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Dichiarazione dei redditi 2021: le case da dichiarare e quando è tassata anche l’abitazione principale

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Nelle dichiarazioni dei redditi vanno inseriti anche gli immobili posseduti, anche in percentuale perché occorre pagare l’Irpef.

Nelle dichiarazioni dei redditi vanno inseriti anche gli immobili che risultano intestati in Catasto al contribuente. Tutte le case possedute vanno indicate in dichiarazione dei redditi. Per esempio, nel modello 730/2021 occorrerà indicarli nel quadro B del modello di dichiarazione.

Ma quali sono questi immobili da inserire e cosa occorre sapere per quello che sembra uno degli adempimenti più facili in materia di dichiarazioni reddituali ma che nasconde insidie e rischi di errore.

Quali immobili vanno inseriti in dichiarazione dei redditi

Vanno indicate la case possedute nel corso dell’anno 2020, perché eventuali nuovi immobili acquistati o ereditati in questi primi mesi del 2021 non rientrando nell’anno di imposta a cui si riferisce la dichiarazione dei redditi, non vanno inseriti. Allo stesso modo, un immobile alienato nel corso di questo inizio 2021 non esonera il contribuente dall’indicarlo in dichiarazione dei redditi perché nel 2020 l’immobile era di sua proprietà.

Inoltre occorre inserire anche gli immobili di cui si ha solo una piccola percentuale di proprietà, come possono essere gli immobili andati in successione a causa del decesso di un parente e suddivisi in base all’asse ereditario del defunto.

Gli immobili da inserire vanno rapportati, oltre che alla percentuale di possesso, anche al periodo dell’anno in cui il possesso si è materializzato. Infatti se nell’esempio precedente abbiamo sottolineato l’obbligo di inserimento dell’immobile alienato solo nel 2021, va detto che se questo immobile è stato venduto nel corso del 2020, nel 730 vanno calcolati i giorni di possesso che non sempre sono 365.

Per esempio, un immobile venduto il primo luglio 2020 andrà indicato nella dichiarazione dei redditi inserendo nei giorni di possesso quelli effettivamente detenuti, ovvero 180 giorni. Infatti sarà il nuovo acquirente, in base a quanto precedentemente detto, a dover inserire l’immobile nella sua dichiarazione dei redditi per i restanti giorni di possesso del 2020. In questi casi fa fede l’atto notarile e la data di questo atto.

Nel 730 va indicata la rendita catastale dell’immobile come riportata dalla visura catastale. La rivalutazione del 5% sarà automaticamente calcolata in sede di calcolo del reddito imponibile. Per i casi di possesso multiplo di un immobile o per i casi di possesso per parte dell’anno, sempre nel calcolo del reddito imponibile verrà caricato solo la parte spettante al contribuente.

Per esempio, un immobile di 400 euro di rendita catastale, diviso tra 5 contribuenti in parti uguali (1/5 di possesso) ed ereditato solo da ottobre 2020, produrrà un reddito imponibile pari a 21 euro perché il contribuente interessato ha solo il 20% di possesso e per soli 3 mesi nel 2020.

Chi deve indicare l’immobile nel 730

Indicare gli immobili di proprietà nelle dichiarazioni dei redditi è un obbligo per tutti i contribuenti che risultano essere:

  •          Proprietari di fabbricati iscritti a Catasto e dotati di rendita catastale;
  •         Possessori di immobili diversi da quelli rurali;
  •         Titolari del diritto di usufrutto;
  •          Titolari del diritto di uso e abitazione;
  •         Soci di società semplici o ad esse equiparate, che producono reddito di fabbricati.

La prima casa e le pertinenze un caso a parte

Un argomento a se stante in materia di immobili e dichiarazioni dei redditi è quello relativo alla prima casa o abitazione principale e relative pertinenze.

In materia fiscale l’abitazione principale di un contribuente è quella in cui lo stesso vive abitualmente con i suoi familiari. Naturalmente occorre che all’anagrafe del proprio Comune ci sia registrata la relativa residenza del nucleo familiare. Casa principale è anche quella di un anziano che per esempio sposta la residenza in una casa di riposo ma senza cedere in affitto la casa lasciata a seguito del ricovero presso la struttura assistenziale.

Importante la definizione di casa principale perché essa gode di un trattamento agevolato in materia di Irpef. Infatti la casa principale va inserita nella dichiarazione dei redditi insieme alle sue pertinenze e concorrono alla formazione del reddito complessivo. Ma abitazione principale e pertinenze godono della deduzione piena e pari alla rendita catastale degli stessi. In altri termini, questi immobili non finiscono nel reddito imponibile che poi è quello su cui viene calcolata l’Irpef.

Va ricordato però che l’agevolazione sotto forma di deduzione dal reddito complessivo non riguarda le prime case che sono assoggettate ad Imu perché considerate di lusso o di particolare interesse storico o artistico, nonostante la residenza del nucleo familiare del contribuente sia in una di queste tipologie di immobile. Parliamo di immobili censiti in catasto nelle categorie A1, A8 o A9.

Abbiamo spesso citato le pertinenze che non sono altro che immobili destinati a fungere da servizio dell’abitazione principale, a prescindere che siano ad essa collegati. Per esempio un box o una autorimessa sono considerate pertinenze anche se non sono collocate nello stesso condominio della casa principale. In presenza di più box o garage, solo una potrà essere considerata pertinenza e potrà godere della medesima deduzione della casa principale, in genere quella più vicina all’abitazione.

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