Diamo il buon esempio. Lettera

di redazione
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Inviato da Cristina Sbarra – Come facciamo a pretendere il rispetto del nostro ruolo da parte degli alunni, che si manifesta anche attraverso il rispetto del regolamento d’istituto, se non si passa attraverso una revisione dei nostri comportamenti più comuni e ‘visibili’?

Come possiamo chiedere agli studenti di non usare il cellulare in classe durante le lezioni, se senza alcuna vergogna e in barba al regolamento molti insegnanti vanno in giro per le classi col cellulare acceso, in tasca o sul palmo della mano, col quale si leggono l’ora (se va bene), o col quale sventolano improbabili scoperte del secolo, ancora in barba alla possibilità di cadere vittima di fake news e manipolazioni di notizie che sappiamo essere ‘adattate’ alla nostra identità digitale dai sempre più invasivi algoritmi del web, che vedono i dispositivi e chi li manipola? Siamo o non siamo educatori che dovrebbero mettere in guardia dal cadere vittime del consumo e della dipendenza tecnologica, di cui meno che mai hanno bisogno i nostri studenti, se non altro in questo assai più avanti di noi?

E poi, se mi si risponde: ma mi serve per la scuola!.. Ma come, dico io, non abbiamo Lim e computer per la scuola e siamo costretti a usare il nostro cellulare ? (ammesso che solo per la scuola lo consultiamo in classe). E ancora: c’è addirittura il ‘diritto alla disconnessione’, finalmente affermato dal nuovo CCNL, rendiamolo vero anche in classe! Cogliamo poi l’occasione se magari il pc o la lim non vanno: torniamo a guardare i ragazzi, senza protesi che ci distraggano. Ricominciamo a farli parlare, ascoltiamoli, ragioniamoci, scambiando anche un sorriso. Ricominciamo a vivere da educatori, riprendiamoci il nostro ruolo fatto di umanità, e forse più umanità riceveremo da loro.

Perché l’empatia si crea o si distrugge, ma mai si trasforma e men che meno in digitale.
E noi educatori del terzo millennio, con gli occhi abbassati sullo smartphone, davanti ai nostri studenti, la stiamo distruggendo.

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