Di Meglio (GILDA): stanziati soldi per aumenti stipendio da 10 euro a testa. Inopportuno avvio sistema GPS ed educazione civica in piena pandemia [INTERVISTA]

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La Gilda esprime tutto lo sconforto del mondo della scuola di fronte allo scenario disastroso che si preannuncia con gli annunci dell’ultimo Dpcm. Una possibile chiusura della didattica in presenza almeno per le scuole superiori nasce dalla consapevolezza che il contagio avviene anche negli istituti, oltre che sui mezzi di trasporto, visto l’andamento della diffusione del Covid-19, con un numero crescente di alunni e di docenti contagiati. Ma quanti sono davvero i contagiati? “I presidi sono obbligati a fare il monitoraggio e a comunicare i dati, dunque li hanno”, segnala Rino Di Meglio, Coordinatore nazionale del sindacato.

E dove sono questi dati, Rino Di Meglio?

“Hanno detto che li hanno trasmessi all’Istituto superiore di Sanità ma anche i sindacati dovrebbero conoscerli visto che si parla di tutela della salute, non le pare?

Eppure si pensava che la scuola fosse indenne dal contagio

“Sembrava. Purtroppo è evidente che in questi mesi chi governa non è riuscito a trovare un sistema per mettere in sicurezza i cittadini e le scuole”

Eppure la scuola è stata nei titoli dei quotidiani ogni giorno in questi mesi. L’attenzione verso la scuola era massima

“Sì, però il numero di alunni per classe non è nel frattempo diminuito, gli organici sono rimasti quelli di prima, hanno applicato le norme precedenti”.

Questo cosa ha comportato, dal vostro punto di vista?

“Che le classi sono sovraffollate, specie nelle città. Anche l’organico Covid lo stanno attribuendo adesso, ma siamo già a novembre. In ogni caso si tratta di un investimento di una certa cifra che in media genera due o tre insegnanti per scuola. Non hanno dato un numero di insegnanti in più ma finanziamenti alle scuole per chiamare supplenti fino al 30 aprile. Per fortuna, grazie alle proteste, è stato evitato il problema della risoluzione automatica del contratto di lavoro per questi docenti in caso di chiusura delle scuole, come prevedeva una prima versione del provvedimento. In ogni caso è un organico insufficiente. Ricordo che comprende anche il personale Ata”.

Veniamo alle tante supplenze. Le nuove procedure di reclutamento, che fanno capo anche alle GPS, hanno inciso in qualche modo sui problemi atavici, indotti dalle cattedre scoperte?

“Ma le sembra che il momento ideale per cambiare il sistema potesse essere proprio in mezzo a una pandemia? Non è che l’idea di informatizzare il sistema di reclutamento dei supplenti fosse male, anzi. Ma non era il momento. Non hanno concesso la possibilità di correggere gli eventuali errori dell’amministrazione, né quelli del personale interessato, sono tanti coloro che in buona fede hanno commesso degli errori. Sì, abbiamo velocizzato il meccanismo, ma a quale prezzo?”

A quale prezzo?

“Al prezzo che ci sono tanti errori e che ci sarà un contenzioso senza fine”.

Avete già la conferma di possibili vertenze?

“Come no. Tantissime persone sentendosi colpite andranno dal giudice. E non se ne sentiva proprio il bisogno, visto il momento drammaticio che stiamo vivendo come Paese. L’idea non è cattva ma se la realizziamo male diventa cattiva”.

Intanto le scuole sono state costrette ad affrontare due temi evidentemente ritenuti cruciali: i banchi monoposto e l’introduzione della nuova materia, Educazione civica.

“Sulla questione dei banchi è come sparare sulla Croce rossa. E’ andata avanti per tanto tempo ma sappiamo che in tantissime scuole i banchinon sono arrivati. Peraltro, che sarebbero serviti mesi e mesi per averli lo avevano detto in agosto anche le aziende produttrici. Le rotelle sono una notizia a parte ma i banchi monoposto necessitavano di tempo. Ora stanno arrivando lentamente, su quelli con le rotelle stendiamo un velo pietoso”.

Eppure molti dirigenti scolastici sono entusiasti dei banchi di nuova generazione.

