Didattica a distanza, ci risiamo? Riflessioni. Lettera

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Inviata da Daniele Ferrari – Leggo sul vostro sito alcune considerazioni fatte da autorevoli colleghi riguardo un auspicabile ritorno alla DAD, per le scuole superiori, in ragione dell’aumento dei contagi.

Ora, tralasciando il fatto che le autorità sanitarie ed il ministero hanno specificato, in ben due occasioni, che la scuola non è da considerarsi luogo di riproduzione del contagio ( vadere le dichiarazioni del dott. Brusaferro e del dott, Locatelli), francamente, mi domando come sia possibile che, tra l’altro, in ragione del contagio, vengano avanzate ipotesi che, se attuate, rischiano dopo 7 mesi di assenza delle studentesse e degli studenti dalle aule di rovinare definitivamente un’intera generazione.

Chi scrive di DAD come di un’opportunità, al di là dell’epidemia ed insiste a promuovere quel modello di scuola, in ragione dell’epidemia, probabilmente non ha ben presente cosa abbiano significato questi mesi.

Passare l’idea che la scuola possa esserci o non esserci – fisicamente- è stato a dir poco devastante, ha interrotto ritmi di vita e fatto venir meno un dato stabile per molti giovani, scombussolando le loro esistenze, svuotandole di significato e sovvertendo le priorità ed è bene chiarire che, in questo senso, ad essere più esposti sono propri gli studenti delle superiori.

Inoltre, il trasferimento online della didattica, a mio modo di vedere, oltre ad aver favorito un’ ulteriore dipendenza dei giovani dai loro supporti digitali, ha ridotto le lezioni a momenti di intrattenimento quotidiano, da inserire tra una partita ad un videogioco e un’occhiata ad un social.

Lo si nota molto bene, in classe, in questi giorni di ripresa:
Attenzione ai minimi, tendenza ad attaccarsi il prima possibile e il più possibile ai supporti digitali, completo smarrimento dei tempi, lenti, della riflessione e del ragionamento.
Pensare di spostare di nuovo online la didattica, magari prevedendo in presenza solo le prove, per un periodo lungo, significa non solo rafforzare le tendenze cui facevo riferimento. col rischio di non riuscire più a recuperare, ma passare un ulteriore messaggio sbagliato e cioè che la scuola sia esclusivamente il luogo in cui si va per essere giudicati.

La scuola e la didattica sono invece riflessione, relazione e comunità e questo sin dai tempi più antichi e secondo le differenti organizzazioni sociali.
Promuovere innovazioni radicali, senza una riflessione ampia, sulla pelle della scuola e delle giovani generazioni è a mio avviso incondivisibile.

Così come è incondivisibile la velata accusa fatta ai docenti perplessi di fronte a determinate proposte, di resistere all’innovazione.

Personalmente e non sono il solo, non ho alcun problema con l’innovazione e con le piattaforme digitali, nè l’ho mai avuto.
Ciò non mi impedisce, tuttavia, di ritenere il digitale inadeguato ad una solida costruzione del sapere e della cittadinanza, a meno che non lo si interpreti (il digitale) in chiave di integrazione come, a mio avviso correttamente, fa il ministero.

I numeri dell’epidemia sono in aumento, sapevamo sarebbe accaduto, le autorità politiche, a partire dal premier, lo avevano detto e lo stesso avevano fatto le autorità sanitarie.
Nel contempo, tuttavia, avevano anche detto e stanno dicendo che il sistema è più preparato e attrezzato di quanto non fosse a marzo.
Perchè non dovrebbe essere così?
Qual è la ragione per cui dobbiamo evocare scenari apocalittici, tra l’altro sulla base di dati non ufficiali e dovremmo, invece, ignorare quelli ufficiali?

La scuola in un momento così delicato della nostra vita nazionale, ha bisogno di stabilità e di serenità, di sapere quali siano le regole – e ci sono – per poterle rispettare.

E’ necessario tenere duro, fidarsi delle autorità sanitarie, rispettare i protocolli e andare avanti a svolgere il nostro compito, quello che la società ci ha assegnato:educare le giovani generazioni. Non è possibile cambiare lo scenario ad ogni stormir di fronda.

Se, poi, ad emergenza finita, si vorrà aprire un dibattito nel merito, nulla lo vieterà ma non ora e non ad un mese dalla riapertura.

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