Didattica a distanza e assistenti alunni con disabilità, First: il pasticcio del Governo. Ecco cosa fare

Sostegno

Comunicato FIRST – L’avvento dell’epidemia da Corona Virus, oltre a stravolgere la vita di tutto il paese, interessato tutti i settori sociali, culturali e produttivi, ha inevitabilmente travolto il sistema scuola e in particolare la scuola dell’inclusione.

Una scuola, quella dell’inclusione, che è ormai da diverso tempo in grandissima difficoltà, in quanto troppi nodi irrisolti non si sono voluti nel tempo affrontare, o peggio ancora si è ritenuto di affrontarli con modifiche legislative meramente formali e privi di sostanziale impatto effettivo se non accompagnati da robuste misure di accompagnamento economico.

Tutti i nodi sono allora venuti al pettine, a farne le conseguenze sono stati gli anelli più deboli della catena: a) In primis gli alunni con disabilità e le famiglie; b) gli assistenti all’autonomia e comunicazione; c) gli assistenti igienico personale.

La FIRST, di fronte ad una crisi senza precedenti, che sta mettendo a rischio salute e vita le persone soprattutto più fragili, non è voluta intervenire subito nel dibattito che è scaturito, in quanto a noi è apparsa subito chiara, sin dal primo momento, la vera natura della sfida che si poneva davanti: “come garantire il diritto allo studio delle persone più fragili, che come tale hanno bisogno di essere sostenuti e assistiti da personale specializzato, con rapporti spesso ad personam, con la garanzia primaria del diritto alla salute e alla vita”.
Si, proprio alla vita, avendo ritenuto il citato rischio elevato nei confronti di bambini e adolescenti che spesso hanno condizioni di salute precaria e co – morbilità importanti, nella misura in cui i massimi esperti italiani e internazionali e lo stesso governo, ogni giorno, sempre più incessantemente, consigliavano di limitare al massimo le frequentazioni con terze persone per evitare il contagio che potrebbe avere effetti rilevanti, a chi già di suo sovente si trova in condizioni di fragilità.

Allora, se la partita che si stava giocando è quella sopra citata, abbiamo assistito con stupore e sgomento alle proposte che delineavano soluzioni impraticabili, come quella di predisporre progetti di scuola “ a domicilio” con tanto di docenti e assistenti a casa dei più deboli, senza che a nessuno venisse in mente come fossero conciliabili tali misure con quelle di natura opposte adottate e imposte dal governo di “ non uscire da casa”, salvo per comprovate ragioni e soprattutto di limitare gli incontri con terze persone!|

Ebbene, in un clima di generale serrata, per contro c’era e c’è chi, ancora oggi, incredibilmente, prefigura la possibilità di inviare “ mandrie di persone” a casa delle famiglie, senza minimamente preoccuparsi di chiarire in che modo il rischio primario di un probabile contagio e quindi del rischio vita, possa essere scongiurato, tenuto conto che, come dicono gli scienziati, una persona può avere il virus e per alcuni giorni non manifestare alcun sintomo!

Nulla si è letto in questo senso!

Purtroppo, tale proposta ha trovato la sponda in un’ ipotesi prospettata inizialmente dalla Ministra dell’ Istruzione Lucia Azzolina, forse tentata dal dare qualche legittima risposta all’evidente disagio degli alunni con disabilità, delle famiglie e degli assistenti che rischiavano di non lavorare, quindi non essere giustamente retribuiti, in assenza di misure ad hoc di ammortizzatori sociali.

Ne è scaturito un autentico guazzabuglio, attesa la totale impraticabilità dell’istruzione domiciliare prevista dall’ art. 16 del dlgs 66/2017, nella misura in cui, tale progetto si sarebbe scontrato inevitabilmente con le disposizioni del governo e con la tutela primaria della salute delle persone, le quali ovviamente, il larga parte, tutti per lo stesso motivo, si sono sentite allarmate all’ipotesi di recarsi a casa delle persone più fragili e le stesse famiglie preoccupati a ricevere tale personale mettendo a rischio vita in primis le persone minori di età con disabilità grave di una certa rilevanza.

Lo stesso Governo, giova dirlo, ha contribuito alla detta confusione nella misura in cui ha adottato direttive contraddittorie senza fare chiarezza immediatamente.

Ed invero, con il DPCM 08.03.2020, con l’art. 1, lettera h), il Governo nel prevedere la sospensione di tutti i servizi educativi per l’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, ha previsto, come unica possibilità praticabile “ lo svolgimento di attività formative a distanza. Precisando poi che al fine di mantenere il distanziamento sociale era da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa”.
Con l’art. 2 , lettera o) del citato DPCM, veniva ribadita: “la possibilità di svolgere, ove possibile, le attività didattiche con modalità a distanza, avuto riguardo anche alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

Null’altro veniva specificato!

