Didattica a distanza, il consenso è obbligatorio per ogni piattaforma se si usano quelle non autorizzate dalla scuola

di Gianfranco Scialpi

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La didattica a distanza si intreccia inevitabilmente con il trattamento dei dati personali. La questione del consenso si complica con l’utilizzo di servizi non compresi nella piattaforma scelta. In tempi di emergenza è pericoloso pensare che alcune regole siano sospese. Possibile, ma perché rischiare?

Didattica a distanza, una grande disponibilità di servizi

La didattica a distanza rappresenta una grande opportunità di crescita per tutto il sistema scolastico. Certamente diversi sono i problemi e le situazioni da risolvere. Ma è indubbio che la didattica a distanza darà vita a un database che non potrà essere ignorato, una volta terminata l’emergenza.
La didattica a distanza favorisce l’utilizzo di servizi (“sottoambienti”) interni al servizio (chat pubbliche, private, “librerie” dove creare cartelle e sistemare file, test, videoconferenze…). La diversificazione è finalizzata ad avvicinare la modalità online con la classica tipologia del lavoro didattico in classe. Ovviamente una piattaforma può soddisfare parzialmente i docenti (ad es. le videoconferenze) e quindi può’ sorgere l’esigenza di appoggiarsi a servizi esterni ritenuti più efficaci nel perseguire un obiettivo.
Queste possibilità confermano la ricchezza delle soluzioni presenti nel Web. Certamente occorrono competenze medie-alte per gestire attivamente questi ambienti. Ma questo è un altro discorso.

La questione del consenso e le molteplici espansioni della didattica a distanza

Tutto questo è altamente positivo. Ma come sempre esiste il risvolto della medaglia che se non conosciuto e ben gestito può comportare alcune sgradevoli conseguenze.

Entriamo nel dettaglio. Qualche giorno fa ho pubblicato un contributo su OrizzonteScuola sulla necessità di richiedere il consenso informato, specifico, libero  e scritto del genitore all’uso dell’indirizzo di posta elettronica (dato personale).

Questo comporta l’obbligo di un nuovo consenso al trattamento del dato personale, qualora si scelga un servizio esterno alla/e piattaforma/e autorizzata/e da una comunicazione ufficiale del Dirigente Scolastico (circolare, nota…). Solo questa istituzionalizza l’uso di una determinata piattaforma e la rende coerente con quanto ha dichiarato il Garante della Privacy (La scuola a prova di privacy 2016) e confermato nella nota 388/20 nella sezione “La questione Privacy” che fa riferimento alle attività connesse con le finalità istituzionali.

Il dato personale è oggettivamente qualunque informazione richiesta al momento dell’iscrizione, ma rimanda anche “alle briciole di pane” che noi rilasciamo in una chat e/o altri ambienti (preferenze, tendenze politiche, religiose…). Questo comporta che la nostra “presenza” può essere differente da un ambiente all’altro, portando al rilascio consapevole o meno di dati diversi. La natura della piattaforma, inoltre può determinare anche il tipo di dato rilasciato. Ad esempio in Zoom prevale l’aspetto visivo o audio, con conseguente trasmissione di particolari dati.

Il regolamento europeo (GDPR) una premessa necessaria

Quanto detto è supportato dal GDPR (Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali). Il riferimento è l’art. 4:
Qui si trovano delle interessanti definizioni riguardanti il dato personale, il trattamento e le sue limitazioni, la profilazione, la pseudonimizzazione, il titolare del trattamento, il consenso dell’interessato, la violazione dei dati personali…

Sintetizzando il dato personale  è “il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale” (comma 1). I dati personali sono oggetto di trattamento “come la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la strutturazione, la conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la consultazione, l’uso, la comunicazione…” E’ importante che il soggetto interessato sia consapevole che si espone alla profilazione che rimanda all’analisi e previsione di aspetti riguardanti il rendimento professionale, la situazione economica, la salute, le preferenze personali, gli interessi, l’affidabilità, il comportamento, l’ubicazione o gli spostamenti di detta persona fisica;”

Le caratteristiche del consenso

Ne consegue la funzione ricoperta dal consenso che sempre secondo il GDPR deve essere informato, libero e soprattutto specifico. In altri termini, l’interessato deve conoscere ” quali dati sono trattati, con che modalità e finalità e i diritti che gli sono attribuiti dalla legge, cioè deve essere rispettato il principio di trasparenza. Inoltre l’interessato deve essere opportunamente informato sulle conseguenze del suo consenso (ad esempio deve essere indicato che in assenza di consenso non potrà accedere a determinate sezioni del sito web. (art. 4). Questo tipo di informazione deve essere chiara e porre l’interessato nella condizione di esprimere il consenso senza imposizioni o con”trucchetti linguistici”. Ora la modalità di trattamento può differire tra i servizi, proponendo configurazioni particolari di sottoambienti (chat con diverse impostazioni alla privacy, diversa condivisione dei post con altri servizi autonomi…). che hanno un’incidenza sulle finalità.

Inoltre un insegnante non può trasferire arbitrariamente (=non autorizzato dal Dirigente Scolastico) i profili di una persona in un ambiente diverso, in assenza di una direttiva del Dirigente Scolastico rispetto al contratto stabilito e firmato con il consenso esplicito (momento dell’iscrizione), dando per scontato un assenso che in realtà non esiste. Questo comportamento contrasta con   il principio della portabilità dei dati che richiede appunto il consenso dell’interessato (art. 20 del Regolamento europeo).

Concludendo si suggerisce, prima di autorizzare una persona ad accedere a un servizio esterno per la didattica a distanza, di informare l’interessato della possibilità di utilizzare ulteriori servizi esterni e non previsti inizialmente dal Dirigente Scolastico citando i loro nomi. Il tutto deve essere effettuato attraverso un modulo istituzionale e autorizzato dal Rappresentante legale dell’Istituto.

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