Di Meglio (Gilda) attacca: “Fra qualche anno si importeranno docenti dall’estero. In Italia non se ne troveranno più”

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E’ un Rino Di Meglio particolarmente critico quello che sulla propria pagina Facebook commenta il nuovo decreto legge 36 relativo al reclutamento e formazione insegnanti.

Il sindacalista, che guiderà il sindacato Gilda degli insegnanti il prossimo 30 maggio insieme alle altre organizzazioni sindacali nello sciopero contro la riforma Bianchi-Draghi, non usa mezzi termini per bocciare in pieno il provvedimento: “il Decreto-legge n.36, approvato dal Governo Draghi senza alcun confronto con sindacati o associazioni professionali, costituisce una sorta di guerra lampo nel campo scolastico di cui non si sentiva proprio il bisogno“.

L’urgenza, spiega Di Meglio, requisito richiesto dalla Costituzione per consentire tale strumento, è stata giustificata dalla necessità di utilizzare i fondi europei previsti dal PNRR, circostanza platealmente smentita dalle fonti di finanziamento citate nel decreto. Infatti la gran parte delle risorse verrà recuperata dai tagli di organico e della carta del docente e solo una manciata di milioni dalle missioni del PNRR“.

Il sindacalista snocciola anche i numeri legati alla riforma: “Otto milioni serviranno per pagare l’istituzione di una Scuola di Alta Formazione ed in particolare gli stipendi di un presidente ed un direttore (retribuzione pro-capite246.846 Euro annui), un dirigente di prima fascia (151.165 annui) 12 funzionari (45.210 euro annui ciascuno), persone che, senza aver mai visto una scuola, se non da studenti, avrebbero il compito di “premiare” i docenti che si formeranno con successo sulle competenze digitali e sull’uso critico di tali strumenti“.

I vantaggi per questa nuova pattuglia di privilegiati dalla politica, aggiunge il coordinatore della Gilda, con stipendi decisamente interessanti, sono chiari, meno chiaro è quale potrebbe essere il vantaggio culturale per la Scuola italiana da questa sorta di corsa alla mancia cui si vorrebbero indurre i docenti con prove finali annuali intermedie ed un esame finale triennale. Con un premio una tantum elargibile al massimo al 40% dei richiedenti“.

Per quanto riguarda la formazione: “in un primo tempo volontario, con un incremento di orario obbligatorio di 15/30 ore, diverrebbe con il tempo obbligatorio per tutti, una sorta di sabato fascista digitale“, dice Di Meglio, che a proposito del reclutamento da un lato evidenzia il percorso tortuoso pensato dal Governo:  “Per i fortunati che riusciranno a concludere tutto il percorso in solo 7 anni, è prevista la nomina in ruolo, tramite un anno di prova con altro esame finale conclusivo.
Alla fine di questi 8 anni potranno accedere al percorso obbligatorio di formazione continua, della serie gli esami non finiscono mai. Se questo meccanismo riuscirà a funzionare l’Italia conseguirà un duplice record: il percorso più lungo per divenire docenti, con gli stipendi più bassi“.

E dall’altro l’assenza di attenzione sui precari: “Ovviamente dell’impegno assunto da più governi per la stabilizzazione del mostruoso numero di precari non se ne parla proprio: a coloro che lavorano da almeno tre anni è dedicato uno sconto sui CFU aggiuntivi alla laurea che diventeranno 30 ed un accesso diretto al concorso con lo sconto di mezzo anno“.

Rino Di Meglio torna anche sul rapporto orario e carichi di lavoro e retribuzioni docenti: “La recente ricerca effettuata dall’Osservatorio sul pubblico impiego, diretta dal prof. Cottarelli, che ha dimostrato che gli insegnanti italiani lavorano il doppio rispetto all’orario di insegnamento contrattuale, non è stata recepita dai tecnocrati del governo, convinti della necessità di aumentare l’orario di lavoro degli insegnanti italiani, mantenendo anche le loro retribuzioni sotto quelle di qualsiasi altro dipendente pubblico“.

Ecco perché, in conclusione di post, secondo il numero uno della Gilda “la conclusione inevitabile sarà che tra qualche anno, l’importazione di docenti dall’estero, in quanto in Italia non se ne troveranno più.
Nell’immediato verrà aperto il business dei crediti in Italia e, per i più facoltosi l’acquisto di un’abilitazione più rapida in altri paesi dell’Unione europea“.

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