Didattica a distanza: Autismo e Comunicazione virtuale. Come creare stickers in CAA

Stampa

di Carmela Triolo Docente per le Attività di Sostegno – La sospensione prolungata delle attività didattiche, a seguito l’emergenza del COVID-19, ha portato noi docenti, ad attivarci, ricorrendo soprattutto alla nostra personale inventiva per realizzare la didattica a distanza.

Sono una docente per le attività di sostegno da appena 11 anni e con ancora tanta esperienza da fare . Sono una creativa e adoro la tecnologia.

Il 2 marzo scorso, una domanda fa capolino: e i miei alunni? come posso fare lezione agli alunni con autismo, se non si è in presenza?

Li chiamerò Davide e Simone.

Simone ha 19 anni, frequenta la classe quinta del liceo artistico e quest’anno scolastico stavamo realizzando un elaborato grafico da portare alla maturità che racconta tutto su di lui. In questi anni abbiamo superato tanti piccoli limiti insieme e ci siamo affacciati alla tecnologia in più occasioni. Ha imparato ad utilizzare google drive e lo sfrutta ormai a suo piacimento.

Con lui da sempre, ma a maggior ragione adesso, l’obiettivo principale, è quello di rassicurarlo, di stargli vicino e di ricordargli che le difficoltà possono essere sempre superate.

Ora dovrà impegnarsi un po’ di più da solo a casa ma grazie a questo sforzo acquisirà nuove competenze digitali: creare una Google Classroom, caricare materiali e commentare il lavoro svolto.

Davide, anche lui ha appena compiuto 19 anni, frequenta la quarta, ma a differenza di Simone, è un ragazzo “non verbale”, non parla, non sa leggere né scrivere.

Le attività proposte e caricate in Classroom risultano troppo articolate per la gestione familiare!

Su richiesta della famiglia, inoltriamo “i compiti” via whatsapp.

Ma allora, come posso comunicare con Davide?  Serve empatia, emozione, espressione.

Qui le parole non servono! Serve un approccio visivo, audio, più moderno più attuale e digitale,… e se whatsapp fosse “settato” su di noi?

on Davide utilizziamo da tempo i pittogrammi di ARASAAC, perché non utilizzarli come fossero Emoji? … STICKER!!!! Eureka, inizio la realizzazione di pacchetti di “adesivi” suddivisi per argomento (conversazione di base, domande, indicatori di posizione …).

Da appassionata tecnologica e creativa di origine, la mia curiosità per la grafica, i pittogrammi e la “comunicazione alternativa”, l’associazione tra CAA e Emoji è subito ovvia.

Cosa accomuna, la CAA e la comunicazione del 21 secolo?

Con l’utilizzo di email, chat e social network, la comunicazione, fondata prima sul “faccia a faccia”, è tornata a essere perlopiù scritta: nasce la comunicazione digitale, cambia e si evolve il modo di comunicare così come cambia il modo di avere interazioni sociali.

Oggi la comunicazione scritta è principalmente virtuale e non è utilizzata nel senso tradizionale del termine. La chiamano “parlato-scritto”, “oralità-scritta”, presentandosi esteticamente come la forma scritta, ma il suo uso sociale è più simile al discorso parlato. Questa, per quanto curata, ha però un limite rispetto a quella parlata: non mostra emozioni.

Questa carenza, dunque, ha creato la necessità di associare “immagini” alle parole scritte (emoticon, emoji, sticker, avatar, pittogrammi …), per integrare informazioni sul proprio stato d’animo e fare in modo che diminuisca il rischio di essere fraintesi.

Comunicare, in effetti, vuol dire soprattutto esprimersi, dire la propria opinione al fine di creare un legame con altre persone o rafforzarne uno preesistente, esprimere sentimenti ed emozioni (esattamente come fa l’arte).

Quando due esseri umani dialogano tra loro, non scambiano solo messaggi verbali ma anche informazioni non verbali attraverso gesti, sguardi, impostazione e tono della voce. Sono proprio questi elementi non verbali quelli che l’ascoltatore percepisce immediatamente e inconsciamente.

L’uso degli emoji che accompagna messaggi verbali in chat o email, permette, quindi, di inserire elementi espressivi nei testi scritti trasmettendo “emozioni che aiutano a chiarire le intenzioni e
riducono l’ambiguità.

Questi simboli, insieme alle esigenze degli utilizzatori, si sono evoluti in brevissimo tempo come strumento di comunicazione.

La repentina evoluzione e diversificazione di queste faccine stilizzate mostra come ci sia una reale esigenza sociale che ne giustifica l’utilizzo.

Divenuti visibilmente alleati della comunicazione digitale e usate come parte integrante delle chat da oltre il 90% degli utenti della rete, perché non avere a disposizione anche dei pittogrammi CAA?

I “pittogrammi CAA” come gli emoji sono immagini usate per sostituire le parole e raffigurare il significato dei vocaboli (un po’ come sinonimi), o addirittura, sono in grado di sostituire in una sola icona un’intera frase o domanda, eliminando il “rumore” dell’interpretazione delle parole, semplifica il linguaggio e aumenta il livello di comprensione.

Una vera e propria lingua, anzi, un linguaggio universale come universali sono le stesse emozioni … un codice per comunicare senza usare le parole.

Alcuni simboli vanno oltre i limiti linguistici superando i canoni classici della comunicazione, infatti, sarebbero comprensibili a prescindere dall’idioma che si parla e sarebbero in grado di abbattere le barriere linguistiche e geografiche.

Un codice basato sull’empatia umana e la capacità delle persone di leggere e interpretare le emozioni, ad un livello più ampio, permette di azzerare le differenze culturali.

Infine, oltre a comunicare pensieri ed emozioni in maniera immediata e neutrale, gli stickers generalmente sono caratterizzati da una grafica divertente, buffa e colorata che rende le chat un “gioco”, un “luogo” attuale adatto ai ragazzi e i loro amici … in CAA come in Emoji anche cibi, piante, animali, mezzi di trasporto, oggetti, simboli ed elementi festosi.

Per approfondimenti Didattica a distanza: autismo su Whatsapp in CAA dell CTS Reggio Emilia

Stampa

Con i 24 CFU proposti da Mnemosine puoi partecipare al Concorso. Esami in un solo giorno in tutta Italia