Didattica a distanza al tempo del Coronavirus, un esempio pratico. Ne parliamo con il dirigente Iaconianni

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Coronavirus e chiusura temporanea delle scuole. Come si preparano gli istituti alle lezioni a distanza? Abbiamo già raccontato alcune esperienze in giro per l’Italia, come quella dell’Istituto tecnico economico “Tosi” di Busto Arzizio.

Abbiamo voluto verificare come si stanno preparando agli eventi i docenti e gli alunni del liceo classico Telesio di Cosenza, che in autunno aveva fatto parlare di sé in una nostra intervista per le riunioni via Skype volute dal preside Antonio Iaconianni è pronta per partire con le lezioni a distanza.

Quando lo contattiamo, qualche mattina fa, il dirigente scolastico è alle prese con le verifiche del post terremoto. Una violenta scossa pomeridiana aveva fatto sobbalzare il giorno prima i cittadini dell’epicentro del sisma, localizzato a Rende, in provincia di Cosenza, causando danni alle cose, per fortuna non alle persone. La paura c’era stata e pure tanta. Sono le 13 e a Cosenza, Antonio Iaconianni, ingegnere, dirigente del ‘Telesio’, sta ora per chiudere la scuola. Inusuale questa chiusura, perché l’istituto chiude in genere alle ore 20, viste le tate attività pomeridiane che coinvolgono gli studenti: teatro, laboratorio di robotica, recupero, sci, pallavolo, calcio, alternanza scuola lavoro con i giornalisti. Proprio il giorno prima, la scossa aveva sorpreso centinaia di studenti impegnati con l’alternanza scuola lavoro con i giornalisti e dunque l’evacuazione che ne è conseguita non è stata la solita, importante esperienza formativa, ma una vera e propria evacuazione sul campo dettata dall’emergenza. Tutti sotto il banco fino ad attendere che tutto fosse finito, poi l’uscita ordinata verso l’esterno.

L’emergenza terremoto cade nel bel mezzo della crisi da Coronavirus, un’ emergenza planetaria che ha mandato in fibrillazione le scuole di tutta Italia. Alcune hanno chiuso, come si sa, altre invece no. In Calabria si è stati a un passo dalla chiusura. In molte delle scuole chiuse i docenti si sono attrezzati con il registro elettronico, che consente di condividere con gli studenti a casa materiale di ogni tipo. Alcune, come abbiamo raccontato, sono riuscite addirittura a creare le classi virtuali e le lezioni sono proseguite regolarmente a distanza con i docenti che fanno lezione da casa propria agli studenti grazie a tecnologie e piattaforme di vario genere. Come si prepara il Liceo Telesio a questa evenienza?

Il liceo Telesio, che già nello scorso mese di ottobre aveva sperimentato i consigli di classe svolti da casa via Skype, ritorna a parlare di smart working in questi giorni di emergenza coronavirus e, “vista la situazione emergenziale che si vive particolarmente in alcune aree nel Paese circa il Coronavirus – si legge in un comunicato stampa diramato qualche giorno prima dalla scuola offre alle autorità competenti la massima collaborazione”. Con una comunità scolastica di circa 1300 persone ed una mobilità in rientro dalle zone del Nord veloce e spesso non controllata, si pensi ai treni o ai bus, il dirigente del Liceo Classico Telesio di Cosenza, Antonio Iaconianni, si spiega al Telesio, avverte tutta la responsabilità di gestire bene la situazione e sin da subito ha messo a disposizione dell’utenza un indirizzo mail per comunicare immediatamente all’istituzione scolastica, partenze, rientri, anche di familiari ed eventuali casi di febbre. “Sento il dovere, in quanto responsabile di questa comunità tanto grande – ammette – di garantire sin da subito massima collaborazione alle autorità competenti e tutelare per quanto possibile ogni persona della nostra scuola ed ogni famiglia. Non è tempo di sterili polemiche e neppure di allarmismi, è però il tempo della massima prudenza e della massima attenzione e sono certo che se ognuno farà la propria parte con scrupolo e serietà la situazione sarà facilmente gestibile. Il problema della nostra provincia è che c’è una altissima mobilità dal Nord, pertanto la vigilanza deve essere altissima, se non addirittura pari rispetto a quella del Nord. Mi preme, poi, sottolineare che le sperimentazioni della nostra scuola in tema di smart working, mai come oggi ritornerebbero utili: ricordo che siamo stati i primi in Italia tra le istituzioni scolastiche a mettere in atto tali strategie di lavoro”.

