Decreto scuola, (ri) tornano i giudizi descrittivi al posto dei voti nella scuola primaria

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Ripercorriamo brevemente gli ultimi decenni della storia del sistema scolastico italiano analizzando quante (troppe) volte esso sia cambiato in riferimento alla valutazione degli studenti nella scuola primaria

Per non parlare del recente passato: sorteggio di una delle tre buste contenenti diversi argomenti da snocciolare alla prova orale; abolito l’anno successivo.

In maniera analoga abbiamo assistito a reiterati cambiamenti riguardanti appunto il sistema di valutazione nella scuola elementare. In attesa di un’ordinanza del M.I. che esplichi le indicazioni operative per le scuole, dal prossimo anno scolastico 2020/21, difatti, torneranno i giudizi descrittivo-valutativi al posto dei voti in decimi.

Poniamo arrivi nel nostro Paese un alieno per la prima volta e ci domandi qual era il sistema valutativo nella scuola primaria prima di questo decreto (convertito in Legge dalle camere, già firmato dal presidente della Repubblica, e pubblicato da poche ore in Gazzetta Ufficiale); la risposta non potrebbe essere certamente univoca; già, perché in realtà, dovremmo specificare che abbiamo già avuto i giudizi descrittivi, così come i voti in decimi e financo le lettere dell’alfabeto!

Risale addirittura a cinquant’anni fa la prima disputa e successiva alternanza tra i voti in decimi e i giudizi descrittivi. I primi erano in vigore fino al 1977; successivamente, con l’introduzione della Legge 517 dello stesso anno, essi furono aboliti e dunque introdotti i secondi: nello specifico giudizi sintetici per ogni singolo insegnamento e giudizio complessivo.
Nel 1993 sopraggiunge la scala di livelli A, B, C, D, E; (rispettivamente in discendenza dal pieno al mancato raggiungimento degli obiettivi cognitivi; ministro dell’epoca era Rosa Russo Iervolino). Tre anni dopo, nel 1996 con al ministero della pubblica istruzione, Berlinguer, è la volta dei giudizi sintetici: Ottimo, Distinto, Buono, Sufficiente, Non sufficiente; dunque vengono abolite le lettere dell’alfabeto, durata… nemmeno un ciclo di istruzione per rimanere in tema.

Nel 2004 con la Legge Moratti, permangono i giudizi sintetici sopra citati, e viene data ampia autonomia alle istituzioni scolastiche sulla riproduzione dei modelli di scheda di valutazione. Ma ecco che quattro anni più tardi, nel 2008, un ritorno al passato: vengono reintrodotti i voti in decimi dal Ministro Gelmini.

Con un nuova giravolta, dodici anni più tardi, al governo Conte e al MI, Lucia Azzolina, si ritorna ai giudizi descrittivi. Non entriamo troppo nel merito di ciò che sia più adatto per valutare i bambini; probabilmente una sintesi globale per ogni singola disciplina che faccia riferimento alle competenze acquisite, i punti di partenza, arrivo, partecipazione, interesse, impegno, è più esaustiva di un singolo numero.

È atteso per le prossime settimane il decreto attuativo del Ministro. Innovare è certamente auspicabile; ci auguriamo, però, non sia il solito avvicendarsi delle modalità descritte sopra e ampiamente riscontrate nel passato.

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