Demotivazione e mancanza di disciplina sono frutto della decadenza della famiglia e della scuola. Lettera

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inviato da Fernando Mazzeo – La promozione dei valori che definiscono l’umanità dell’uomo e costituiscono il “proprium” dell’istituzione scolastica, è diventata una semplice esercitazione oratoria che non veicola più comportamenti, atteggiamenti individuali e collettivi, con valenze formative in grado di incidere sulla coscienza dei ragazzi.

Da qualche tempo si registra, in pratica, una pericolosa caduta verticale di attenzione e supporto ai veri problemi educativi e culturali della scuola.

Il rifiuto della disciplina da parte di non pochi alunni, è segno evidente che la funzione, il ruolo e il consenso sociale dell’istituzione scolastica è in fase di decadenza.

Tale rifiuto è individuabile specialmente nel fatto che la scuola sta diventando sempre più debole, scricchiola pericolosamente e scivola
verso una sorta di anarchia di interessi che, di fatto, impongono una
deprofessionalizzazione a tutti i livelli e fanno perdere ad essa
quella identità culturale e sociale che aveva avuto negli anni
passati.

La scuola senza ordine e disciplina perde, oggettivamente, il proprio ruolo di elaborazione culturale.

L’annuncio del Ministro dell’Istruzione di abolire il voto in condotta sta, pertanto, generando tutta una serie di commenti negativi sulla già complessa e difficile situazione scolastica e sta, concretamente,
annullando l’alleanza tra genitori, insegnanti e alunni.

Il voto in condotta che poteva costituire un deterrente, oggi non lo è
più e, forse, non lo è mai stato. La scuola di massa ha frantumato certe regole e non ha garantito la dovuta coesione tra le diverse anime della società; ciò, chiaramente, è motivo di grande sofferenza.

Si può dire che in questi ultimi trent’anni non è stato assolto bene
il compito di dare senso a questa scuola. Ragion per cui, c’è stata
una progressiva diminuzione dell’apprezzamento per l’istruzione. Basta
ascoltare i giudizi dell’opinione pubblica nei confronti della scuola, per rendersi conto dell’elevato livello di indifferenza ed estraneità nei confronti di questa importante istituzione.

Una scuola ghettizzata, priva di vitalità non può interessare a nessuno. Chi ha gestito il sistema e la cultura scolastica ha solo creato situazioni di malessere profondo tra scuola e società, tra condizione giovanile e scuola. E questo malessere è sempre stato ignorato o sottovalutato. Senza una logica di governo del mondo scolastico, senza identità formativa e culturale, si affacciano fenomeni di trasgressione e vizi che portano al disordine, alla
disaffezione e ad un isterilimento qualitativo. Spesso, ci si trova davanti a genitori che manifestano disinteresse o impotenza davanti situazioni conflittuali che vanno lette e interpretate come un ripiegamento su se stessi, come incapacità a gestire problemi anche piccoli.

Le cadute d’interesse, l’irrequietezza, l’irresponsabilità e l’irrefrenabilità dei giovani sono anche figlie di una perdita di forza della famiglia e della scuola. Una famiglia che ha difficoltà a riprendersi la responsabilità dei figli, che non ha più la capacità di fornire autentici modelli di comportamento, che dà loro “multa”, ma li priva del “multum”, è deficitaria di quei valori, di quei meccanismi che fanno crescere la persona dal proprio interno e le
consentono di vivere il processo formativo nella sua interezza.

Le famiglie che, oggi, tendono a riempire i figli di omogeneizzati culturali, di cose che non sono “multum”, accentuano una condizione di dipendenza che non rinvigorisce la motivazione verso forme comportamentali corrette.

Bisogna che i genitori comprendano che il ragazzo, generalmente, tende a svilupparsi più come un cespuglio che a procedere come un orologio (J. Nuttin). Pertanto, la famiglia deve apprendere la nobile arte della potatura, per favorire lo sviluppo dei polloni promettenti.

A questo punto, qual è la prospettiva e l’ impegno per il rilancio e il recupero di una politica scolastica che sostenga i docenti nella difficile gestione della quotidianità?

La scuola deve entrare nella vita quotidiana della nostra realtà e va riprogettata negli schemi generali. È necessario un nuovo sistema di patti fra la società al più alto livello e il sistema scolastico. Non di patti firmati da governo e sindacati, ma di patti di valori, patti di riferimento che non sono stati mai scritti.

Il vero problema del futuro della scuola è il recupero della credibilità. Una scuola e una famiglia senza entusiasmo non potranno mai mobilitare dal di dentro i ragazzi che fanno sempre più fatica a vivere intensamente il tempo della vita scolastica… e non solo.

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