena possibile faremo una video-conferenza con tutte le classi quinte per spiegare loro come si svolgerà l’esame alla luce della nuova ordinanza.

Sarà poi proposto ai docenti di fare delle simulazioni dell’esame; ora con la DaD è più semplice organizzare una simulazione del colloquio piuttosto che con la didattica in presenza, vincolata da spazi, orari delle lezioni, calendari degli impegni che difficilmente permettevano di mettere assieme i docenti coinvolti.

Un altro aspetto che caratterizzerà questi esami di Stato è rappresentato dalle misure di sicurezza da adottare. Anche in questo ambito attendiamo di conoscere il protocollo del Ministero dell’Istruzione e in ogni caso il nostro istituto saprà mettere in atto tutte le misure necessarie per svolgere l’esame in sicurezza e saprà trasmettere tranquillità anche da questo punto di vista a studenti e commissari d’esame».

L’esame conclusivo del ciclo di studi superiori si è, praticamente, adattato all’emergenza sanitaria senza, però, aver perso, riteniamo, la capacità di apprezzare la maturità dei nostri alunni. È così?

«Come già ribadito, i giovani si accingono a sostenere gli Esami di Stato in un quadro impensabile fino a 3 mesi fa. La situazione si presenta molta complessa, gli studenti stanno affrontando un periodo pressante di lockdown che ha modificato significativamente il loro modo di vivere, i rapporti con i coetanei che per loro sono fondamentali. Niente cena di matura, niente giornate passate a studiare assieme e a condividere preoccupazioni e momenti di svago. Dal punto di vista scolastico stanno affrontando la novità della DaD con un nuovo modo di studiare e apprendere ed ora si apprestano a prepararsi per un esame ancora caratterizzato dall’incertezza. Questa situazione li ha sicuramente portati ad acquisire un maggior grado di consapevolezza e di maturità se non altro per il fatto di doversi adattare ad una situazione difficilissima da affrontare senza perdere concentrazione e impegno. Una rassicurazione inoltre è rappresentata dal fatto che l’esame sarà affidato ai docenti con i quali hanno affrontato l’ultimo anno scolastico.

Questo patrimonio di “umanità” dovrà essere sicuramente valorizzato poiché è un’esperienza di vita che condizionerà il loro atteggiamento e il loro modo di approcciarsi ad un mondo profondamente cambiato e a un futuro in cui loro saranno protagonisti. C’è da augurarsi un cambiamento basato su nuova sensibilità e operatività».

A settembre, ci auspichiamo tutti, torneranno a funzionare le scuole. Sulla scorta di questa drammatica esperienza, cosa cambierebbe nel PTOF?

«Il PTOF sarà arricchito di nuove opportunità di apprendimento sviluppate con l’esperienza della didattica a distanza che stiamo sperimentando. Le attività di recupero, di sostegno, sportelli didattici, la valorizzazione delle eccellenze, potranno essere sostenute con le nuove metodologie messe a punto in questa fase di emergenza, ma che potranno essere sfruttate anche quando la situazione tornerà normale. Infatti, la nostra scuola è costituita da diversi plessi con un bacino d’utenza molto vasto e con difficoltà di collegamento fra tutti i paesini del basso Friuli e i tre comuni che ospitano i nostri istituti (Cervignano del Friuli, Palmanova e San Giorgio di Nogaro), molti studenti non hanno i servizi di trasporto nel pomeriggio ed hanno difficoltà a frequentare i corsi e le attività per l’ampliamento dell’offerta formativa, la DaD sarà sicuramente molto utile in queste circostanze. Ci avevamo pensato anche prima dell’emergenza, ma gli ostacoli sembravano insormontabili, ora invece abbiamo visto che si può fare e siamo anche ben attrezzati.

Per sostenere queste tipologie di attività sarà necessario rafforzare le competenze digitali degli studenti intervenendo nella ridefinizione del curricolo d’istituto. Sin dal primo anno in modo trasversale alle varie discipline, le competenze informatiche dovranno rappresentare un denominatore comune che fornirà agli studenti le basi per gestire gli strumenti informatici utili sia nell’ambito scolastico che nella vita di tutti i giorni.

Nuove modalità di gestione della classe sperimentate con la didattica a distanza dovranno essere riportate anche nelle lezioni in presenza come ad esempio lo sviluppo autonomo di competenze con l’insegnante che funge da facilitatore, che suggerisce strategie, che fornisce piste di lavoro, abbandonando sempre di più il metodo puramente trasmissivo. Anche il puntare sull’autovalutazione dello studente, indispensabile nella DaD, dovrà diventare sempre più prassi didattica anche in classe; in questo modo lo studente non studierà per il “voto”, ma dovrà essere aiutato a consapevolizzarsi che studia per la sua crescita, che l’apprendimento lo arricchisce come persona, In questo modo potrà aumentare l’autostima e trovare motivazione e soddisfazione nello studio e nell’applicazione».

Sarebbe pensabile un dipartimento interdisciplinare denominato “Didattica a Distanza”?

«Per coordinare tutte le attività poste in essere dalla didattica a distanza l’Istituto si è dotato di un “Team per l’innovazione” per supportare non solo i docenti, ma anche tutto l’apparato amministrativo. Il team per l’innovazione ha prodotto manuali d’uso e materiali per agevolare una rapida formazione.

Un gruppo di docenti e Assistenti Tecnici sono a disposizione per aiutare tutto il personale ad usufruire di questo strumento. Sono stati messi a disposizione manuali e registrazioni di webinar per utilizzare nel migliore dei modi la piattaforma.

Il team per l’innovazione tecnologica e digitale supporta anche il dirigente scolastico i suoi collaboratori ed i coordinatori di sede. Accompagna adeguatamente l’innovazione didattica nella scuola con il compito di favorire il processo di digitalizzazione, di diffondere politiche legate all’innovazione didattica attraverso azioni di sostegno al Piano Nazionale per la Scuola Digitale coinvolgendo tutto il personale dell’istituto. Il grande patrimonio di documentazione, di materiale di studio, lezioni prodotte dai docenti in questi mesi, tutti gli incontri in videoconferenza nell’ambito di PCTO e Orientamento in uscita saranno archiviati e messi a disposizione della nostra comunità scolastica. Ritengo che un Dipartimento interdisciplinare DAD potrebbe essere il punto di riferimento per valorizzare le migliori e più originali esperienze che saranno sicuramente utilizzate in futuro e che costituiranno materia di crescita per tutta la nostra comunità scolastica».

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