Preside Iaconianni, continuerete la sperimentazione?

Sì, la continueremo, ed anzi colgo l’occasione per dire che con diverse scuole d’Italia abbiamo messo in cantiere una costituenda Rete sullo smart working con la quale definiremo le prossime tappe di un percorso che, sebbene per quest’anno non sarà ovviamente proponibile, già dal prossimo anno lo potremo applicare magari con il sostegno attivo del Miur. Io sto forzando su questo. Sto cercando di realizzare una rete nazionale, poiché oggi vado avanti con un codice di autoregolamentazione. Credo molto sul fatto che si possa fare didattica a distanza, specie quando si verificano situazioni di emergenza.

Quando si parte?

Non si può improvvisare. Ho cinquanta classi, devi programmare bene il progetto. Ma io

ci credo e lo sto portando avanti. Ho una manifestazione di interesse di molte scuole per unirci in rete per trovare una soluzione, è importante non andare da soli. Speriamo di riuscire a implementare il tutto in modo da riuscire a essere pronti di fronte a un’emergenza che si riproponesse nei prossimi anni”.

Cosa manca?

Ci vuole una fibra che sia capace di garantire un buon collegamento. Le scuole si devono attrezzare con la connettività e devono avere un buon portale di videoconferenza”.

Non va bene Skype

Va bene Skype, in via sperimentale, poi però ci vuole qualcosa di più professionale. Deve essere uno strumento virtuale, non dico in HD ma almeno che si avvicini. Non è semplice”.

E poi ci sono le famiglie

Certo. Anche le famiglie devono avere delle buone connettività. Sul mercato ci sono buone proposte , altre stanno arrivando. Sto testando una piattaforma della Cisco, poi vedremo. Ho iniziato con Skipe, con i suoi limiti, due anni orsono, nei collegamenti per i colloqui con i genitori degli alunni , per i consigli di classe, per altre riunioni collegiali, e devo dire che funzionano. Siamo partiti con un portale gratuito, ma ci vuole qualcosa di più professionale, che garantisca la stabilità della piattaforma, perché una cosa è fare una riunione, un’altra è fare lezione. Vediamo se riusciamo intanto con i recuperi pomeridiani”.

Stavate per partire, come tanti altri istituti. Che cosa pensa della sospensione delle gite, dirette a contrastare la diffusione del contagio?

Prima ancora che lo decidesse il ministro avevo sospeso le gite d’istruzione con vettori in aereo e navi per le destinazioni Grecia, Sardegna, Cracovia. Avevo deciso questo via prudenziale, dopo una chiacchierata con i docenti, i genitori e gli alunni”.

Che cosa succede con la caparra data per le prenotazioni?

Non avevamo ancora aperto ancora le buste. Se le somme sono depositate vanno restituite ai genitori“.

In che senso? Al netto delle situazioni di forza maggiore, la caparra non dovrebbe essere trattenuta dalle agenzie, una volta versata?

No. Lo Stato paga quando ha ricevuto il bene o il servizio richiesto. Se io devo acquistare la lavagna, tu me la porti e io la pago. Stessa cosa per le gite: se io ordino una gita, si fa il viaggio e se al ritorno tutto bene si paga. Io chiedo ai capigruppo una relazione: se tutto è andato bene paghiamo. Il problema non si dovrebbe porre. Al di là del denaro, occorre pensare alla prudenza e alla salute”.

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