Didattica a distanza: appello ai colleghi, meno compiti e più relazione. Lettera

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Giovanni Panunzio – Sono un insegnante di scuola secondaria di secondo grado. Da più parti mi arrivano segnalazioni relative alla didattica a distanza
(dad), nella quale starebbe prevalendo la somministrazione di compiti, a
svantaggio di approfondimenti e spiegazioni.

Per questo motivo molti genitori – già oberati mentalmente e finanziariamente – si stanno sostituendo con fatica agli insegnanti: i quali, in tale contesto di grave crisi sanitaria, socio-economica e psicologica, non dovrebbero appesantire il carico delle famiglie (lo fanno per dimostrare che stanno lavorando?), ma alleggerirlo.

Considerato che dai piani alti non arrivano specifiche circolari esplicative, forse per non intaccare la libertà di insegnamento (che non è libertà di assegnamento di esercizi, argomenti e capitoli), dal mio sommesso piano terra suggerisco ai colleghi interessati di valutare in prevalenza la partecipazione degli alunni alla dad, incrementando le lezioni e diminuendo sensibilmente la somministrazione dei compiti a casa e le verifiche. Potranno essere riprese all’inizio del prossimo anno scolastico.

C’è chi sta utilizzando e gestendo la didattica a distanza come se fossimo in una situazione normale, non d’emergenza.

Il “problema” dei programmi da svolgere non sussiste da una decina d’anni (v. Indicazioni Nazionali). Sì, i programmi non esistono più: sembra difficile immaginarlo, sembra impossibile crederci, ma è così.

La programmazione quindi, per esigenze particolari, può essere rimodulata in qualsiasi momento; affinché venga privilegiata la qualità dell’istruzione, non la quantità.

Se non si fa nel drammatico momento storico che ci sta travolgendo, quando si fa? Per non parlare degli stessi alunni che non si sa fino a quando potranno reggere – sia nei rapporti con gli altri, che interiormente – la
situazione di isolamento e angoscia che ha scosso le loro vite:
purtroppo i segnali avversi cominciano ad arrivare.

Non dico che la scuola debba farsi da parte, ma deve fare la sua parte: da vera agenzia educativa. Ora sia più pedagogico-formativa, che nozionistica; più umana, che snervante.

Non contribuisca ad accrescere le conflittualità
tra le mura domestiche, sempre più “stringenti”.

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