Def, il Parlamento “bacchetta” il governo: aumentare i fondi per la scuola, intervenire sulla formazione iniziale dei docenti

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Adeguamento quantitativo delle risorse da destinare al comporto della scuola. Così la VII Commissione della Camera dei Deputati segnala al governo la necessità di ulteriore intervento per l’istruzione nel DEF. C’è il parere favorevole, ma con osservazioni. Dello stesso avviso anche il Senato.

“Si segnala al Governo la necessità di disporre un ulteriore adeguamento quantitativo delle risorse da destinare al comparto della scuola indicando come obiettivo programmatico di lungo termine il raggiungimento del valore della media europea dell’indice di spesa per l’istruzione in rapporto al Prodotto interno lordo”, si legge nel documento redatto dai deputati.

“Le risorse liberate dalla riduzione della spesa per istruzione conseguente al calo demografico siano reinvestite nel medesimo settore a beneficio dei giovani e delle future generazioni, tenuto conto che per lo sviluppo e la competitività del Paese è imprescindibile un deciso salto di qualità nell’investimento nel capitale umano”, si legge invece nel testo scritto dai senatori.

Poi si aggiunge: “Si intervenga sulla formazione iniziale dei docenti, nel senso indicato nelle premesse, riconoscendone la centralità quale momento formativo in cui acquisire le effettive competenze, non solo disciplinari, che gli insegnanti devono possedere. Infine siano potenziate le risorse destinate alla formazione continua dei docenti”.

Cosa è previsto per la scuola e l’università

Secondo quanto si legge nel documento, diminuisce la spesa per la scuola. Nel 2020 la spesa pubblica è stata pari al 4% del totale, ma scenderà al 3,5% nel 2025 per mantenersi intorno a quella cifra negli anni successivi.

Partendo da un livello pari al 3,4 per cento del PIL nel 2026, l’indice di spesa presenta un andamento stabile nei primi anni e lievemente decrescente fra il 2030 e il 2040. Tale riduzione è dovuta al calo degli studenti indotto dalle dinamiche demografiche previste. Tuttavia, tra il 2040 e il 2055, la dinamica di spesa evidenzia un leggero aumento di circa 0,2 punti percentuali di PIL, che si riassorbe successivamente. Al 2070 la spesa in rapporto al PIL converge verso un valore pari al 3,4 per cento.

Nel settore del pubblico impiego sono previste risorse per l’attuazione dei nuovi ordinamenti professionali stabiliti dalla contrattazione 2019-2021, per i trattamenti accessori del personale e per la formazione dei dipendenti della pubblica amministrazione.

Viene istituito, inoltre, un apposito fondo per le assunzioni di personale a tempo indeterminato da parte delle amministrazioni dello Stato, degli enti pubblici non economici nazionali e delle agenzie. Altre risorse sono dirette alla valorizzazione della professionalità dei docenti e dei dirigenti scolastici.

In ambito scolastico, si legge nel documento, sono prorogati fino al termine delle lezioni dell’anno 2021/2022 gli incarichi temporanei di personale docente e tecnico amministrativo con contratto a tempo determinato. Inoltre, sono incrementate le risorse, nell’ambito del Fondo di solidarietà comunale, per il potenziamento dell’offerta degli asili nido e dei servizi educativi per l’infanzia.

A favore dell’università e della ricerca sono previsti: l’incremento del fondo di finanziamento ordinario delle Università, di quello per il finanziamento ordinario degli enti di ricerca, il rifinanziamento del fondo italiano per la scienza e l’istituzione del fondo per le scienze applicate, destinato a promuovere la competitività del sistema produttivo nazionale, attraverso la valorizzazione della ricerca industriale e dello sviluppo.

DEF, spesa pubblica per la scuola in calo nei prossimi anni. Riduzione dovuta alle dinamiche demografiche. BOZZA [PDF]

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