Con DPCM dello 09.03.2020, le misure che il DPCM dell’ 08.03.2020, aveva previsto, solo per una parte del territorio, sono state estese “ a tutto il territorio nazionale”.
Il 10.03.2020, il Governo, ha pubblicato una sorta di vademecum #Io RestoaCasa, finalizzato a spiegare in parole semplici le misure adottate nel due citati DPCM.
Alla voce scuola, veniva ribadita la possibilità: “ di attività didattiche a distanza, tenendo conto, in particolare delle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

Fin qui vi era coerenza!

Ma, con una nota pubblicata nel sito dell’ Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, del 10.03.2020, “ domande frequenti sulle misure per le persone con disabilità”, il Governo, nell’ evidente frenesia del delicato momento in atto, riusciva a commettere un errore che ha determinato una situazione d’impasse delicata, infatti, in evidente contraddizione con quanto disposto nei decreti sopra citati, nel rispondere ad una domanda del vademecum “ Durante la sospensione del servizio scolastico, viene garantita l’assistenza agli alunni con disabilità?”, rispondeva in questo modo:
“ Si. Durante la sospensione del servizio scolastico e per tutta la sua durata, gli enti locali possono fornire, tenuto conto del personale disponibile, l’assistenza agli alunni con disabilità mediante erogazioni di prestazioni individuali domiciliari. Queste prestazioni sono finalizzate al sostegno nella fruizione dell’ attività didattiche a distanza”.

Un pasticcio di tale portata può essere stato generato solo da due fattori: a) qualche pressione e/o sollecitazione ricevuta da qualcuno che ha persino scritto nero bianco tale proposta priva di senso; b) scarsissima conoscenza della complessità del lavoro svolto dagli assistenti.

Per capire la portata di tale guazzabuglio è appena il caso di evidenziare che, secondo la nota del vademecum, i docenti avrebbero dovuto predisporre la “ didattica a debita distanza”, mentre mandrie di assistenti sarebbero dovuti andare a domicilio degli alunni, con tutti i rischi annessi e connessi di cui abbiamo detto sopra ed esplicitati in modo nettissimo da tutti i decreti fin lì adottati.

Ora ricordiamo che il DPCM ha portata nazionale e si applica a tutto il territorio, ivi comprese le zone maggiormente colpite dal virus e dai decessi, in tali zone, con una semplicità disarmante e preoccupante, l’ Ufficio per le Politiche della Disabilità, ha potuto scrivere e/o immaginare che orde di assistenti potevano tranquillamente recarsi a case dei bimbi più fragili, al NORD, come al CENTRO E AL SUD!

Ritenuto che chi ha scritto quella nota verosimilmente non ha ben compreso chi fossero gli assistenti, segnaliamo che dove è previsto e disciplinato, in molte Regioni, gli assistenti non sono solo quelli all’autonomia e comunicazione o diversamente chiamati, ma anche gli assistenti igienico – personale!

Pertanto si prevedeva che a casa dei bimbi più fragili potessero andare sia i primi sia i secondi, tutti insieme appassionatamente, il tutto in un clima di “ ciascuno resti a casa e limiti i contatti con terze persone”.

Ma vi è altro!

Chi ha scritto quella nota, evidentemente mal consigliato, comprova di non conoscere il delicatissimo lavoro svolto dalla molteplicità di tali assistenti, soprattutto quelli all’autonomia e comunicazione, che in larghissima maggioranza sono assistenti ad personam di alunni con disabilità neuro – cognitiva o con disabilità complesse, oppure, ma in numero più ridotto, con disabilità sensoriali.

Tali assistenti possono dare un apporto, in larghissima parte, solo se lavorano in “ sinergia “ con i docenti ed il loro lavoro è quasi impossibile a domicilio, senza la presenza del docente e con l’obbligo primario del distanziamento, nonché con tutte le altre precauzioni imposte dalla scienza!

Ciò detto, e’ ovvio che la vita delle famiglie e degli alunni con disabilità ha subito un duro colpo con la chiusura delle scuole, come del resto avviene quando la scuola finisce, ma, a nostro parere, non esiste, allo stato, alcuna alternativa possibile, attesa l’immane sfida e il rischio salute che quel via vai di persone determinerebbe, anche a loro insaputa.
Tuttavia, come abbiamo detto sopra, in tutta la citata vicenda, oltre alla precarietà della condizione degli alunni e delle famiglie è emersa, con tutta l’evidenza possibile, la precarietà lavorativa e professionale degli assistenti all’autonomia e comunicazione e gli assistenti igienico – personale, di cui la Ministra Azzolina, gliene va dato atto, ha mostrato di comprendere, seppure proponendo soluzione sbagliate e fuori tempo massimo.

