Decreto Scuola, rinviato l’esame degli emendamenti per dissidi nel Governo. Anief: prevalga il senso di responsabilità

di redazione

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Anief – Le contraddizioni del Governo sulla gestione della scuola si stanno confermando nelle stanze del Senato: nell’esaminare gli emendamenti al decreto scuola numero 22/2020 contenente “Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato”, le commissioni incaricate stanno incontrando diversi problemi.

La discussione degli emendamenti al DL Scuola slitta alla prossima settimana a causa di dissidi nel Governo, ha detto l’on. Flora Frate, del Gruppo Misto.

 

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Ci appelliamo ai senatori e i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione perché esaminino con obiettività e senso di responsabilità le nostre richieste finalizzate esclusivamente a far prevalere i diritti di tutti gli studenti e dei lavoratori che operano nei nostri 42 mila plessi scolastici”.

 

Quella che si sta per aprire è probabilmente la settimana della verità per il destino del prossimo anno scolastico. Nei tanti emendamenti al Decreto Scuola, che al Senato si accingono ad esaminare in vista delle votazioni ufficiali, sono contenute delle misure concernenti gli esami di Stato di I e II grado, con le relative modifiche legate all’emergenza Coronavirus, ricorda Orizzonte Scuola. È presente anche una misura per l’ammissione degli studenti all’anno successivo. Stop all’aggiornamento delle Graduatorie di istituto per il 2020/21, un punto che sarà ridiscusso proprio con gli emendamenti e che, a seguito di accordo tra i partiti di maggioranza e il ministero, sarà rivisto. Diversi sono poi gli emendamenti presentati per i concorsi docenti, in alcuni si chiede una procedura per titoli.

LA SPIEGAZIONE

L’onorevole Flora Frate, del Gruppo Misto, ha comunicato che dai momenti di confronto con colleghi di maggioranza e opposizioni ci si è ritrovati su alcuni punti. “Bene – ha detto la parlamentare ex M5S – si parta da questo. I numeri in Parlamento ci sono e possiamo sperimentare una larga convergenza tematica per dare finalmente risposte concrete”

GLI EMENDAMENTI

Una trentina dei 400 emendamenti al decreto legge n. 22 sulla Scuola presentati alla VII Commissione del Senato sono di ispirazione Anief. Delle proposte del giovane sindacato, molte sono a firma del senatore Nencini e del gruppo di IV-PSI, altri a firma Cangini e gruppo FI, De Petris e gruppo misto – Liberi e Uguali, Iannone (FdI), Iori (PD). Gli argomenti su cui si vuole intervenire sono svariati: da un nuovo reclutamento dei docenti alla riapertura delle graduatorie istituto; dalla stabilizzazione dei precari Ata e dei docenti che fanno insegnamento della religione cattolica all’apertura dei corsi abilitanti e specializzazione; dalla valutazione ed organi collegiali alla conferma dei contratti in essere; dal contenzioso dei diplomati magistrale e dei concorsi per dirigenti scolastici al diritto ad una mobilità priva di vincoli illegittimi; dalla partecipazione dei docenti della paritaria e dell’Iefp al concorso straordinario esteso a infanzia-primaria, Irc, passaggi di ruolo e corsi di qualificazione professionale.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE ANIEF

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “i nostri emendamenti permetterebbero alla scuola di ripartire a settembre garantendo la copertura di un alto numero di posti, la continuità didattica e di evitare che la supplentite subisca l’ennesima impennata. Serve, quindi, dare l’assenso a quegli emendamenti che prevedono l’assunzione a tempo indeterminato attraverso il titolo dei 24 mesi minimi, attingendo anche dalle graduatorie d’istituto trasformate in provinciale. Lo stesso vale pure per altre figure professionali, a iniziare dal personale Ata. E poi approvare le norme che abbiamo indicato per assicurare un ritorno in sicurezza, quindi anche l’organizzazione per massimo 15 alunni per classe, e per dare certezza al rientro in presenza per i 6 milioni di alunni fino a 14 anni, come pure chiesto al premier Giuseppe Conte da alcuni senatori del M5S della commissione Cultura del Senato attraverso un documento ufficiale”.

 

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