Didattica a distanza, la maestra Caterina: a giugno il mio sarà il voto della vicinanza

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Caterina Altamore –  In che modo valutereste un’alunna che, prendendo il cellulare in prestito alla mamma, mi scrive: “Maestra, sei la finestra dove entra l’aria buona… senza il virus!”

E che voto dareste ad un’alunna che, con voce tremante, ti dice che a casa è tutto improvvisamente più difficile, che non si concentra… non ci riesce!
E a un alunno che non può collegarsi, perché la mamma ha avuto dei problemi… che voto dareste?
Che voto dareste a tutti quei bambini, che stanno vivendo un lutto e, poi, davanti a un PC sono costretti a sorridere o a guardare “dritto nella camera”, solo perché insiste, nel volerlo, la maestra?
Che voto dareste a un alunno, che vive 24 ore al giorno un problema familiare, particolarmente grave, ma non può raccontarlo a nessuno, perché così era abituato a fare.
E, infine, che voto dareste ad un alunno che risulta “disperso”, e non per causa sua, perché lui vorrebbe tanto rivedere i suoi compagni, ma semplicemente perché non può: per lui non ci sono le condizioni.
Che cosa dovrei valutare?
Quale “numero” dovrei dare alla sofferenza, all’ingiustizia, alla paura, alle preoccupazioni, al disagio, alle frustrazioni, ai malesseri? Posso davvero scegliere un numero, preferendolo a un altro?
E quale messaggio lancerei? Quale feedbacK potrei restituire con questo numero?
Non voglio dare un numero qualsiasi. La mia scala non va dallo 0 al 10: con quei numeri conto i giorni e le ore che mi separano dal tornare in aula.

Ecco perché il mio, a giugno, potrà essere unicamente un “voto della vicinanza”: un messaggio capace di restituire agli alunni “fiducia, speranza, serenità, gioia di vivere, attesa del domani, consapevolezza del presente”. E, dopo queste parole, scriverò: la vostra maestra Caterina

 

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