“Tanti presidi sostengono che siano un modello di modifica della didattica frontale, però voglio ricordare che non sono i presidi a decidere sulla didattica poiché l’art 33 della Costituzione lo abbiamo ancora e lascia la libertà di insegnamento ai docenti”.

Educazione civica. Una nuova materia, di 33 ore, utilissima per tanti versi, introdotta però senza la previsione di un nuovo insegnante specifico, come era stato chiesto da più parti, né ore settimanali ulteriori. In questi giorni, tra tanti problemi stringenti e drammatici, tocca ai docenti anche programmare questa nuova disciplina. Era l’anno giusto?

“No che non era l’anno giusto, potevano aspettare, almeno la fine della pandemia. Tutto ci voleva tranne che aggiungere un nuovo programma, cercare chi lo svolgerà gratuitamente, chi lo coordinerà, sempre gratis. Io sono fortemente favorevole all’Educazione civica, ma ci vorrebbero anche gli insegnanti specifici per farlo. Invece andrà a rosicchiare 33 ore alle altre materie. Aggiunga le lezioni sulle norme anticovid e sulla sicurezza sul lavoro: c’è un ‘manicomio’ in questo momento”.

Eppure la scuola è stata presentata in questi ultimi mesi come isola felice, ameno fino alla fine di ottobre. Tutti noi abbiamo pensato e continuiamo a pensare che, grazie al lavoro minuzioso sul piano del distanziamento e dell’igiene, la scuola sia il posto più sicuro per non prendere il Covid-19

“Tutto questo si chiama, aperte e chiuse le virgolette: propaganda”.

Perché dice questo?

“Perché quando usi delle parole che non corrispondono alla realtà si può parlare di propaganda”.

Cosa vi fa dire che ci siano molti contagi nelle scuole se non ci sono i dati?

“Infatti, fino a quando non ci danno i dati non sappiamo nulla. Ma leggendo un po’ le notizie osserviamo che la scuola non è risparmiata. Questo contribuisce al ‘manicomio’. Con questi poveri ragazzi che non si possono scambiare una matita e tutto il resto. Non è un bel modo di fare scuola”.

Siamo comunque in una pandemia. E molti docenti e le famiglie hanno chiesto disperatamente di fare di tutto tenerla aperta

“Certo, ma aggiungo: in sicurezza. Perché la vita di tutti viene prima di tutto. Peraltro l’età delle vittime del Covid si sta abbassando”.

Ma voi che cosa avreste fatto al posto del governo?

“Avremmo pronunciato un po’ meno parole e avremmo agito di più. Sui trasporti, ad esempio”

Cosa fareste, sempre voi, a questo punto?

“Non penso di saperlo io e nessuno perché la situazione è sfuggita di mano e mi pare che stiamo andando verso la chiusura di tutto. E’ vero che la Germania e altri Paesi stanno tenendo aperto, ma non è che in Germania abbiano le classi pollaio”.

Sembra di capire che la Dad sia ora il male minore…

“Parrebbe di sì. Ma non è una questione che devo risolvere o decidere io. Io ritengo che la Dad sia didattica d’emergenza ma tocca al Cts decidere. Attendo con con trepidazione le decisioni del Comitato tecnico scentifico”. Che è poi arrivata: Dad al 100 per cento, almeno alle superiori.

E’ il momento, questo, di parlare di rinnovo del contratto?

“Sarebbe il minimo. Il contratto è scaduto da due anni, di soldi ne sono arrivati, qualcosa è stato stanziato”.

Non tantissimo, a quanto pare.

“Pochissimo. Quattrocento milioni per i rinnovi contrattuali di tutto il pubblico impiego”.

E che cosa ci si fa, con quattrocento milioni per tutto il pubblico impiego?

“Paghi dieci euro a testa con quesi soldi. Segnalo che con la storia della call veloce si è toccato con mano il fatto che non convinci un docente a trasferirsi da una regione all’altra, con le enormi spese che comporta il trasferimento, se riconosci ai docenti una una retribuzione di 1300 euro al mese”.

Chiedete dunque che si riapra il tavolo delle trattative?

“Chiediamo che il tavolo si apra, visto che non è mai stato aperto, e visto che manca anche l’atto d’indirizzo”

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