Ma occorre dire che se un merito ha assunto il Corona Virus per la scuola, è quello di fare apparire a tutti, nella loro evidenza, la condizione di precarietà di queste preziose figure professionali.

Da subito, infatti, è apparsa la loro condizione di totale precarietà lavorativa, nella misura in cui la scuola è stata sospesa ed essi de plano non hanno più lavorato, preso retribuzioni e/o ammortizzatori sociali o forme integrative al reddito, come altre categorie, tra cui i docenti e il personale ATA.

Loro nulla!

Tutti di colpo a casa, senza un soldo, ma con tante spese sulle spalle.

Noi speriamo e auspichiamo, la FIRST ha lottato e lotterà fino in fondo, affinchè la Ministra Azzolina e il parlamento comprendano, una volta per tutte, che non c’è altra strada possibile per garantire l’effettività della scuola dell’inclusione se non si INTERNALIZZANO nell’organico del MIUR, le citate figure professionali!

Chiunque pensa il contrario, di fronte alla condizione di precarietà in cui si sono venuti a creare gli assistenti all’autonomia e comunicazione, seppure con numeri diversi, anche gli assistenti igienico personale, è semplicemente in mala fede, ovvero nutre interessi economici rilevanti affinchè un sistema che è ormai collassato in tutto il Paese, possa essere mantenuto ancora in piedi per garantire lucrose rendite economiche.

Infatti, bisogna anche dire che le “ quarantene” per i citati professionisti sono tante durante l’anno scolastico e non dipendono certo da qualche virus, è sufficiente il periodo natalizio; o quello pasquale; o un assenza prolungata per malattia dell’alunno/a; o la fine della scuola a giugno; oppure qualche Ente Territoriale che non ha le risorse per partire in regola all’inizio della scuola, (cioè moltissimi), per far sì che i detti assistenti entrino IN QUARANTENA FORZATA!

A casa e senza RETRIBUZIONE!

Detto ciò vediamo allora le soluzioni realistiche, responsabili e coerenti con il drammatico momento che stiamo vivendo che secondo la FIRST possono essere adottate.

1) Per tutti coloro che possono lavorare a distanza, tenuto conto della particolare condizione di funzionamento della disabilità dell’alunno/a, si attui la predisposizione di un progetto condiviso con il consiglio di classe e la famiglia, di potere svolgere le proprie funzioni di assistenza specialistica, direttamente legata alla didattica di competenza dei docenti, di offrire la prestazione a distanza per tutte le ore indicate nei rispettivi PEI in sinergia con i docenti, anche a supporto e/o consulenza agli stessi docenti e ai familiari;

2) Per tutti coloro che non saranno nelle condizioni di lavorare, neppure a distanza, a motivo del particolare funzionamento della persona con disabilità, garantire il diritto agli ammortizzatori sociali o altre forme di integrazione del reddito, come pare si stia prevedendo;

3) Qualora non fosse possibile garantire integralmente a distanza tutte le ore da PEI, garantire la stessa retribuzione prevista anche per le ore non lavorate per cause non imputabili;

4) Sia il MIUR a dettare delle linee guida in ordine alle modalità attraverso le quali le scuole devono predisporre delle piattaforme telematiche per consentire agli operatori senza oneri a loro carico la prestazione a distanza;

5) Si predisponga il progetto educativo a distanza elaborato dal GLHO, con il contributo degli assistenti all’autonomia e comunicazione e la partecipazione della famiglia e degli alunni mediante collegamenti telematici;

6) Per gli assistenti igienico personale, essendo la loro funzione strettamente collegata alla presenza dell’alunno, appare ovvio che ad essi possa essere garantita solo la misura degli ammortizzatori sociali.

Le misure citate a noi sembrano le UNICHE possibili in un contesto di gravissima epidemia in corso dove è fondamentale in primis garantire la salute e la stessa vita delle persone più fragili, limitando al massimo i contatti con terze persone.

Comprendiamo le necessità delle famiglie, sappiamo e conosciamo le loro grandissime difficoltà, le paure a che i loro figli perdano quegli apprendimenti faticosamente acquisiti e di cui hanno bisogno, siamo totalmente solidali con loro, ma, allo steso tempo, se dall’altra parte della medaglia vi è la garanzia del diritto alla salute e alla vita, la FIRST ritiene che questo è il periodo in cui bisogna tutti stringere i denti, elevare il senso della responsabilità e autoresponsabilità che le famiglie conoscono benissimo e porci nelle condizioni di recuperare il terreno perduto, già da questo anno, come tutti ci auspichiamo nel più breve tempo possibile.

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