Di Maio: “indecente sciopero di venerdì per weekend lungo”. CUB: lavoratori perdono 70 euro

di redazione
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Sciopero: il primo generale della stagione si è svolto ieri 25 ottobre, con numerosi disagi in alcune città italiane. Anche il mondo della scuola ha partecipato. 

Stanno facendo scalpore in queste ore le parole del Ministro Luigi Di Maio, pronunciate durante la trasmissione Un Giorno da Pecora su radio Rai 1.

Sono stato ministro del Lavoro e sostengo sempre tutte le manifestazioni sul diritto del lavoro – ha affermato Di Maio – Però questa storia che alcuni sindacati fanno sempre sciopero il venerdì per il weekend lungo mi sembra ormai una questione che è indecente“.

A rispondere a Di Maio Giovanna Lo Presti portavoce nazionale CUB Scuola Università Ricerca, una delle sigle che ieri ha proclamato lo sciopero: “È bene sperare che i nostri politici tornino in fretta con i piedi per terra: chi sciopera reclama diritti che vede conculcati e rinuncia, in ogni caso, al pagamento di una giornata di lavoro. Visto che le retribuzioni in Italia sono ridicolmente basse, rinunciare mediamente a 70 euro in busta paga non è sacrificio da poco.

Per limitarci alla scuola, i Governi che si sono avvicendati tra il 2007 ed il 2018 hanno avuto il coraggio di tener fermi per un decennio gli stipendi di questi lavoratori, per poi sottoscrivere un contratto che ha portato un incremento del 3,48%; contratto scaduto quasi da un anno e che ci si avvia a rinnovare a costo (quasi) zero. È chiaro che questa, per Di Maio, non è una ragione sufficiente per scioperare. Accanto alla miseria salariale stanno poi altri problemi seri: la precarietà, le condizioni di lavoro, la mancanza di democrazia sindacale, l’inadeguatezza e la mancanza di sicurezza degli edifici scolastici.

L’elenco può continuare ed ogni categoria ha il suo cahier de doléancesfitto fitto, pronto da presentare a chi voglia ben governare il nostro Paese. Lo sciopero lancia l’allarme, mette in evidenza lo stato di disagio lavorativo, protesta contro le ingiustizie in nome di un mondo più equo, in cui i lavoratori non siano esposti al rischio, sfruttati e sottopagati.”

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