Didattica a distanza, 27% non ha dispositivo per seguire lezioni

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Skuola.net – Migliora anche la qualità: oltre 2 su 3 usa strumenti evoluti in modo interattivo. Ma c’è del margine per crescere ancora: il 27% lamenta di non avere a casa un dispositivo personale per seguire la didattica, il 23% ha problemi di Rete. Attenzione allo screen time: il 38% passa al pc/tablet più di 6 ore ogni giorno per motivi didattici.

Che la didattica a distanza sia entrata a pieno titolo nelle giornate degli studenti di tutta Italia è un dato di fatto. I numeri migliorano di giorno in giorno, soprattutto sul fronte della qualità (a parte qualche differenza Nord-Sud). Ciò, però, non vuol dire che manchino i problemi. A sottolinearlo è il nuovo monitoraggio settimanale dell’Osservatorio “Scuola a distanza” di Skuola.net, che ha coinvolto 25 mila alunni di medie e superiori. Tra questi ultimi, oltre 2 su 3 fanno ormai lezione in modo estremamente interattivo, collegandosi in video-conferenza con i professori, grazie alle piattaforme più evolute (sette giorni fa erano
il 60%). Anche le scuole medie, seppur un passo indietro, crescono costantemente: sono quasi 6 su 10 (una settimana fa erano meno della metà) i ragazzi che possono sfruttare i software di ultima generazione, anziché limitarsi all’uso del registro elettronico o alla mera assegnazione di compiti.

Balzo in alto anche per quel che riguarda le valutazioni. Più di 1 studente su 2, alle medie come alle superiori, ha già svolto interrogazioni o verifiche via web. Segno che considerare valido l’anno scolastico potrebbe non essere una decisione basata sul buonismo ma sulla consapevolezza che in qualche modo gli studenti stanno lavorando con i docenti e quindi che è anche possibile giudicarli. Ovviamente ora la grande sfida è quella di arrivare a ogni studente, forse la parte più difficile.

Perché una percentuale non trascurabile dichiara di non essere stato ancora raggiunto dallo smart learning in forma ufficiale e codificata dall’istituto: sono il 6% alle superiori e 17% alle medie. Numeri che non sono diminuiti rispetto a una settimana fa. Per tutti gli altri, invece, è necessario risolvere le criticità che inevitabilmente si porta dietro un processo che per essere svolto a regola d’arte avrebbe richiesto anni e non giorni. Circa 1 ragazzo su 3, infatti, riporta che ad oggi è ancora costretto a convivere con disagi organizzativi e malfunzionamenti di carattere tecnico. E, per una volta, questa situazione si riscontra in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale.

La dotazione tecnologica delle famiglie è il principale tra gli ostacoli che impediscono la definitiva affermazione della didattica a distanza. Il 27% degli intervistati, ad esempio, racconta che in casa non ci sono dispositivi a sufficienza (computer, tablet, ecc.) per far studiare i figli e lavorare i genitori nello stesso momento. Discorso simile per la connessione: il 23% ha ancora problemi di Rete (e un ulteriore 33% li ha risolti nel corso
delle settimane). Le cause più ricorrenti? Il 61% non ha un collegamento fisso così veloce da supportare un svolgimento fluido delle lezioni, il 24% accede a Internet usando un hotspot mobile ma la copertura della rete è insufficiente oppure ha pochi Giga a disposizione, il 9% non ha neanche questo.

Dal punto di vista tecnico-tecnologico, c’è da dire, il MI sta tentando di dare una soluzione pratica. E’ stato infatti firmato il decreto per l’assegnazione dei fondi previsti dal DPCM “Cura Italia”: 85 milioni di euro. Dieci di essi saranno per favorire l’utilizzo da parte delle scuole di piattaforme e-learning e per dotarle di strumenti digitali (o per potenziare quelli
già in loro possesso). Ben 70 milioni copriranno invece le esigenze degli studenti, per fornire ai meno abbienti, in comodato d’uso gratuito, dispositivi digitali per la fruizione della didattica a distanza. Ma le famiglie ancora devono essere raggiunte dall’informazione che le scuole hanno ricevuto o stanno ricevendo le risorse per provvedere: tra i nuclei a corto
di device, solo il 20% ha pensato di chiedere supporto alla scuola e di questi poco meno della metà ha ricevuto rassicurazioni in merito a fornitura di dispositivi e strumenti per la connettività. Altri 5 milioni del fondo, infine, serviranno a formare il personale scolastico. A queste somme vanno poi aggiunti 8,2 milioni, stanziati per gli animatori digitali delle scuole, coloro che aiutano gli istituti a perfezionare la didattica a distanza anche dal punto
di vista metodologico.

Un altro aspetto importante è infatti quello legato all’organizzazione, all’articolazione della giornata di scuola da remoto. Un passaggio che sembra aver spiazzato studenti e insegnanti. E come se il fatto di dover stare casa abbia dilatato l’orario delle lezioni: il 22% le svolge anche di pomeriggio. Non solo: a 1 alunno su 3 capita puntualmente di essere
contattato da uno o più professori di sera o nel tardo pomeriggio per l’assegnazione dei compiti, con tanto di tempistiche strette per la consegna (se aggiungiamo quelli a cui è successo solo nei primi giorni dell’emergenza o avviene in rari casi si arriva a 2 ragazzi su 3). Lo stesso, però, fanno anche gli studenti: più di 7 su 10 scrivono ai docenti negli orari più strani (il 22% spesso, il 50% ogni tanto). Perché? Soprattutto per correggere gli
esercizi assegnati o per dubbi sugli argomenti trattati online.
Il risultato è che oltre 8 su 10, dall’inizio dello smart learning, hanno notato un deciso aumento del carico di lavoro. In concreto, questo si traduce quasi in un’overdose di tecnologia. Il 36% degli intervistati sostiene di passare incollato davanti allo schermo del computer, per motivi didattici, circa 5-6 ore al giorno (ma fin qui ci siamo, coincide con l’orario delle lezioni). Il problema, semmai, è che molti altri vanno ben oltre: il 30% arriva fino a 10 ore di studio al giorno, l’8% afferma di oltrepassarle. Ma, considerando gli sforzi fatti per garantire la continuità dell’anno, quasi tutti non se la sentono di condannare il modo in cui la propria scuola sta gestendo la crisi: solo il 7% la boccia.

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