Didattica a distanza, Cobas: no valutazione e firma registro elettronico. Maturità con commissioni interne

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Comunicato COBAS Scuola – Sospensione delle lezioni e didattica a distanza: in questo scenario siamo costretti a muoverci da settimane,  accomunati, docenti e studenti, dal riconoscimento di un primordiale bisogno di relazione e di contatto.

Un modo per reagire allo stato di eccezione che interrompe il fluire delle relazioni, della vita, sottomettendoci al principio esclusivo della sopravvivenza biologica individuale, un modo per affermare l’importanza delle relazioni sociali in un tempo in cui le persone diventano individui, bloccati nella paura, distanti, diffidenti, passivi, annoiati e soli.

La scuola è luogo di incontro: mai come ora capiamo quanto sia imprescindibile la fisicità, la presenza di corpi, sguardi e voci che si intrecciano; abbiamo sperimentato, anche con le nuove tecnologie di comunicazione on-line, la possibilità di vedersi e ascoltarsi, come resiliente tentativo di tenere in vita almeno una traccia di contatto reale.

L’obiettivo è preservare la funzione di presidio civile che la scuola rappresenta di fronte al vuoto della paura e dell’emergenza. Questa consapevolezza non può e non deve nascondere la realtà: il diritto all’istruzione è stato sospeso, cosi come molti diritti civili fondamentali garantiti dalla Costituzione, per tutelare un diritto alla salute minacciato dalla pandemia e dall’inadeguatezza del nostro sistema sanitario a fronteggiarla, nonostante l’abnegazione e i ritmi massacranti con cui stanno lavorando gli operatori sanitari, esponendosi a pesanti rischi personali.

In questo contesto la scuola oggi sopravvive come sforzo collettivo inderogabile. Ma guai a pensare che questa possa essere la normalità, che stiamo garantendo davvero il diritto all’istruzione in altra forma o addirittura che si tratti di un’opportunità per fare un salto di qualità.

La sospensione della socialità nel momento dell’emergenza porta con sé il rischio che diventi strutturale il ritorno all’individualismo, con un aumento esponenziale della disuguaglianza a scapito dei più deboli, con la sospensione della collegialità per rafforzare ulteriormente il potere gerarchico dei dirigenti.

La didattica a distanza è inevitabile in questa fase, ma non garantisce il diritto all’istruzione! La scuola è, o dovrebbe essere, una comunità educante, che punta allo sviluppo delle capacità di analisi e di sintesi, allo sviluppo dello spirito critico della/del cittadina/o e, per esserlo, ha bisogno di relazioni umane, emotive e cognitive, che non possono essere assicurate dall’insegnamento a distanza.

Ci facciamo carico della situazione per mantenere i contatti con studenti e studentesse ma ribadiamo con forza che ciò è semplicemente reso ineludibile dall’eccezionalità della situazione e rigettiamo con forza qualsiasi ubriacatura pseudo tecnologica per il futuro.

Assodato che questa è solo una situazione di emergenza che non dovrà lasciare alcuna eredità, vogliamo mettere in evidenza come le emergenze diventino subito occasioni per effettuare sperimentazioni, per far fare salti in avanti a logiche securitarie e di controllo, per introdurre “novità” al di fuori delle regole e degli schemi istituzionali e normativi, per sperimentare nuove forme di dirigismo autoritario: non vogliamo dare spazio alle smanie di protagonismo e ai deliri di controllo di svariati dirigenti e, purtroppo, anche di alcuni/e nostri/e colleghi/e. Ci sono, comunque, aspetti concreti che, anche nell’ambito della situazione emergenziale, devono essere affrontati.

1) In base alle leggi e alle norme contrattuali vigenti, con la sospensione delle attività didattiche i docenti non hanno alcun obbligo di svolgere le 18, le 24 o 25 ore di lezione. Svolgere attività didattica a distanza risponde ad una inevitabile necessità, ma non ad un obbligo giuridico. Al tempo stesso le modalità di svolgimento non possono essere imposte: il docente è libero di scegliere le diverse modalità e tecniche. Dal D. Lgs 165/2001 fino alla legge 107/2015 tutte le leggi o atti aventi forza di legge prevedono che i poteri del dirigente scolastico sono esercitati nel rispetto delle competenze degli organi collegiali. Nel DL n. 6/2020 non si rinvengono deroghe a tali previsioni legislative. L’art. 7 del TU assegna al Collegio dei docenti “potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto(..). Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente”. Per cui, il Collegio dei docenti ha “competenza generale” su tutto ciò che attiene alla didattica. E’ legittimo e opportuno che il DS agisca promuovendo e coordinando le attività didattiche a distanza, ma senza alcuna forma di imposizione e evitando di imporre agli studenti di stare per tempi lunghissimi al computer e di sovraccaricarli di compiti.

2) Le attività svolte a distanza vanno tracciate nel registro on line, ma senza assolutamente firmare il registro di classe: sarebbe un falso in atto pubblico, come se si fossero svolte le lezioni in presenza; se non è possibile tracciare le attività senza firmare, va specificato che si tratta di didattica a distanza.

