Didattica a distanza e studenti diversamente abili: rischio solitudine. Esempio di intervento con “tavola delle emozioni”

Chiara allieva della terza di un Istituto Commerciale riapre il dialogo utilizzando la ”tavola delle emozioni”. Il senso di pesantezza e di blocco che in questi giorni grava su tutti noi si stende come una nuvola nera che a tratti rende le giornate oscure.

Le scuole stanno avviando una serie di iniziative lodevoli e certo utili dal punto di vista della didattica a distanza: entrando in internet con le adeguate regole si riesce ad accedere a una serie di contenuti che piano piano – con il lento passare dei giorni di questa nostra quarantena – ci permettono di seguire il filo logico del quotidiano lavoro scolastico.

Infatti piano piano ci stiamo adeguando e ci sembra sempre meno strano che il pc ci porti l’immagine del docente e una nuova lezione.

La mia attenzione oggi si rivolge a Chiara un’allieva dva di un Istituto Tecnico Commerciale che segue il terzo anno con una programmazione ad obiettivi differenziati.

Le sue difficoltà sono sottolineate dalla situazione attuale anche se l’équipe degli insegnanti di sostegno le ha inviato dei semplici esercizi da svolgere.
Ma Chiara non reagiva, non rispondeva, si negava.

Il suo essere spesso depressa la ha portata in questi giorni a un comportamento di totale ritiro dal mondo.

Non voleva nessun contatto con l’esterno.

E accettava pochi contatti anche con la famiglia: spesso non mangiava a tavola e restava chiusa l’intera giornata nella sua camera guardando il soffitto.

A quel punto ho pensato che fosse il momento di fare un tentavo in più telefonando alla madre.

Persona impegnatissima abitualmente, la madre di Chiara è una delle poche che ancora adesso possono lavorare fuori casa.

Nonostante sia dedita al lavoro con la consueta determinazione, vista la grave situazione della figlia la madre di Chiara ha accettato di dedicarmi un po’ di attenzione.

In questo modo le ho spiegato che era importante che lei stampasse una semplice “tavola dei pensieri” che ho scritto per Chiara.

Le ho poi chiesto di consegnarla alla figlia scrivendole l’indirizzo email della scuola – come se fosse un’informazione in più – forse inutile – che le volevo ricordare.

Ecco la “tavola dei pensieri” di Chiara:

Come vedete è molto semplice: è solo un piccolo spazio in cui si possono scrivere emozioni, attività e sogni.

Niente di didattico né di psicologico: è solo un abbozzo di pensieri per continuare a parlare, per riuscire a mantenere aperto tra noi il dialogo che avevamo con tanta fatica instaurato nel corso degli ultimi mesi di scuola.
Infatti io lavoro nella classe di Chiara dal settembre scorso perciò la mia conoscenza con lei è giovane ma abbiamo capito che possiamo fidarci e parlare qualche momento prima di guardare i contenuti veri e propri della lezione.

La mattina successiva mi arriva da Chiara una email: la ho aperta senza entusiasmo perché pensavo che fosse la madre che mi aggiornava sulla situazione.

Invece eccola: la mia allieva ha scritto.

Mi ha mandato una email ordinatissima – come poche ragazzi sanno fare.
Anzi, Chiara ha ricreato la “tavola dei pensieri” scrivendo solo poche informazioni per le giornate di martedì e mercoldì e mettendo alla fine una nota: “non so se le scriverò i miei pensieri per sabato e domenica perché sarò in vacanza”.

Ecco il suo solito tono attento e rigoroso e la sua continua ricerca di chiarezza.

Mi sono sentita sollevata e felice per avere rimosso la cappa di chiusura della mia allieva e le ho mandato un esercizio sull’utilizzo dell’euro sperando di trovare ancora attenzione e disponibilità.

Invece non ho avuto più nessuna risposta per quanto riguarda l’esercizio.
Il giorno successivo invece Chiara mi ha mandato l’aggiornamento della “tavola dei pensieri” con una nota: “dove posso scrivere le mie domande? Quando finirà la quarantena?”

Le ho scritto inserendo nella “tavola dei pensieri” una nuova riga per le domande e le ho risposto che nessuno adesso è in grado di sapere quando finirà la quarantena, ma che proprio per questo dobbiamo lavorare con il pc.
La madre di Chiara mi ha telefonato nuovamente sempre più preoccupata per l’assenza e la chiusura della figlia che rifiuta costantemente di uscire dalla camera.

E’ rimasta molto colpita quando le ho raccontato che Chiara aveva risposto alla mia “tavola dei pensieri”.

Questa piccola tavola ha funzionato per riaprire la comunicazione con Chiara: quasi ogni giorno me la rimanda aggiornata e completata con le sue esperienze e le sue emozioni: questo si chiama dialogo – nonostante le gravi difficoltà dei nostri giorni.

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