3) Le valutazioni di carattere sommativo sono assolutamente illegittime e anche inopportune. Tutta la normativa scolastica prevede l’obbligo della vigilanza durante le prove, sia scritte che orali, ed è di tutta evidenza che essa non viene garantita con prove on line. Il che non significa che non vi siano feedback da parte degli studenti: lo sono le domande, i rilievi critici, lo stesso svolgimento dei lavori assegnati, magari svolti in modo collettivo. Tutti elementi che concorrono a determinare la c.d. valutazione formativa, che serva per la crescita cognitiva degli studenti, una valutazione dunque che non si trasforma in voto.  Valutazioni sommative a distanza di fatto porterebbero inevitabilmente non al 6 politico tanto temuto dalla Ministra, ma al 6 di mercato, un voto alle famiglie e non agli studenti. Peraltro, valutazioni negative a distanza, se determinanti bocciature, porterebbero inevitabilmente ad una marea di ricorsi con alta probabilità di esiti positivi. Le valutazioni sommative è bene riservarle a quando torneremo veramente a fare scuola, sperando di avere almeno un mese di tempo per somministrare delle valutazioni finali, che comunque non potranno non tenere conto dell’eccezionalità della situazione.   Per tutte queste ragioni chiediamo anche l’immediato ritiro della Nota MIUR n. 388/2020 sulla didattica a distanza, che tante inopportune complicazioni sta creando al lavoro quotidiano di docenti e studenti/sse.

4) Le attività legate ad Invalsi e PCTO (ex alternanza scuola lavoro) devono essere senz’altro sospese. Le prove Invalsi vanno annullate per tutte le classi e ordini di scuola per le quali sono previste. Le attività di PCTO vanno sospese per tutti le classi del triennio delle scuole superiori, sia perché in tempi di emergenza non è pensabile continuare a sottrarre ore alla didattica ordinaria in presenza, già pesantemente falcidiata, sia per evidenti ragioni di tutela della salute. Entrambe non devono costituire requisiti per l’ammissione agli esami, anche per gli alunni delle attuali quarte, per evitare che siano costretti a svolgere gli stage aziendali nell’ultimo anno di corso. Per le classi terze e quarte di quest’anno le attività vanno ridotte di 1/3 per evitare che siano costrette a svolgere in due anni ciò che era previsto per tre. Stupisce e preoccupa che, nonostante l’emergenza giustifichi la sospensione delle lezioni, ancora non si sia fatta una cosa così semplice come cancellare attività che non hanno alcuna valenza didattica

5) Gli Esami di Stato vanno svolti con le Commissioni formate tutte da membri interni, che conoscono il lavoro effettivo svolto dalla classe. Per lo stesso motivo, anche le prove scritte vanno formulate dalla Commissione stessa, sulla base di uno schema base fornito dal Miur, per garantire un minimo di omogeneità. Per lo stesso fine potrebbe essere auspicabile che il Presidente sia esterno.

6) Nonostante quel che dice la Ministra, inevitabilmente quest’anno scolastico avrà effetti anche sul prossimo: aver perso 2 o 3 mesi di scuola vera imporrà una riformulazione della programmazione didattica anche per l’anno prossimo. Per cui, è ancora più indispensabile avere tutti docenti in cattedra dal primo giorno di scuola. Ma il protrarsi dell’emergenza determinerà inevitabilmente un allungamento dei tempi sia del concorso straordinario che di quello ordinario. Per cui, è necessario anche nella scuola applicare i criteri emergenziali già applicati per i medici: valore abilitante della laurea; concorso straordinario per soli titoli per tutti i precari che hanno maturato 36 mesi di servizio, in applicazione anche delle sentenze della Corte di Giustizia Europea che hanno condannato lo Stato italiano per abuso di ricorso al contratto a tempo determinato. Nell’immediato chiediamo la proroga dei contratti per tutto il personale a tempo determinato, docente e Ata,  che risultava in servizio al momento della disposizione di sospensione delle attività didattiche o di chiusura delle scuole.

7) Con l’entrata in vigore immediata del DL 17.3.2020 e, ancor di più, con la chiusura di tutte le attività produttive   che non siano strettamente necessarie per garantire beni e servizi essenziali, decisa con il DPCM del 22 marzo 2020, nella stragrande maggioranza dei casi le scuole devono essere chiuse anche per il personale Ata. Infatti, l’art. 87 c.1 prevede: “il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni (..), che, conseguentemente: a) limitano la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell’emergenza”. Nella scuola i casi di attività indifferibili e strettamente necessarie da svolgere in presenza sono veramente pochi, come la gestione delle aziende agrarie o quella dei rifiuti tossici. Continuare a tenere aperte le scuole significa esporre a inutili rischi il personale Ata e gli stessi dirigenti, che in caso di contagio potrebbero incorrere in responsabilità anche di carattere penale.

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